C’è una Luna quasi completamente piena che si nasconde dietro un sottile strato di nuvole a guidare il nostro viaggio verso il Live Club di Trezzo sull’Adda. In alcuni momenti si mostra più brillante, in altri si fa quasi fatica a distinguere, ma quell’ipnotico disco giallastro rimane sempre lì, quasi volesse indicarci il percorso. Probabilmente non c’è modo migliore per introdurci ad un concerto dei Vola. La band danese, ormai maestra nell’affiancare atmosfere pacate e melliflue a violenti scatti d’ira, sul palco si mostra più come una singola entità: spesso si fa fatica a distinguere le quattro figure che si muovono senza sosta in mezzo al fumo e al buio, squarciato, a tratti, solo dai laser e da colonne led poste sul palco. Ma in ogni caso, proprio come quella della Luna che ci ha condotti qui questa sera, la loro affascinante presenza è forte e tangibile in ogni istante.

La serata inizia con due band di tutto rispetto. Tocca ai The Intersphere aprire le danze: il quartetto tedesco, nonostante non brilli purtroppo dal punto di vista della notorietà, ci restituisce una performance sobria, precisa e inattaccabile. Nella mezz’ora e loro disposizione i quattro mostrano tutta la loro esperienza quasi ventennale e ci presentano estratti da tutti i loro tre album, con l’ultimo “Wanderer” in evidenza. La piacevolissima proposta di alternative metal con incursioni in ugual misura in campo djent e in campo pop viene molto apprezzata dai presenti; la ciliegina sulla torta per i The Intersphere sarebbe aggiungere elementi più personali ad un sound comunque già interessante, che permetterebbero di distinguersi più facilmente in un panorama più affollato.

Si trova invece in una posizione quasi opposta Charlotte Wessels. Dopo una carriera di 15 anni in una delle band di punta del symphonic metal (i Delain), la cantante olandese, negli ultimi anni, sta cercando di riaffermarsi con una carriera solista nella quale mette sicuramente in pratica quanto appreso e manifestato nella prima bene, ma cambiando il giusto le carte in tavola. Wessels arriva quindi con la sua band dopo qualche settimana dall’uscita del terzo album “The Obsession”, con la forte volontà di dimostrarsi capace di poter essere musicalmente rilevante anche lontano dai Delain. C’era molta curiosità a questo proposito e basta osservare il pubblico durante i 40 minuti di performance per avere la risposta ai nostri dubbi: lo show viene particolarmente apprezzato da chiunque, un po’ per la proposta di pezzi semplici, ma scritti bene e capaci di spaziare attraverso diverse sfumature (ma senza mai risultare troppo stranianti), un po’ per la ammirevole capacità della cantante di tenere le redini dello show senza mai far calare l’attenzione, sapendo anche dialogare ottimamente con il pubblico.
Pochi minuti ci separano dall’arrivo dei Vola, durante i quali ci prepariamo con gioia a riaccogliere una band che da qualche anno è ormai in costante ascesa. Il quarto album “Friend Of A Phantom”, pubblicato nemmeno un mese fa, oltre a consolidare il loro sound, ha dimostrato come i quattro sono ormai una delle band più interessanti dell’intricato panorama prog/djent e anche per questi motivi, le aspettative per questo ritorno dopo due anni erano molto alte. Come da tradizione, i Vola iniziano su note lente e bastano solo i primi secondi di “I Don’t Know How We Got Here”, per diventare tutt’uno con le quattro figure che riusciamo solo a intravedere su quel palco. La temperatura si alza lentamente con la successiva “We Will Not Disband”, prima che il mood onirico venga squarciato dal pesantissimo riff di “Stone Leader Falling Down”, che ci mostra una band in grado di brillare di luce propria anche su territori molto aggressivi.

In effetti, basterebbe questa tripletta iniziale per comprendere i motivi dietro l’ascesa dei danesi. I quattro riescono infatti a distinguersi per una scrittura e per dei suoni molto personali, aspetti che sono stati sgrezzati e affinati il giusto durante la carriera e che vengono messi in mostra in particolar modo durante la performance, che gode di un impatto capace di lasciare a bocca aperta. Il mix offerto dai Vola in sede live è letale: complici anche i volumi altissimi e ben bilanciati, il quartetto scaglia con violenza un muro sonoro invalicabile, nel quale è perfettamente udibile il contributo di ciascun componente della band.
La setlist mette in evidenza l’ultimo arrivato: tremiamo e soccombiamo sotto i di “Bleed Out”, fluttuiamo nell’aria con “Glass Mannequin”, veniamo rincorsi a perdifiato dai synth impazziti di “Break My Lying Tongue” e “Paperwolf”. Ma viene date anche il giusto spazio agli album precedenti, con la potenza di “These Black Claws” e “Head Mounted Sideways” che vale da sola il prezzo del biglietto. La performance scorre senza il bisogno di alcuna pausa: Asger Mygind non è un chiacchierone, ma a nessuno importa quanto possiamo assaporare uno show di una tale portata qualitativa. Oltre all’interpretazione maiuscola dei brani, i quattro, rispetto al passato, curano ulteriormente anche il reparto scenografico, dando ampio spazio a laser che vanno a sottolineare le innumerevoli esplosioni sonore che ci fanno compagnia durante la serata.
La luce della Luna sta ancora illuminando la strada mentre percorriamo la strada inversa, la montagna sonora costruita dai Vola ci rimbomba ancora nelle orecchie. Torniamo a casa storditi dalla grandiosità di una band che sta raccogliendo quanto seminato e che, per quanto dimostrato ancora una volta, ha ancora molti margini di crescita a livello di popolarità.
Setlist
I Don’t Know How We Got Here
We Will Not Disband
Stone Leader Falling Down
These Black Claws
Glass Mannequin
Alien Shivers
Gutter Moon
Break My Lying Tongue
Head Mounted Sideways
Cannibal
24 Light-Years
Starburn
Bleed Out
Paper Wolf
Straight Lines
Stray the Skies





