Da piemontese, mi è impossibile non dirlo: Turin l’è Turin. Milano ospiterà anche la maggior parte dei concerti estivi (e non), ma location come il Parco della Certosa di Collegno può solo sognarle. Un ex monastero, convertito in manicomio, oggi spazio che accoglie pacificamente tutti i sabaudi per prendersi un pomeriggio di relax o partecipare ad un evento culturale. Oggi ci troviamo qui proprio per uno di questi, il Flowers Festival, che anno dopo anno si conferma una kermesse ben organizzata – già annunciato Caparezza per l’edizione 2026 – e valida per tutti i gusti.
Due anni e 3 giorni fa, ci trovavamo qui per godere dei Rammstein low budget. Oggi, invece, si festeggia una delle band più importanti del rock italiano anni ’90: gli Afterhours. Come ci è stato raccontato alcune settimane fa, le date di questo tour estivo fanno anche da vetrina per una serie di artisti emergenti, i quali sono riusciti a colpire Manuel Agnelli e a guadagnarsi un posto a bordo del suo treno delle meraviglie.

Per la quarta data del tour (dopo Bologna, Firenze e Genova) ci sono stati riservati gli Xylema e i Mass Demonstration. I primi sono un power trio old school, di quelli che un po’ mancano al giorno d’oggi: dicono di venire dalle Langhe, cantano in italiano, ma il loro sound è radicato negli anni ’90 statunitensi. Non sono troppo distanti dagli Afterhours degli esordi, con una marcata influenza nirvaniana in più, soprattutto per la vocalità del cantante/chitarrista Francesco Grasseri – che comunque non commette tutti gli scivoloni del buon Kurt Cobain. Menzion d’onore per Gioele Valfrè: picchia come Dave Grohl, ma è più elastico.
Terminato il loro slot (15/20 minuti circa), è toccato ai Mass Demonstration intrattenere i presenti, i quali aspettano solo il calar del sole. Se gli Xylema erano comunque giovani, qui ci siamo davvero chiesti se tutti e 5 i membri fossero maggiorenni. Questi fanciulli novaresi – caratteristica sottolineata fieramente dal frontman Paolo Cavazzana, che porta la maglia del Novara FC – appartengono invece al mondo del post-punk, con una proposta tutta in italiano. Il riferimento ai Fontaines D.C. è non solo evidente, ma stucchevole: se l’influenza è cosa buona e legittima, l’imitazione invece non porta molto lontano. Tuttavia, l’età dei musicisti fa ben sperare che, col tempo, troveranno la loro strada (il chitarrista Andrea Civardi, forse, si è già incamminato).

Emma Nolde è un nome sulla bocca di tanti da ormai un paio d’anni: classe 2000, toscana, una fame autentica di palchi, di emozioni, di persone. Sale sul palco accompagnata da tre musicisti con la M maiuscola, Francesco Panconesi, Andrea Beninati e Marco Martinelli, e mette in mostra la sua artisticità, così commerciale e accessibile, eppure assai ricercata. Non solo i suoi turnisti dimostrano maneggevolezza con più strumenti, la stessa Nolde si rivela abile alla chitarra, alla tastiera, alle percussioni. “Pianopiano!”, “Resta” e “Sirene” sono alcuni esempi della varietà delle sue creazioni; e comunque, per quanto si tratti di ottime produzioni, non rendono perfettamente l’idea del suo live movimentato, magnetico: vivo.
L’artista riesce anche ad esprimere dei concetti profondi. Invita a non sentirsi a disagio in mezzo alla gente, a comportarsi in maniera spontanea, anche se non convenzionale. Sottolinea quanto gli artisti, ma in realtà tutti quanti, dedichino troppo tempo alle persone che ci hanno fatto del male o alle persone che non ci sono più, trascurando invece coloro che ci sono adesso. Infine, un pensiero verso la Palestina – anche se non nominata. L’ulteriore conferma che Emma Nolde, con il suo pop fresco e ricercato, è una delle voci del futuro. Anzi, del presente.

È strano pensare che dopo un’ora passata a ballare, a perdersi tra quelle note così sinuose, ci aspetta un live all’insegna del rock, della psichedelia, del noise. Il Parco si è finalmente riempito ed è pronto ad accogliere Agnelli e soci: Giorgio Prette, Andrea Viti e Dario Ciffo, gli Afterhours di “Ballate per piccole iene”, stavolta non più accompagnati da Giorgio Ciccarelli, bensì da Giacomo Rossetti (Negrita).
I cinque si posizionano e attaccano subito con “La sottile linea bianca”, il primo brano di quel disco del 2005: non l’opera più celebre della band milanese, ma comunque un lavoro denso, ricco di sperimentazioni, con brani che hanno segnato la loro carriera e i loro live. Lo suonano per intero e anche abbastanza egregiamente; certo, alcune cose sono cambiate, come il tempo di alcune canzoni, probabilmente per andare incontro ad un Prette che sente il peso dei suoi 60 anni. Tuttavia, l’esecuzione di “Ballate per piccole iene” fila liscia fino alla fine, con momenti anche molto alti come la title track e la conclusione di “Ci sono molti modi”, in cui Agnelli improvvisa al pianoforte.
Terminati i festeggiamenti del ventennale, gli Afterhours escono di scena e ritornano subito dopo – questa scenetta verrà ripetuta altre due volte –, dando il via ad un altro set, non più monotematico, con la loro versione di “La canzone di Marinella”. La forza di un musicista spesso risiede nell’ego: Agnelli che viene avanti verso la folla ricorda il personaggio di Serse nel film 300, una sorta di divinità in forma umana da venerare mentre apre le braccia verso i suoi sudditi. L’adorazione più religiosa, avvenuta durante il primo set, si fa da parte per una manifestazione d’amore più concreta: alle prime note di “Strategie” i fan di vecchia data non possono resistere al richiamo del pogo, che troverà il suo apice – invocato da Agnelli stesso – durante il finale di “Dea”.
Questa seconda parte di concerto – che fa arrivare la durata complessiva del live a poco più di 2 ore – è dedicata soprattutto agli album che precedono “Ballate per piccole iene”, con particolare attenzione verso l’opera magna “Hai paura del buio?” e il successivo “Non è per sempre”. Una performance dietro l’altra mettono in rilievo le capacità indiscusse di tutti i musicisti. Il frontman degli Afterhours decide anch’egli di spendere alcune parole per la guerra in Palestina: dice di essersi ormai arreso ad usare la retorica, una delle poche armi che ci sono rimaste, pur di lottare contro le ingiustizie. “E mi raccomando, non fate i furbi: non siamo antisemiti, siamo per le vite umane noi”.
Cosa accadrà agli Afterhours dopo questa tournée, chi lo sa. Forse come dicono loro, “non è per sempre”. E allora godiamocela tutti, per il momento.
Setlist
La sottile linea bianca
Ballata per la mia piccola iena
È la fine la più importante
Ci sono molti modi
La vedova bianca
Carne fresca
Male in polvere
Chissà com’è
Il sangue di Giuda
Il compleanno di Andrea
La canzone di Marinella
Strategie
Germi
Lasciami leccare l’adrenalina
Dea
La verità che ricordavo
Male di miele
Quello che non c’è
Non si esce vivi dagli anni 80
Padania
Bye Bye Bombay
Non è per sempre
Voglio una pelle splendida





