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Palaye Royale – Fever Dream

Nonostante la giovane età, la carriera dei tre fratelli Remington Leith, Sebastian Danzig ed Emerson Barrett è sorprendentemente longeva: i Palaye Royale si sono formati nel lontano 2008 – seppur all’inizio si chiamassero Kropp Circle, come il cognome che li accomunava prima di cambiarlo legalmente –, arrivando nel 2022 con tre album e due EP alle spalle. Gli anni passati in contesti musicali fin da ragazzini si sentono, poiché oggi sono indubbiamente degli ottimi performer, supportati da una fanbase solida e fedele un po’ ovunque – Italia compresa, come dimostrano le ultime apparizioni al Circolo Magnolia di Milano sold out e all’AMA Music Festival in apertura ai Nothing But Thieves.

Spesso definito nelle maniere più disparate (glam rock, art rock, indie e chi più ne ha, più ne metta), lo stile della band canadese sembra rifarsi, piuttosto, a quella corrente punk di stampo anni 2000 che una volta si faceva chiamare emo ed era il punto di riferimento di milioni di ragazzini; la loro recente inclusione al When We Were Young Festival, dove hanno suonato al fianco di Avril Lavigne, Paramore e My Chemical Romance, ne è un’ulteriore conferma — come, del resto, lo è anche questo quarto, nuovo lavoro.

Uscito lo scorso 28 ottobre per Sumerian Records, “Fever Dream” si apre con una melanconica intro acustica, “Eternal Life”; bastano pochi secondi, tuttavia, per comprendere quali saranno i toni dell’album, una volta entrate le chitarre elettriche, la voce graffiante di Remington e i primissimi versi (“It feels like the worst days of my life/I still drown in paradise/Didn’t think I could sink this low, hello?”).

La tematica fondamentale del disco, quella del malessere psicologico, si intreccia perlopiù a tracce tradizionalmente pop-punk, su cui spesso e volentieri aleggia un velo di teatralità. Emblematica è senza dubbio la title track, paragonata dai fan a svariati brani dei My Chemical Romance e pregna, in effetti, della potenza drammatica di una “Welcome To The Black Parade”; discorso simile per “Punching Bag”, la quale affronta l’argomento della violenza domestica in una cornice che ricorda vagamente i Linkin Park di Meteora e Minutes To Midnight. “Wasted Sorrow” è un altro brano degno di nota, con una notevole componente garage e il punto di vista un po’ grottesco di una persona che pare essersi tolta la vita (“My lonely corpse lays here/A snack for local deer/Someone come find me soon/My smell is worsening”).

La formula emo revival, va detto, non ci mette molto a diventare ripetitiva. Esaurite le prime cartucce, dai singoli “Broken” e “Paranoid” a buona parte dei filler, il difetto principale di “Fever Dream” è il comporsi di troppi brani senza infamia e senza lode, traboccanti di già sentito; e con tutta la teatralità e l’angoscia esistenziale del mondo, alla fine rischiano ugualmente di diventare dimenticabili.

Vi sono, ad ogni modo, anche delle tracce che propongono una variazione stilistica interessante. È il caso del singolo “No Love In LA”, una critica in veste sarcastica e danzereccia alla società hollywoodiana fra apparenze, chirurgia plastica, social media e culto delle celebrità e di “Line It Up”, ballad dal sapore britpop impreziosita dal feat con LP – cantautrice folk rock che molti ricorderanno per sua hit “Lost On You” del 2016 –, la cui voce si abbina perfettamente all’atmosfera vulnerabile del brano. Si fa notare in positivo anche “King Of The Damned”, pezzo dalle influenze stoner con un bell’assolo di chitarra e un grandissimo potenziale live.

La ending track “Off With The Head” chiude il disco con i suoi sei minuti buoni e l’ormai classica struttura à la “Bohemian Rhapsody”. Da una parte, arrivati a quasi un’ora di album, finire con un brano così lungo risulta piuttosto pesante; dall’altra, tuttavia, sono apprezzabili la commistione di generi finora affrontati e il messaggio di speranza con cui si conclude (“Sooner or later/We’re gonna fade out/But not today”).

“Fever Dream”, in definitiva, è un lavoro coeso che conferma l’autorevolezza dei Palaye Royale all’interno della scena pop-punk più recente. La sua innovazione, diversificazione e rilevanza per il rock contemporaneo è certamente alquanto discutibile: non si può negare, tuttavia, l’influenza che la band esercita nell’avvicinare a un genere così iconico per gli anni Duemila – e, se vogliamo, magari anche al resto della guitar music – le nuove generazioni.

Tracklist

01. Eternal Life
02. No Love In LA
03. Punching Bag
04. Broken
05. Fever Dream
06. Line It Up (feat. LP)
07. Toxic In You
08. Wasted Sorrow
09. Paranoid
10. Oblivion
11. Lifeless Stars
12. King Of The Damned
13. Off With The Head

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