I Therion nella loro lunga carriera hanno percorso una quantità di strade considerevoli e, talvolta, sono stati proprio loro ad aprire la via, identificata nell'unione tra musica metal e mondo sinfonico, confluita in un universo dalle infinite sfaccettature. Non sempre il percorso della band svedese è stato trionfale, ma una cosa va rionosciuta: i Therion non sono mai stati banali o scontati. Viva è sempre stata la volontà di non avere catene nella loro forma espressiva dal punto di vista musicale, delle tematiche e del songwriting, sempre saldamente guidati dalla mente di Christofer Johnsson. Al 17esimo album della propria infinita carriera, la band svedese riprende a stupire con una scelta insolita, ovvero quella di lasciare da parte le sperimentazioni, i concept ed i nuovi percorsi, permettendosi grande libertà espressiva e portando alla luce un album diretto e più immediato del solito: "Leviathan".
L'approccio è diretto ma comunque vario: la title track, restituisce un assaggio della consueta padronanza della band sui territori pregni di un symphonic metal ricco e variegato. In questo caso cori e voce femminile reggono un brano denso di pathos e sognante. "The Leaf On The Oak Of Far" regala un notevole sviluppo di cori epici, coadiuvati da un sound diretto e lineare. "Tuonela", canzone prototipo dei Therion dall'animo oscuro, presenta un intreccio molto interessante di cantato maschile e femminile, che sfocia in un ritornello avvincente ed è impreziosita, inoltre, dalla voce di Marko Hietala (recentemente divenuto ex bassista dei Nightwish). Questa varietà continua a svilupparsi in maniera molto equilibrata nel resto dell'album. Dolce, delicata come una carezza, ma di una classe purissima è la ballata "Die Wellen Der Zeit", mentre "Great Marquis Of Hell" si sviluppa come un brano diretto e dalle decise cadenze power. Accattivante è "Eye of Algol", dove le protagoniste sono le voci soliste, mentre nella successiva "Nocturnal Light" l'impianto sonoro è retto egregiamente da soavi orchestrazioni e cori operistici. "El Primer Sol" intreccia cantanto solista e orchestrazioni, con uno scambio anche linguistico grazie all'utilizzo, nei chorus, della lingua spagnola. Il disco si chiude con i ritmi più lenti e sognanti della bellissima "Ten Courts of Diyu".
"Leviathan", già dal primo ascolto, lascia un senso di coinvolgimento e di immediatezza che raramente si era riscontrato nei precedenti lavori della band, realizzando lo scopo principale di quest'album: una serie di hit dirette, oneste, trascinanti. Il tutto però con il marchio Therion perfettamente a fuoco in ogni singolo pezzo, mantenendo intatto quel sound così caratteristico che è imprescindibile punto di riconoscimento della band. Dopo innumerevoli sperimentazioni, Christofer e soci decidono di presentarsi come puri intrattenitori. Una parentesi di questo tipo era forse necessaria ed arriva al momento giusto della carriera degli svedesi, che ad ogni modo mantengono i proprio punti fermi, trovando un perfetto equilibrio in tutte le tracce dell'album e nel suo sviluppo complessivo. "Leviathan" rappresenta un altro tassello prezioso e unico, incastonato in una carriera maestosa.
Tracklist
01. The Leaf on the Oak of Far
02. Tuonela
03. Leviathan
04. Die Wellen der Zeit
05. Azi Dahaka
06. Eye of Algol
07. Nocturnal Light
08. Great Marquis of Hell
09. Psalm of Retribution
10. El Primer Sol
11. Ten Courts of Diyu
















