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Witchcraft – A Sinner’s Child

Nell’ambito del doom contemporaneo degli ultimi anni, si sono susseguite numerose band che hanno preso ispirazione dagli albori, per riportare in vita un sound vintage e oscuro proprio di mostri sacri come Black Sabbath e Pentagram. Da oltre vent’anni, uno dei nomi più fedeli e autorevoli sono gli svedesi Witchcraft.

Il progetto, nato nel 2000 da Magnus Pelander (voce, chitarra e unico membro costante nonostante i vari cambi di line-up), ha debuttato con l’omonimo album nel 2004, seguito da “Firewood “(2005) e “The Alchemist “(2007): album registrati “alla vecchia maniera”, influenzati dal proto-doom e dall’hard rock psichedelico degli anni ‘70, con cui la band ha subito ottenuto riconoscimento.

Un cambiamento radicale si vede in “Black Metal “(2020), un disco basato quasi interamente su voce e chitarra acustica. Questo album, che vede come protagonista Pelander, si discosta dai precedenti, iniziando un cammino variegato, mantenendo però l’anima oscura tipica dell’idea originale. Cinque anni dopo, esce “Idag (2025), settimo disco uscito per la Heavy Psych Sounds Records e che potrebbe essere considerato un corollario della carriera dei Witchcraft. Qui si arriva ad una maturazione propria, capace di fondere proto-doom, chitarra acustica e folk tradizionale. Questa evoluzione ha però diviso il pubblico: tra chi vede un “perdersi per strada” rispetto agli intenti iniziali e chi, invece, apprezza le nuove sperimentazioni.

A neanche un anno di distanza, ecco arrivare l’EP “A Sinner’s Child“, uscito sempre con la Heavy Psych Sounds Records, che sembra confermare l’ambivalenza artistica degli ultimi anni. Il filo conduttore è il tema del sogno, incarnato dalla figura di “Sandman”, l’uomo dei sogni, che viene nominato più volte, trasformando l’ascolto in un viaggio onirico  o un’illusione dalla quale non ci si vorrebbe svegliare. 

L’EP si apre con “Drömmen Om Död Och Förruttnelse” (ovvero“Il sogno della morte e del decadimento”), un brano proto-doom di carattere sabbathiano. È uno dei due unici brani elettrici dell’album, in cui si ha quasi la sensazione di ricevere “le briciole” di ciò che ci si aspetta storicamente dalla band. Si passa poi alla title track, “A Sinner’s Child”, più sentita ed emotiva, dove Pelander sembra voler trasmettere uno stato d’animo. È un brano solare, ma con una malinconia di fondo, che riporta ad atmosfere “da spiaggia”, forse figlie della loro partecipazione al Sonic Blast lo scorso agosto.

Il terzo brano “Even Darker Days” ci introduce invece a una chitarra acustica minimale dal sound anni Sessanta. È un folk solitario che richiama l’atmosfera fumosa di un vecchio pub impolverato. Un diario intimo che narra le difficoltà del quotidiano, riportandoci alla mente le atmosfere del film “A proposito di Davis” dei fratelli Coen. Successivamente, ecco arrivare “Själen Reser Sig”, seconda traccia elettrica dell’intera opera. Un riff di chitarra sporco e fangoso, sottolineato da un mid-tempo lento, scandito da colpi di batteria tipicamente doom che riportano alla mente i maestri Saint Vitus. Qui, una voce malinconica spezza il ritmo musicale e il tempo sfasato dona al pezzo una forte sensazione ipnotica, prima che “Sinner’s Clear Confusion” ci accompagni come una culla verso la chiusura dell’EP.

Questo EP sembra mostrare la parte più vulnerabile di Pelander, che riesce a trasmettere la propria interiorità più autentica e vera, senza scendere nello scontato e banale. I testi delle canzoni parlano di una ricerca quasi laica della salvezza, un tentativo di fuga dall’oscurità perenne. Se non è un azzardo, oserei dire anche “barocchi”: un contrasto tra l’oscurità e la luce o il lamento del dannato di fronte alla quotidianità. Quasi un nuovo modo di concepire la musica e di interpretarla come fatto fin ora.

Nonostante a molti fan manchino i riff pesanti degli esordi, forse è meglio esplorare nuove vie piuttosto che cadere nel “già sentito”, quando si è già detto tutto. Questi pezzi funzionano: canzoni da ascoltare in solitudine, magari in penombra e con un buon bicchiere di whisky in mano.

In questa varietà di generi si vede la forza di Magnus Pelander, che è capace di cambiare pelle, restando comunque fedele alla propria anima oscura e malinconica, quasi “crepuscolare”, lontana da mode e cliché, alla continua e costante ricerca della propria autenticità.

Tracklist

01. Drömmen Om Död Och Förruttnelse
02. A Sinner’s Child
03. Even Darker Days
04. Själen Reser Sig
05. Sinner’s Clear Confusion