Soulfly Chama Cover 1500x1500 (1)
NUOVE USCITERECENSIONI

Soulfly – Chama

Esistono pochi personaggi nella musica paragonabili a Max Cavalera: dalla furiosa e seminale militanza nei Sepultura, passando per la veemenza contestataria e primordiale dei Nailbomb e il selvaggio risveglio che nel 1998 rappresentò un disco come “Soulfly”, il chitarrista e singer carioca non ha mai smarrito la propria integrità di uomo e di artista. Ancora oggi accesa e luminosa, la fiamma vitale del musicista di Belo Horizonte si riversa appieno nel tredicesimo album in studio dei Soulfly, “Chama”, un rituale carico di forza ancestrale e di ribellione ove si mescolano un miasmatico groove metal, ritmi tribali, qualche sfumatura ambient e l’indistruttibile spirito di famiglia che da sempre definisce la fisionomia precipua della formazione di Phoenix. A supportare liricamente il disco, provvede la storia di un ragazzo originario delle squallide favelas brasiliane che, alla ricerca di un potere superiore, si imbatte nelle tribù dell’Amazzonia, le quali gli mostrano la via delle anime della giungla. Un concept, scritto dal bassista e secondogenito del mastermind Igor Amadeus Cavalera Jr., dalle maglie abbastanza larghe e che le canzoni seguono in modo molto libero, capace, alla fine, di comunicare un messaggio di relativa speranza, con il protagonista in grado di ritrovare sé stesso, pur tra le macerie di un mondo al collasso.

L’opener “Indigenous Inquisition”, allo stesso tempo un lamento e un grido di guerra fusi assieme, rappresenta una chiamata alle armi che onora i nativi delle Americhe e i Navajo dell’Arizona, Stato d’adozione del singer, una capoeira psicotica sporcata da un’intelaiatura sludge/industrial che si rivelerà una madeleine periodica durante il prosieguo del lotto. “Storm The Gates”, invece, possiede le stigmate dell’instant classic tipico della band grazie a un muro di fraseggi di cemento che si infrangono contro lo strepito etnico delle percussioni e le ringhiose catilinarie dirette all’avidità dei politici e al controllo delle masse. Il fondamentale lavoro al mix e al mastering di Arthur Rizk, responsabile di conferire al full-length un suono caldo, grezzo, dantesco, finanche intriso di frequenze rumoristiche, vede la partecipazione, nel ruolo di co-produttore, del figlio maggiore di Max, Zyon Cavalera, il cui lavoro al drumkit appare più serrato e dinamico delle abitudini. Compete infatti alla batteria guidare una canzone come lo sfibrante ibrido doom/thrash “Black Hole Scum” e a conferire al resto della tracklist un’aggressività implacabile e minacciosa.

Non mancano poi gli ospiti: mentre Todd Jones dei Nails contribuisce al microfono a quel treno in corsa sempre sul punto di deragliare costituito da “Nihilist”, le asce di Dino Cazares dei Fear Factory e di Michael Amott degli Arch Enemy intervengono a caratterizzare rispettivamente “No Pain = No Power” e “Ghenna”, l’una un cibernetico assalto mitragliatore corollario dell’antica “No Hope = No Fear”, l’altra una vertigine death dalla precisione tecnica metronimica. E se “Favela / Dystopia” costituisce uno shock grindcore per il sistema nervoso e la schizofrenica “Always Was, Always Will Be” ricorda, per l’esplosività orecchiabile del main riff, il brano culto “Roots Bloody Roots”, la strumentale “Soulfly XIII” emerge così terrosa ed evocativa che quasi si riescono a percepire l’eco dei tamburi equatoriali e le ataviche voci degli antenati. Conclude il lotto un title track cruda e atmosferica, sospesa fra la sua sincera natura anarcho-punk e un’epica chiusa proiettata in vecchio CinemaScope.

Certo, i Soulfly continuano a scrivere materiale che profuma di fine anni ’90 e inizio Duemila, non proponendo nulla di tanto innovativo, ma l’energia che trasuda dalle canzoni, la rabbia profonda e verace dei testi e un robusto ispessimento del sound consentono a “Chama” di avvampare davvero, scaricando fulmini di sdegno sulla superficie di una società arsa dalle ingiustizie. My weapon, disbelief.

Tracklist

01. Indigenous Inquisition
02. Storm The Gates
03. Nihilist
04. No Pain = No Power
05. Ghenna
06. Black Hole Scum
07. Favela / Dystopia
08. Always Was, Always Will Be
09. Soulfly XIII
10. Chama