Nessuna luce, se non quella emessa dai lampioni per le strade. Niente sole, ma solo cielo plumbeo, nebbia densa, pioggia fina e fitta e quel freddo che imperterrito ti entra nelle ossa. Persone che camminano a testa bassa e coi pugni in tasca, infastiditi e rabbiosi per la situazione che quotidianamente vivono, che quotidianamente devono vivere, ma con una fortissima, intrinseca voglia di riscatto. Questo, e non solo, viene raccontato in "Per Ora Noi La Chiameremo Felicità" da Le Luci Della Centrale Elettrica, progetto musicale nonché valvola di sfogo dell'apprezzato Vasco Brondi: una situazione sociale, lavorativa e culturale, quella italiana, percepita e vissuta in maniera disillusa, malinconica e con una certa tristezza mista a rabbia di chi sa che, dopotutto, potrebbe cambiare, se solo lo si volesse.
È un disco complesso, diciamolo subito. Non tanto dal punto di vista strettamente musicale: le strutture delle canzoni sono semplici, ma, grazie anche all'intesa raggiunta tra Brondi e gli artisti con cui ha voluto e potuto collaborare, ovvero Giorgio Canali (ex C.S.I. e P.G.R.), Stefano Pilia (Massimo Volume), Rodrigo D'Erasmo (Afterhours) ed Enrico Gabrielli (Calibro 35), al contempo si dimostrano ideali per realizzare atmosfere stilizzate e rarefatte, spesso cupe, perfette nell'accompagnare senza mai sovrastare la voce che pronuncia liriche taglienti e amare. Niente batteria o percussioni di alcun genere, solo una chitarra acustica, una sei corde elettrica che ha il compito di tessere linee ora lievemente dissonanti, ora in grado di rafforzare la sezione ritmica, ed un violino che pacatamente si fa strada tra le note. Quel che rende realmente complesso il disco sono proprio i testi diretti, taglienti, che denunciano la situazione demotivante e terribilmente grigia in cui versa l'Italia. Le Luci Della Centrale Elettrica raccontano tutto questo non in termini generali, non dal punto di vista di chi osserva le vicende dall'alto, in maniera onnisciente e distaccata, bensì attraverso gli occhi della gente comune, delle persone che giorno dopo giorno tentano di resistere ed andare avanti. È probabilmente questo l'aspetto più interessante del disco e al tempo stesso quello che rende la sua completa assimilazione lenta ed ardua: il cantato quasi recitato di Vasco colpisce ed emoziona, esprime la rabbia di chi in questi tempi non vede molte vie d'uscita, e quelle che ci sono sembrano lontane, lontanissime, difficili da raggiungere. Esprime una sorta di nera ironia quando descrive la società che va per conto proprio, senza tener conto della gente comune, lasciando solo un sorriso amaro. Esprime quella voglia di emergere, di non lasciarsi sopraffare dalla rassegnazione che pare affliggere ed affogare sempre più persone, quella voglia di ribaltare una situazione quotidiana che oramai sta divenendo insopportabile. Sono argomenti piuttosto pesanti e complessi, esternati con parole e che paiono pugnalate, con una rabbia che fa fatica ad esser domata.
"Per Ora Noi La Chiameremo Felicità" risulta una sorta di ossimoro musicale: è un disco ostico, come già detto, difficile da assimilare, ma ha la particolarità di catturare l'ascoltatore e di farlo riflettere, insinuando in lui la voglia di premere ancora una volta il tasto "play" sullo stereo per poter riascoltare le liriche taglienti delle canzoni e cercare di comprendere meglio il significato che si cela dietro ogni singola frase, dietro ogni singola parola. È un risultato strano e straniante, ma assolutamente positivo, che non tutti riescono a raggiungere.
Tracklist
01. Cara Catastrofe
02. Quando Tornerai Dall'Estero
03. Una Guerra Fredda
04. Fuochi Artificiali
05. L'amore Ai Tempi Dei Licenziamenti Dei Metalmeccanici
06. Anidride Carbonica
07. Le Petroliere
08. Per Respingerti In Mare
09. I Nostri Corpi Celesti
10. Le Ragazze Kamikaze


















