Partiamo da una domanda cattiva (che tuttavia chi scrive non riesce a non porsi): si può quantificare l’effetto di TikTok sulla musica dal vivo?
Questo vano tentativo di risposta inizia dalla metropolitana milanese, su un vagone della linea verde diretto ad Assago Forum. In effetti, qui si può già identificare chi deve scendere al capolinea: ragazzi molto giovani – di cui non pochi stranieri –, perlopiù vestiti in scale di grigi, quasi come per abbinarsi alla palette tipica della band che andranno a vedere. Fin qui tutto bene: quando una band con sonorità ed immaginario così peculiari riesce a catturare a tal punto l’attenzione della gen Z, non si può che esserne sinceramente felici.
Il pubblico, del resto, è praticamente quadruplicato rispetto all’ultima volta che i Cigarettes After Sex erano stati in Italia — al Fabrique, un anno e pochi giorni fa. Un aumento impressionante, in linea con il resto delle venues europee, con il tutto esaurito in quasi ogni singola data del tour nel Vecchio Continente (e Londra). Vista l’evoluzione degli eventi, ci si immagina che l’esperienza live presenti qualche cambiamento significativo; la prima cosa che colpisce, invece, è che di cambiamenti ce ne sono (volutamente) ben pochi.
L’atmosfera che accoglie gli spettatori del Forum è composta da placida staticità: i membri della band texana – il cantante e chitarrista Greg Gonzalez, il bassista Randall Miller e il batterista Jacob Tomsky – sono ben distanziati sul palco, col frontman al centro su una pedana e la sezione ritmica ai lati. Sullo sfondo, dei visual che riprendono l’estetica dei vari album, con una fitta coltre di fumo che serpeggia ai piedi del trio. Gonzalez è l’unico a non rimanere immobile dall’inizio alla fine, interagendo sporadicamente con la prima fila del parterre e ringraziando una manciata di volte. Questa mancanza di dinamicità, di per sé, non disturba affatto, se consideriamo cosa stiamo ascoltando: la musica dei Cigarettes è e vuole rimanere una rêverie onirica e sensuale, da ascoltare chiudendo gli occhi e immergendosi nel languore dei testi di Gonzalez. È un sound specifico, che difficilmente piacerebbe a tutti, ma chi lo apprezza non può che lasciarsi cullare dalle “ninnananne erotiche” che ci ammaliano per un’ora e venti di live (col senno di poi è la durata giusta — fossimo andati oltre l’ora e mezza, forse l’incanto si sarebbe trasformato in tedio).

Eppure manca qualcosa. L’atmosfera, dicevamo, è una sorta di sogno mistico; e l’effetto sarebbe sbalorditivo, se fosse un’esperienza intensamente collettiva, come sanno esserlo i concerti di questa portata. Questo momento, tuttavia, non arriva mai del tutto, perché nessuno sembra conoscere buona parte delle canzoni: per la prima metà del live non le si sente quasi mai riecheggiare nel Forum — se non, a volte, in maniera molto frammentaria. Poi inizia il secondo atto e improvvisamente il pubblico scoppia in un boato fortissimo. Da “John Wayne” in avanti, la folla sembra riprendersi da uno stato di trance, cantando tutti i brani che costituiscono i marchi di fabbrica di uno show dei Cigarettes (la scaletta è rimasta pressoché immutata dal tour precedente, con la maggior parte dei brani presi dall’esordio eponimo del 2017 e solo tre dall’ultimo album, “X’s”). Ne è un’eccezione “Dreaming of You” dall’EP “I.”, che ciononostante è uno dei momenti più alti della serata. Il tutto culmina nel finale: una “Apocalypse” cantata a squarciagola all’unanimità (con due strobosfere a dare un tocco in più alla scenografia) e una “Opera House” in encore, eseguita tra migliaia di torce alzate nel silenzio.
Si esce dal Forum abbastanza straniti, con la vaga sensazione che in un club sarebbe stato un concerto perfetto. Che un live dei Cigarettes After Sex funzionava evidentemente benissimo nelle location più intime, e che i tre non abbiano ritenuto opportuno cambiare il proprio modus operandi dopo il successo improvviso degli ultimi tempi. È stata una buona idea?
Nel parlare del pubblico, poi, non si possono non considerare diverse variabili. Può darsi che in tanti si siano effettivamente avvicinati alla band dopo averla scoperta come trend social – sia l’audio di un reel o il sottofondo di una storia, magari con moodboards o scelte stilistiche congruenti all’aesthetic del gruppo in questione –, e che poi abbiano deciso di volerli approfondire dal vivo. Non sarebbe qualcosa da denigrare: la musica è (anche) un prodotto di consumo, e qualunque mezzo riesca a farvi avvicinare la gente non può essere criticato a priori. La risposta ai nostri interrogativi l’avremo sicuramente più avanti, molto più avanti, allo stabilizzarsi di questa impennata: ai posteri, insomma, l’ardua sentenza.
Setlist:
X’s
You’re All I Want
Dark Vacay
Pistol
Nothing’s Gonna Hurt You Baby
Touch
Falling In Love
Tejano Blue
John Wayne
Cry
Sweet
Sunsetz
Heavenly
K.
Dreaming of You
Apocalypse
Opera House





