Tempo di Conclave ed ecco “Skeletá”, il sesto album degli svedesi Ghost, con Tobias Forge nei panni del nuovo Papa Perpetua V, recentemente grande protagonista nella loro tappa milanese del tour. Macabra ed elegante la copertina composta da maligni giochi visivi, per un lavoro che rinnova il dibattito tra i fans, vecchi e nuovi, sull’indirizzo intrapreso e perseguito dalla band negli ultimi anni. Il primo posto nella chart americana e il crescente, meritato successo commerciale, fanno davvero di questo disco il culmine della loro discografia o ne rappresenta l’album più debole?
“Peacefield” è la traccia scelta per l’ apertura e ci proietta subito in un ambiente sonoro ottantiano, bello l’assolo di chitarra e le successive armonizzazioni, anche se le energiche rullate facevano sperare in un finale più pirotecnico. In “Lachryma” le keyboards creano una pesante suspense che viene infranta da un riff cattivello di chitarra per quello che sarà uno dei pezzi più duri del disco, pur mantenendo certe atmosfere e un ritornello cantabile nel consolidato stile dei Ghost. Le prestazioni vocali di Forge, tra accenti acuti e cambi di registro repentini, denotano l’apice della sua maturità vocale e l’incremento delle sue abilità, per pezzi sempre più impegnativi.
L’orecchiabile e mutevole “Satanized” con il suo ritmo danzante riesce a far sfogare un po’ il doppio pedale e la chitarra, mentre in “Guiding Lights” Forge esplora la parte più bassa del suo range, per una shuffolata ballata acustica che viene rinforzata in alcuni punti. “De Profundis Borealis” adotta un’atmosfera di quelle che ormai si usano negli spot pubblicitari più sofisticati, poi parte un bel riff, sostenuto da una batteria galoppante che ci restituisce un po’ di rock, ma il pezzo rimane abbastanza piatto.
In “Cenotaph” la chitarra è tagliente, però l’arrangiamento resta ballabile e anni ’80 con un pizzico di Queen, invece la successiva “Missilia Amori” è un bel pezzo rock da stadio, costituito da due sezioni principali orchestrate al meglio. L’elettrica melodia malinconica di “Marks of The Evil One” scolpisce l’arrangiamento per quello che sarà un brano pop metal per antonomasia, arricchito da un assolo molto lirico. Un gustoso cowbell scandisce l’avanzata dell’arcigna “Umbra”, pezzo con più tiro e con un brioso duello di assoli tra chitarra e tastiera, che ci trascina verso “Excelsis”, agrodolce atto finale di questo Lp, per un’altra ottima prova di Forge, sia per nitidezza comunicativa e interpretazione.
Nel primo decennio del 2000 si criticarono artisti del calibro di Ozzy Osbourne e Alice Cooper di fare troppo pop metal, furono accusati di essere potenti e oscuri solo di facciata, ma ora possiamo affermare che il loro era decisamente più heavy rispetto a quello dei Ghost, almeno per quanto riguarda quelli odierni. Il dilemma tra il mantenersi più integri possibili e lo strizzare l’occhio alla commercialità della musica rimane acceso, l’importante è garantire la qualità sempre su ottimi livelli e non rinunciare agli spunti più istintivi e meno elaborati. Per la qualità, l’obiettivo è stato sicuramente centrato, forse il songwriting risulta eccessivamente studiato e messo a punto a tavolino, roba da produzione pop internazionale che non può permettersi di fallire e che deve tener conto di mettere d’accordo vari tipi di ascoltatori.
Il geniale Tobias Forge ha raggiunto il suo agognato traguardo del successo planetario, l’ha conseguito e portato avanti con intelligenza e capacità in termini di story-telling, composizione e direzione artistica. Il risultato ottenuto è quello di un disco gradevole e più introspettivo dai suoni sontuosi, che sicuramente funziona, ma sempre meno oscuro e duro. Non abbonda di riff memorabili, non ci sono nuove “Con Clavi con Dio”, “Absolution” o “Mummy Dust” e anche la narrazione complessiva ha perso un po’ di forza evocativa. L’impressione è che l’artista sia pronto a intraprendere un carriera solista poliedrica, svincolata dall’universo Ghost, per seguire altre inclinazioni senza timori, come se avesse già donato tutto il possibile alla sua creatura, per ora, più riuscita.
Tracklist
01. Peacefield
02. Lachryma
03. Satanized
04. Guiding Lights
05. De Profundis Borealis
06. Cenotaph
07. Missilia Amori
08. Marks Of The Evil One
09. Umbra
10. Excelsis



















