CONCERTILIVE REPORT

Metal Camp 2011

metalcamp report

È un po' come tornare a casa.

È così che ci si sente, quando si mette piede a Tolmin nei giorni a ridosso del Metal Camp. Il paesino a poco più di un'ora di macchina dal confine con l'Italia si riempie di metallari, si respira aria di festa, ilarità, amicizia e birra. L'atmosfera è magica, tanto quanto il luogo. Un'enorme distesa di erba circondata da montagne, la spiaggia alla confluenza tra il fiume Tolminka e il fiume Socha, il main stage in lontananza … Già mentre si pianta la tenda si entra in un universo parallelo. E ci si sente bene.

Reduci da un 2010 un po' sottotono, anche a causa del caldo soffocante che ha attanagliato tutti e sei i giorni del festival, quest'anno l'organizzazione da il meglio di sé. Per fortuna, il tempo è un po' più clemente e i giorni di arsura sono stati solo due, ma nel caso, gli organizzatori erano pronti anche a quello. Orari rispettati, luoghi puliti e controllati, direzione dell'area camping impeccabile, se non addirittura troppo fiscali. Sono riusciti con l'esperienza a raggiungere ottimi livelli. Mai un problema.

Questo ci ha permesso di godere appieno di questo evento che di anno in anno si fa sempre più interessante. Giunto ormai all'ottava edizione, il Metal Camp quest'anno offre le solite possibilità: due palchi, varie aree ristoro, mercatino con vari espositori e soprattutto la ormai mitica spiaggia, il luogo dove rilassarsi e dove farsi un bagno nelle acque gelide del fiume e perché no, schiacciare un pisolino a metà pomeriggio.

Ma veniamo a noi. Ad aprire il main stage tocca agli svizzeri Abinchova, autori di uno strano mix di varie influenze tra folk, melodic death e opera lirica. Forse è la poca esperienza, ma il risultato è piuttosto noioso e sottotono. Un'ora dopo, tocca ai grinder Brujeria, autori di uno show ottimo, coinvolgente e divertente, grazie anche ai personaggi assurdi che interpretano.
È ora dei primi headliner della giornata, i portoghesi Moonspell, che dall'alto di una quasi ventennale esperienza, ci danno uno show compatto, potente e da manuale. Tutto quello che un fan vorrebbe. I cori su "Alma Mater" sono quasi assordanti, a malapena si sentiva la musica dalla prima fila. Bellissima esibizione, forse una delle migliori dell'anno.
Cambio di palco e poco dopo il tramonto è l'ora degli Arch Enemy. Con l'uscita fresca di "Khaos Legions", uno penserebbe che la setlist verta principalmente su quello, e invece si rivela ben bilanciata. Con un'ora a disposizione, riescono a suonare una setlist ben equilibrata, tre pezzi nuovi e il resto estratti dai vecchi album. Quello più bistrattato è "Rise Of The Tyrant", ma non se ne sente la mancanza. La folla si scalda per bene, sale un gran polverone dal moshpit e sugli anthem come "We Will Rise" e "Nemesis" si canta tutti in coro. Magari su CD non renderanno più come una volta, ma live, i Nostri sono sempre molto validi.
Tocca ai figli degli Ac/Dc, gli Airbourne. Divertenti, reggono perfettamente il palco, la folla era decisamente in visibilio anche grazie ad un frontman molto carico e che intrattiene senza mai dare segni di stanchezza. I chilometri macinati in corsa non si contano più o meno dopo mezz'ora dall'inizio del concerto. Immancabile la scalata della struttura del palco, e si parla di almeno una decina di metri senza cavi di sicurezza, con assolo. Esibizione potente, una chicca per gli amanti dell'hard rock.

Il secondo giorno ci rechiamo all'area concerti un po' più tardi, in tempo per vedere il finale dello show dei Kylesa. La loro offerta è molto particolare, un post-rock con toni psichedelici, certo può non piacere a tutti, ma è sicuramente molto interessante. E il pubblico accaldato sembra gradire.
Molto più a portata di tutti, e considerando la folla sotto al palco più famosi, i Brainstorm, che ci danno del buon power metal, per un totale di quarantacinque minuti molto piacevoli, mentre il sole scende dietro di noi. Un po' meno piacevoli sono stati i seguenti Katatonia, autori di uno show poco adatto ad un festival. Sicuramente in un ambiente più piccolo, con solo il loro pubblico, avrebbero fatto più bella figura, ma in questo frangente non brillano. Si potrebbe pensare che piazzare una band doom dopo uno show energico come quello precedente possa risultare una scelta poco azzeccata, ma la forte presenza di pubblico sovverte questo pensiero. Piccola nota: per un errore, hanno suonato con il backdrop al contrario.
E dopo un po' di sano doom, ecco l'ora del buon thrash con i Legion Of The Damned. Thrash coi fiocchi, senza fronzoli, cattivo e incisivo come si deve. Ormai veterani del palco sloveno, in un'ora rovesciano la medaglia attirando l'attenzione di molti, riempiendo metà dell'area concerti più tutta la collina a lato destro del palco. Scaletta equilibrata, ben eseguita, con poche pause tra una canzone e l'altra, insomma uno show bello compatto e per tutti.
Ed ecco la grande attesa, i finlandesi Wintersun. Dopo la defezione all'ultimo secondo nel 2009, la curiosità di vederli live era cresciuta moltissimo. In molti quel giorno indossavano una t-shirt con il loro logo e dal mio punto di osservazione vedevo la calca che si moltiplica a vista d'occhio mano a mano che si avvicina il loro slot. L'attesa è stata ripagata. Un'ora di melodic death metal a tratti progressive da far impallidire. Una performance memorabile, sicuramente tra le migliori dell'anno, per una band che ha all'attivo solo un album e sta attraversando l'inferno per fare uscire il secondo, di cui ci viene dato un assaggio, la prolissa "The Way Of The Fire". Altro show molto bello è quello dei Mastodon subito dopo, per quanto ammetta di non conoscerli appieno, mi hanno intrigato con la loro proposta così particolare. Certo, i pezzi più recenti stonano un po' con quelli più datati, però l'effetto è ottimo.

Il caldo attanaglia Tolmin, la pigrizia ci assale e ci presentiamo al main stage solo quando è ora dei Trollfest. Una band così folle è difficile da trovare. Il loro strano mix di black, folk e ironia è assolutamente vincente. Soprattutto su "Vinlanden", in cui si sente lo starnazzare di una papera. Nel loro piccolo divertenti. Meno divertenti i finlandesi Thaurorod, freschi del reclutamento di Michele Luppi alla voce. Già sentito, già visto, già fatto. Purtroppo il loro power metal infarcito di virtuosismi alla Malmsteen fatica a decollare, non coinvolge granché e sicuramente non ottiene una buona risposta dal pubblico. Nettamente meglio per i Die Apokalytischen Reiter, l'eclettica formazione tedesca è autrice di uno spettacolo ben fatto, come sempre. Ormai conoscono le regole del gioco e sanno come ottenere l'attenzione del pubblico. Una scommessa vinta in partenza. Si torna a calare invece con i Kalmah. I fratellini dei Children Of Bodom mettono in tavola tutte le loro carte migliori e la loro fanbase sembra gradire, ma di fronte ad un orecchio neutro suonano ripetitivi e banali, a tratti troppo simili all'influente band già citata. Viene l'ora degli Slayer. Credo sia il caso di smettere di scrivere. Non c'è bisogno di dire che i californiani sanno come si lavora e anche con l'assenza di Hanneman riescono a macinare le ossa senza alcun problema. Holt è a suo agio nel ruolo, King in gran forma e Araya, per quanto fisso in piedi a causa dei problemi alla schiena, tira fuori una performance che non fa rimpiangere niente ai fan, anche l'urlo iniziale di "Angel Of Death". Scaletta classica, con tutti i grandi pezzi, goduria puramente thrash. Probabilmente solo questo show valeva i soldi del biglietto. Ed i Watain che seguono non scherzano: on una scenografia fatta di torce e loghi in fiamme, il loro black metal è di grande effetto. Bello spettacolo che chiude una giornata un po' altalenante.

Sfidando venti che sfiorano i 40 km/h e un cielo uggioso che non preannuncia niente di buono, venerdì pomeriggio s'inizia con gli Arkona, i terzi nel running order. Una conferma, come sempre. Si sperava nella cover di "Duren" degli Svarga, ma ci si accontenta di "Stenka Na Stenku" dall'album in uscita. Bella prova, anche se i suoni non sono dei migliori. I suoni meritano un paragrafo a parte, più avanti. Dal pagan al thrash, i greci Suicidal Angels calcano nuovamente il palco dopo lo scorso anno ed il risultato è nettamente migliore. Forse è lo slot migliore rispetto all'anno precedente, ma la band sembra più unita e sicuramente la resa finale è di molto superiore. Anche il pubblico, che in un primo momento era piuttosto scarso, si avvicina timidamente al palco per ascoltare meglio questi giovani. Ai Powerwolf ci sarebbe da dare un'oscar per la comicità. Facepainting e testi che parlano di satanismo, e fanno power. Questi tedeschi si meritano una medaglia, anche perché live riescono a fare molto più di quanto ci si aspettasse. Il cantante, un tenore lirico, tiene bene il palco, intrattiene il pubblico a dovere, anche se confonde il main stage del Metal Camp con il Ronnie James Dio Stage del Metal Fest. Il caldo fa questi effetti. Discorso analogo per i connazionali In Extremo. Perfettamente calati nella parte, con i loro ingombranti strumenti tradizionali e un cantante che sembra il fratello di Billy Idol, scaldano bene il palco per i più famosi (e sempre tedeschi) Blind Guardian, che a parte qualche problema con i volumi delle chitarre troppo alti che coprivano la voce mantengono alta la bandiera del Guardiano Cieco. Gli anni passano, la voce di Kursch cala, ma le re-intrepretazioni senza gli acuti incantano lo stesso. Da brivido "The Bard's Song", come sempre. A questo punto ci spostiamo al second stage e aspettiamo pazientemente che gli Alestorm attacchino con il loro scottish pirate metal. Come la band è migliorata ad ogni uscita, anche live sono diventati un po' più precisi, per quanto sia palese che prediligano il lato dell'intrattenimento piuttosto che a fare performance senza sbavature. Le stecche ci sono, ma è tutta un'altra cosa rispetto a quello che ho avuto modo di sentire nel 2009. Quarantacinque minuti passati ridendo, perché è vero, sono davvero divertenti, sia da disco che sul palco.

La fatica si fa sentire sabato. Almeno il forte vento ha spazzato via le nubi e non c'è più rischio pioggia, ma la necessità di tornarsene a casa e di farsi una doccia comincia a diventare impellente. Sabato è stato speso quasi tutto in allegro bivacco in spiaggia con alcuni amici, arrivando appena in tempo per sentire metà dello show dei Belphegor. Con nostro grande sgomento, ci troviamo di fronte alla band peggiore dell'anno. Il frontman Helmut sembra aver perso completamente la carica che aveva nel 2009. Il concerto è coinvolgente quanto un temporale quando sei senza ombrello, la resa è terribile. Mi aspettavo, per esperienze passate una cosa del genere dai Deicide, che pur essendo orfani di un chitarrista, danno il meglio di loro subito dopo. Tutta un'altra cosa rispetto all'ultima volta che li avevo visti. Benton è carico, canta e suona benissimo, un'ora di death metal allo stato puro. Assolutamente favolosi dopo lo show pessimo che li ha preceduti.

Si cambia completamente genere con i finlandesi Amorphis, anche loro in tour a supporto di un album uscito di recente, con a disposizione un'ora incantano il loro pubblico e intrattengono anche i non-fan con un concerto decisamente coinvolgente e ben eseguito. Ma ecco che è l'ora del main event, i tedeschi Accept, che con rinato vigore calcano per la prima volta il palco del Metal Camp. Perfetti in ogni singolo dettaglio. Dai grandi classici ai pezzi più recenti, è una setlist che scatena il pubblico. Era forse uno dei concerti più attesi e come ultima data del tour a supporto di "Blood Of The Nations" i Nostri regalano al festival un'esecuzione da manuale. E a degna chiusura, per la quarta volta sullo stage sloveno, i Kreator di Mille Petrozza, che in quarantacinque minuti fanno vedere, assieme agli Accept prima di loro, che non basta essere giovani e arrabbiati per fare del buon metal, bisogna essere arrabbiati e avere della testa, e Mille e soci di testa ne hanno tanta. Abbastanza da mettere su un concerto degno della top ten dell'anno, per quanto breve e stringato.

Tirando le somme, a parte qualche problema tecnico di audio che purtroppo ha minato diverse esibizioni, per lo meno all'inizio, prima che i tecnici potessero correggere il tiro, è stato il Metal Camp migliore di sempre, con un bill eccezionale e un'organizzazione fantastica. Fatta eccezione per qualche piccolo incidente di percorso, se tutti i Metal Camp fossero così, si potrebbe prenotare ora i biglietti per le future edizioni.

Piccolo aneddoto: poco prima dell'inizio del concerto dei Blind Guardian, mentre era in atto il soundcheck, un genio del male ha spento quasi tutte le luci e ha fatto partire "I'm Too Sexy" dei Right Said Fred. Momento di delirio generale e di ilarità dilagante.

Al prossimo anno!

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