NUOVE USCITERECENSIONI

Oceans Of Slumber – Starlight And Ash

Dopo la pubblicazione di tre singoli e un insistito martellamento sui social media riguardo il desiderio di evolversi dal punto di vista stilistico, giunge finalmente il momento di verificare le effettive dimensioni delle trasformazioni occorse agli Oceans Of Slumber. Quinto album in studio e secondo consecutivo con la medesima formazione – aspetto non marginale in questi anni tumultuosi – , “Starlight And Ash” lavora per sottrazione, abbandonando quasi completamente la babele di sonorità diverse che avevano reso così avvincenti “The Banished Heart” (2018) e “Oceans Of Slumber” (2020), un omonimo che sapeva di fremente ripartenza a seguito dei noti problemi di line-up.

Ciò che balza subito all’orecchio è la palese riduzione della componente progressive metal che faceva da ossatura a brani audaci e dinamici, strutturati a mo’ di lunghi viaggi emotivi ricchi di transizioni e colpi di scena. Il songwriting, orientato ora alla costruzione di pezzi brevi e compatti, mette decisamente a riposo il death e il doom, spostandosi su un southern gothic dagli arrangiamenti essenziali e da un’impostazione generale che guarda al mainstream più cupo e obliquo. Cosa di per sé molto stimolante, eppure appare altrettanto indubbio come venga a mancare una parte di quella forte espressività basata sui contrasti che caratterizzava a fondo gli scorsi full-length, con conseguenze tendenzialmente monocromatiche.

La musica, comunque, guadagna in termini di foschia e umidità, aspetti tesi a evocare il clima febbrilmente oscuro e superstizioso specifico del profondo Sud degli Stati Uniti, un po’ sulla scia di Nick Cave, Tom Waits e Chelsea Wolfe, mentre si sgretolano le similitudini con gli Opeth, messi alla porta ormai senza alcun rimorso di coscienza. La prodigiosa voce di Cammie Gilbert, colorata di rotondità soul e rustiche sfumature blues, diventa la protagonista assoluta della scena attraverso un’interpretazione estremamente intensa, capace di restituire l’ambivalente profumo delle piantagioni e la polvere mistica di un antico tomo sacro.

Le struggenti “Waters Rising” e “Heart Of Stone”, le sfaccettature country/gospel di “The Lighthouse”, l’elettronica delicata di “The Hanging Tree”, completano un primo segmento del disco intriso di gotico americano, dove il doppio pedale della densa “Red Forest Roads” rappresenta soltanto il ricordo di vecchie abitudini heavy. Nella successiva sezione del platter, eccetto la relativa pesantezza di “Star Altar”, continuano a dominare i toni crepuscolari, dalla dark ballad di frontiera “Salvation”, alla strumentale “Spring Of ’21”, dal pianoforte vibrante di “Just A Day” alla drammatica “The Shipbuilder’s Son”, canzoni in cui i riferimenti agli ultimi Anathema, ai Type O Negative meno metallici e agli Evanescence degli albori contribuiscono a incrementare il carnet delle influenze dei texani. Di mestiere, invece, la rivisitazione atmosferica di “House Of The Rising Sun”, traditional folk statunitense reso celebre dalla versione dei The Animals e qui impreziosita dal violino della co-fondatrice degli Sleepytime Gorilla Museum Carla Kihlstedt: cover forse superflua, tuttavia consona allo spirito generale del platter.

Imperfetto perché figlio di un nuovo inizio, “Starlight And Ash” costituisce, per gli Oceans Of Slumber, il mezzo attraverso il quale intraprendere un percorso di definitiva autorealizzazione, considerata la difficoltà di mantenere significativa nel tempo un’identità così fluttuante. Un lavoro comunque suggestivo, che non sarebbe dispiaciuto a William Faulkner e Tennessee Williams.

Tracklist

01. The Waters Rising
02. Hearts of Stone
03. The Lighthouse
04. Red Forest Roads
05. The Hanging Tree
06. Salvation
07. Star Altar
08. The Spring Of ’21
09. Just A Day
10. House Of The Rising Sun
11. The Shipbuilder’s Son

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