Domande a cura di Eleonora Muzzi.
Avete scelto un titolo abbastanza provocatorio per il nuovo album, "The American Dream Has Died". Come mai avete voluto dare un titolo del genere?
Si tratta solo del mio punto di vista e ha due significati. Il primo è legato al fatto che lavoro da cinque anni a questo album, un periodo in cui si è assistito alla crisi economica americana, al crollo del dollaro. Molte persone hanno perso la loro casa e molte delle cose che avevano. Questo è un significato. L'altro, quello più importante per me, è la giustizia. Questa è stata via via sottratta ai cittadini americani da parte delle più alte istituzioni.
Pensate sia morto per davvero il sogno americano o che c'è la possibilità che torni a splendere, prima o poi?
Ma sai, il sogno americano è morto sotto un certo punto di vista. Se pensi al sogno americano come alla torta di mele, all'hot dog, alla chevrolet, questo è ancora presente. Ma io la sto vedendo da un punto di vista costituzionale. La vedo così da molto tempo, viviamo in un bellissimo paese, ma il governo ha dei problemi, è di questo che sto parlando. Penso che sia un concetto applicabile a molti paesi del mondo, non solo all'America.
Siete una band che ha sempre raccontato il mondo nei propri testi, quali sono stati gli avvenimenti che più vi hanno ispirato per questo disco?
C'è una parte ispirata al collasso del mercato immobiliare e del dollaro, poi c'è tutta una parte in cui canto di quanto mi manchi New York, valori, famiglia, e cose del genere.
L'intro suona molto pessimista, con gli spezzoni di interviste suppongo prese dai telegiornali, come mai una scelta di questo tipo, piuttosto che una più "normale" intro strumentale?
Il mio obiettivo era fare arrivare quelle cose alla gente, volevo che si svegliassero e ascoltassero. Non mi interessa che tutti siano d'accordo con me, l'importante è parlarne, attirare l'attenzione su questi argomenti. Spesso alla gente non importa molto. Questa canzone ha un testo davvero importante, ma è fantastica anche musicalmente, ha anche quel bel breakdown, e a volte la gente non sa nemmeno cosa sta cantando.
Nel corso degli anni avete inserito elementi più moderni nella vostra musica pur mantenendo la linea dura e pura degli inizi, con brani molto brevi, incisivi e velocissimi. Questa parziale evoluzione è stato frutto di un processo naturale o lo avete studiato?
Penso che ci siamo riciclati. È sempre un ciclo. Non volevamo esattamente ritornare al nostro vecchio stile, volevamo solo ridare all'hardcore le sue vecchie caratteristiche, i suoi vecchi elementi, sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista dei testi. Nel nostro ultimo album, "My life My Way", c'è un brano che si chiama "That's life", è una canzone davvero veloce, la gente la ama. Affonda le sue radici nel sound dei nostri inizi. Penso che questo album contenga tutte le nostre caratteristiche che possono essere apprezzate da tutti i nostri fan, da quelli che ci seguono da sempre e da quelli che ci hanno conosciuti più tardi, e questo è grandioso.
Come vedete la situazione dell'Hardcore Punk oggi come oggi? O anche solo del punk in generale? Pensate ci sia ancora spazio per questo genere di rabbia, in un mondo dove ormai sono tutti guerrieri da tastiera?
Non so neanche cosa pensare di quello che circola adesso là fuori, ci sono così tante band, così tante persone che fanno cose diverse. Molti nutrono davvero passione per quello che fanno, ma penso anche che molti altri si allontanino presto da quello che è l'intento iniziale. Non si tratta solo dell'aspetto musicale, ma anche dei testi. È sempre stato così, la musica accresce il testo. Questo album non poteva uscire in un momento migliore. Non è stata una scelta, è solo finita così.
La libertà di espressione personale e individuale caratterizza molti dei vostri testi e a questo concetto avete addirittura dedicato il titolo di un album (My Life My Way), pensate ci sia bisogno di ribadire il concetto oggi come oggi?
Non saprei. Ho sempre parlato di oppressione e prevaricazione. Io dico quello che devo dire, e noi in quanto band ci esprimiamo allo stesso modo. Certe volte la gente ha bisogno di sentire certe cose, alcune volte non ascoltano, o ignorano completamente. Questo succede anche alla nostra band. Spesso la gente non ascolta i testi. La gente dovrebbe iniziare a fare davvero attenzione a ciò che viene detto o fatto. Tutti i nostri album contengono un po' di questo concetto, sai, smettere di guardarsi intorno, di fare le pecore, di seguire. Bisognerebbe iniziare a condurre.
Siete ancora così arrabbiati col mondo come quando avete iniziato o adesso incanalate la rabbia nella musica?
Finchè sono vivo, respiro, e guardo il telegiornale, ci sono un sacco di cose che mi fanno arrabbiare! Allo stesso tempo sono un uomo felice, ho una famiglia, mia moglie, sai… sono molto più una persona normale di quanto non lo fossi prima. A volte però vedi certe cose che ti fanno davvero incazzare, e magari sono cose che succedono da anni, e nessuno dice mai niente, quindi mi sento di dover dire io qualcosa.
Vi manca davvero la vecchia New York? Che cosa vi manca di più del passato?
Oh sì, mi manca tantissimo la vecchia New York. La New York in cui sono nato io è quella che può essere accostata alla New York di "Taxi Driver", se hai visto il film sai di cosa parlo. Quell'elemento di pericolo, di crimine. Ma allo stesso tempo era un luogo sicuro, tenevamo il nostro quartiere al sicuro, le nostre famiglie, eravamo tutti uniti. All'epoca era una città molto creativa, c'erano tantissimi artisti. Era magica e bellissima. Non è più quella di una volta, ma quello che è successo a New York succede anche in altre città come Londra, Berlino, Amsterdam, succede anche a Milano, Roma. Ma si vede sempre dove sono le grandi fonti di denaro che portano via il cuore di una città.
Che piani avete per il tour di promozione dell'album?
Verremo sicuramente in Europa almeno tre volte, adesso facciamo i tour in modo diverso. Prima stavamo in tour per dodici settimane, facevamo solo grandi tour. Adesso facciamo piccoli tour da tre, quattro settimane, abbiamo le nostre famiglie di cui prenderci cura. Verremo sicuramente in Italia a maggio, poi torneremo a ottobre.
Ti andrebbe di lasciare un messaggio ai vostri fan italiani e ai nostri lettori?
Certo, vi voglio ringraziare tutti per il sostegno che ci avete mostrato in tutti questi anni, i nostri fan italiani sono fantastici, due membri della band hanno origini italiane. I nostri fan italiani sono come una famiglia, davvero delle grandi persone. Grazie per esserci sempre stati. L'hardcore vive!





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