Glenn Hughes Chosen
NUOVE USCITERECENSIONI

Glenn Hughes – Chosen

Glenn Hughes, The Voice of Rock himself, ritorna, da solista, sulle scene con il suo nuovo lavoro “Chosen”, a quasi un decennio di distanza dal buon predecessore “Resonate”. Si avvalora, ancora una volta, della chitarra e della preziosa produzione di Søren Andersen. La copertina da rivista fotografica, che starebbe perfettamente su National Geographic, sembra simboleggiare l’equilibrio interiore conquistato dall’artista negli ultimi anni e questo si riflette anche sulle tematiche dell’album, ovvero il guarire tramite la musica, la fede e il cuore, con la voglia di vivere pienamente il presente. Trapeze, Deep Purple, Black Sabbath, Black Country Communion, solo per citare alcuni gruppi in cui Hughes ha militato, ma è inutile dilungarsi troppo sulla sua spettacolare carriera, veniamo al nuovo lavoro.

Per aprire il disco è stata scelta la groovosa e a tratti funk “Voice in My Head”, dove spiccano subito le intatte doti vocali del singer britannico, in un brano che presenta un break dimezzato molto gustoso che poi riprende con forza il tema principale. Acuti, uniformità dei registri vocali, grattati, insomma il solito fuoriclasse del canto, ascoltarlo è sempre una goduria. In “My Alibi” il basso inizia a picchiare come una clava, il wah aggiunge un po’ di pepe old style per una canzone tipicamente Hughesiana, un po’ alla maniera della sua vecchia “Soul Mover” con qualche vaga influenza RATM. Andersen alla chitarra è un vero rockettaro ed è perfetto per questo disco. La title track si presenta un po’ sospesa per poi risolversi in un pezzo hard rock che, come un’automobile d’altri tempi, spinge e sfreccia sull’asfalto tagliando in due i vasti spazi di qualche enorme distesa di terra brulla.

“Heal”, tra il grunge e il rock settantiano più evocativo, ci regala tutti i colori della voce di Glenn, che anche qui la fa da padrona rendendo la traccia più bella di quella che sarebbe stata se fosse stata incisa da un altro. Cantata sempre in maniera super, ma risuona molto più moderna la successiva “In The Golden”, un pezzo da headbanging che in un certo modo ricorda un po’ le produzioni di Ozzy del 2000 – e come non citare il pertinentissimo ricordo di “Fused”, il devastante disco di Iommi realizzato proprio con Hughes nel 2005. In effetti pure “The Last Parade” presenta un riff marcio e doom stile sabbattiano e qui The Voice of Rock è decisamente sugli scudi, subito dopo ecco “Hot Damn Thing”, un’onesta e melodica song rock, un po’ AOR.

Sicuramente molto più catchy la composizione di “Black Cat Moon”, interpretata con intensità, poi arriva il momento della ballatona dolce e malinconica, quasi beatlesiana: “Come and Go” è proprio così e il cantato aperto, morbido e libero infonde pace nell’ascolto. “Into the Fade” chiude il disco cavalcando tra i suoi intermezzi pesanti: qui il basso è melodico e incisivo, voce top come sempre, strumentalmente un pezzo suonato in maniera impeccabile, un altro momento significativo di questo album.

Un disco che non sorprenderà, ma si fa ascoltare con piacere: magari ce ne fossero di più di questa qualità! Le note influenze soul e funk che accompagnano Hughes nel modo di suonare e di cantare vanno a consolidare ancor di più il suo stile, il quale rimane sempre valido anche nel panorama contemporaneo. LP consigliato ai cantanti di ogni genere musicale.

Tracklist

01. Voice In My Head
02. My Alibi
03. Chosen
04. Heal
05. In The Golden
06. The Lost Parade
07. Hot Damn Thing
08. Black Cat Moan
09. Come And Go
10. Into The Fade