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Intervista – Sonic Station (Alexander Kronbrink)

SonicStation intervista 2012 01

Sul vostro disco ci sono forti influenze che vanno dalla Westcoast e AOR, dal pop e jazz. E’ un miscuglio di stili piuttosto inusuale, come ci sei arrivato?

Beh, le sonorità westcoast mi hanno sempre affascinato per il modo in cui si mischiano pop e jazz. La fusione di una bella melodia con armonie jazz è una cosa semplicemente eccitante. Fin dall’adolescenza sono stato fan di bands come Soundgarden, Metallica e Rage Against The Machine e se lo unisci alla mia passione delle produzioni anni ’80 di gente come David Foster più o meno otterrai lo stile dei Sonic Sation.

Quali sono artisti ti hanno influenzato maggiormente come chitarrista e compositore?

Michael Jackson è senza dubbio uno dei miei autori preferiti, aveva un talento innato nel creare melodie orecchiabili e la sua collaborazione con Quincy Jones era semplicemente perfetta! Fra le band citerei i Toto, che hanno combinato in maniera unica rock, pop e sonorità westcoast. Ovviamente Steve Lukather e David Paiche hanno avuto una fortissima influenza sul mio modo di suonare e di comporre, e come non citare David Foster con le sue power ballads, impossibile rimanere insensibili al suo genio! Per la chitarra comunque Steve Lukather e Michael Landau restano i miei modelli assoluti. Devo anche menzionare Pat Metheny, Bill Frisell e Lee Ritenour in campo jazz, ho ascoltato molto loro materiale.

Com’è nata l’idea di inserire quattro cantanti con stili differenti su disco?

Semplice, ogni canzone ha il suo feeling e volevo avere la voce giusta per ciascuno di essi.

Possiamo considerare i Sonic Station una band o sono solo il tuo progetto solista?

E’ a tutti gli effetti il mio progetto solista. Ovviamente alcuni artisti saranno presenti anche sul prossimo album, ma non ci sono membri stabili in formazione- eccetto me!

Qual’è il significato del vostro monicker? Suona così catchy!

La parola “sonic” mi girava in testa da tempo, ha un suono estremamente accattivante e può assumere molteplici significati. Può riferirsi a un aeroplano che vola a velocità supersonica ma può anche riferirsi a qualcosa attinente al “suono”… Dapprima avevo coniato il monicker “Sonic Sensation” ma mio padre, peraltro co-autore di due brani del disco, mi ha suggerito di aggiungere la parola “Station” e tutto in effetti ha preso un senso. Puoi intendere la band come una “Sound Station”, o una stazione radiofonica in cui la musica prende direzioni differenti.

Ho letto in rete che alcuni di voi stanno prendendo parte a uno show sulla TV svedese. E’ così usuale in Svezia che i musicisti rock vadano in prima serata?

No ma immagino ti riferisca a Marika Willstedt (una della quattro voci che hanno preso parte al progetto, n.d.r.) e comunque lei non ne fa più parte ormai. si tratta di un varietà molto popolare in Svezia ed è guardato da circa due milioni di spettatori sin dagli anni ’90, con due pianisti fissi più due nomi conosciuti come ospiti, che si sfidano cantando canzoni di successo. Marika ha suonato il piano nelle ultime due stagioni, è un’abile intrattenitrice, ha orecchio e ovviamente è una cantante e pianista di lungo corso.

Porterai in tour i Sonic Station?

Mi piacerebbe! Per il momento aspetto di vedere quale saranno le reazioni alla pubblicazione del disco.

Ok, siamo alla fine, vuoi lasciare un messaggio ai lettori di SpazioRock?

Musicalmente l’album passa dalle ballads a melodie più robuste, ma al cuore di ogni canzone c’è sempre una accattivante melodia. A suonarlo ci sono alcuni fra i migliori musicisti svedesi emergenti in circolazione. Lasciatemelo dire, sono felice di avere avuto sul disco il bassista e il batterista dei grandissimi Dirty Loops. Non rimarrete delusi!

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