Il nuovo LP dei Voïvod, “Symphonique”, non rappresenta soltanto un esperimento crossover, ma anche la naturale evoluzione di un gruppo che, dal lontano 1981, vive sospeso tra tecno-thrash distopico, obliquo progressive e avanguardia rumorista. Inciso dal vivo con l’Orchestre Symphonique de Québec al Grand Théâtre di Québec City, il disco trasforma il repertorio più strettamente science-fiction della band in una colonna sonora aliena e cinematografica, capace di conservare una discreta impronta metal pur aprendosi alla dimensione ampia e dinamica del golfo mistico. Merito altresì di una post-produzione armoniosa, naturale e priva di correzioni artificiali, tanto che il basso di Dominic “Rocky” Laroche mantiene quella pulsazione elastica in grado di sostenere i brani, mentre Morgan “Chewy” Mongrain continua a tagliare gli spazi attraverso la sua chitarra storta e allucinata. Insomma, il sinfonismo pare emergere direttamente dalle frequenze disarmoniche della strumentazione elettrica, con archi e fiati che spesso e volentieri fungono da preambolo alle tracce, comportandosi così da monumentale fanfara pre-apocalittica.
Già a partire dalle prime battute di “Experiment”, il platter, strutturato su una scaletta che pesca da full-length del calibro di “War And Pain”, “Killing Technology”, “Dimension Hatröss”, “Nothingface” e “Synchro Anarchy”, chiarisce subito le proprie intenzioni: le orchestrazioni di Hugo Bégin, tutt’altro che giustapposte, colorano le geometrie sghembe e spigolose dei brani autografi, amplificandone la natura paranoico-surreale. In tal senso, “The Unknown Knows” acquista una tensione quasi horror, “The End Of Dormancy” e “Into My Hypercube” diventano dei labirintici rollercoaster psichedelici, “Forgotten in Space” sembra davvero la soundtrack di un film cyberpunk degli anni ’80, la stessa “Astronomy Domine” assume una fisionomia acid space superiore rispetto alla versione in studio. E un pezzo punk come “Nuclear War” si trasforma in una minacciosa marcia militare, testimonianza che i canadesi non provano a forzare due linguaggi incompatibili, bensì a rendere manifesta una parentela sotterranea attraverso un lavoro accorto e puntiglioso sugli arrangiamenti e affidando il ruolo di mastice all’eccentricità vocale di Denis “Snake” Bélanger.
Certo, parte del fascino dei dischi dei nordamericani nasce dal contrasto fra precisione di scrittura e sporcizia di registrazione, ricordando delle trasmissioni radio difettose provenienti da un’astronave persa nelle profondità del cosmo. In alcuni passaggi, “Symphonique” rischia dunque di diventare sin troppo nobile ed elegante, erigendo una cornice classica quasi disneyana che tende a smorzare la densità claustrofobica e industriale alla base delle canzoni originali. Al netto di questo, ci si trova al cospetto di un live album di ottima fattura, che, senza cadere in eccessi manieristici, riesce a espandere ulteriormente i confini artistici dei Voïvod. E forse a trasformarli in ciò che sono sempre stati in potenza: compositori di fantascienza metallica.
Tracklist
01. Experiment
02. Holographic Thinking
03. The Unknown Knows
04. The End Of Dormancy
05. Into My Hypercube
06. Forgotten In Space
07. Cosmic Drama
08. Pre-Ignition
09. Nuclear War
10. Fall
11. Tribal Convictions
12. Astronomy Domine



















