Una serata all'insegna del prog rock più sopraffino ha conquistato l'Alcatraz di Milano. Un musicista molto dotato proveniente dall'America, Neal Morse, è giunto a portare la sua musica, intrisa di esperienze personali (da qui i titoli "Testimony" e "Testimony 2", tanto per citare alcuni dei suoi innumerevoli album) e di una forte componente spirituale, nonché da un elevato tasso tecnico. Certamente, il fatto che può aver impressionato di più la sottoscritta, é come la fede sia riuscita a combinarsi in modo sereno e gioioso con l'energia della musica rock, portata sul palco non solo da Neal, ma da altri sette musicisti, in un tripudio di tastiere e sintetizzatori, percussioni, violini e viole elettriche, chitarre e bassi e via discorrendo. Inoltre, alcuni di questi musicisti facevano anche da coristi in buona parte dei brani.
Questo è stato uno dei concerti più lunghi a cui abbia mai assistito: infatti, per quella sera non era previsto un gruppo od un artista di supporto, in quanto i Nostri si sarebbero esibiti in due atti, per un totale di più di due ore e mezza di concerto. Neal apre le danze con "Beware Of Darkness", un brano dell'era Spock's Beard, in cui il polistrumentista e cantante ha militato per quasi dieci anni, fino a quando non é arrivata la sua svolta spirituale. L'unica cosa che ho notato sin da subito, è che nei primi due brani (ed in altri momenti sparsi per il concerto) non si riusciva a sentire a modo il violino, uno strumento unico per chi decide di portarlo in sede live, che conferisce un tocco molto personale e struggente ai brani. Per fortuna tutto cambia sin dal brano successivo, "The Separated Man", dove il violinista ha spazio per un pregevole assolo. Neal é in forma smagliante ed è un artista molto solare ed emozionante sul palco. Infaticabile e sempre sorridente, passa dalla chitarra, alle tastiere, senza dimenticarsi di cantare con voce squillante e mai incerta. Non manca neppure di raccontare come nascono alcuni di quei brani, come la struggente "Jayda", dedicata alla figlia, vera e propria miracolata, vittima di una brutta malformazione cardiaca, sparita per miracolo. E' in questi momenti che il buon musicista si commuove, ammettendo che non gli era ancora successo in questo tour. Un caloroso applauso da parte del pubblico italiano, accorso in buona quantità, serve a dargli la giusta carica per andare avanti e irrompere con un brano blues e deciso "Nighttime Collectors": l'energia è tale per cui Neal rompe una corda della chitarra, ma poco importa.
Il livello dell'esibizione é sempre costantemente alto e non esistono cali o brutti scivoloni: anzi, i brani, pur prolissi e ricercati, scorrono via facilmente ed é semplice sentirsi coinvolti e cantare con l'artista qualche ritornello (fatto anche di "Jesus Bring Me Home" o anche "The Truth Will Set You Free"). Si respira realmente un'atmosfera positiva e coinvolgente, ma soprattutto serena, come poche volte mi è potuto capitare. Sicuramente, rimarrà memorabile proprio "The Truth Will Set You Free", dove il buon Morse ha iniziato a correre in giro per il locale, stringendo le mani ai fan deliziati ed estasiati, incitandoli a cantare il ritornello, correndo su per le scale delle varie balconate, con buona pace per gli uomini della security che gli correvano dietro. Come sempre, la fine del concerto sopraggiunge fin troppo presto e si conclude con un'epica "Crossing Over / Mercy Street Reprise" ed una scoppiettante "We All Need Some Light / King Jesus", quest'ultima in particolare cantata con molto trasporto dagli accorsi al concerto. Possono non piacere o si possono non condividere le tematiche dei brani proposti: é indubbia però la qualità della musica proposta da Morse ed i suoi colleghi, con un concerto di altissimo livello che ogni band prog rock deve tenere a mente come modello.
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