La band shoegaze inglese October Drift, a distanza di poco più di un anno dal debutto “Forever Whatever“, pubblica l’esplosivo singolo “Airborne Panic Attack“, preludio di un nuovo full length. Il quartetto del Somerset ci ha raccontato della sua genesi, di come la pandemia abbia condizionato il lavoro in studio e i concerti dal vivo negli ultimi due anni, con la costante voglia di crescere e far arrivare la propria musica a più persone possibili (il concerto previsto il 16 febbraio al Biko di Milano è stato annullato, NdR)

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Ciao ragazzi, benvenuti su SpazioRock.it! Innanzitutto come state?

Ehi! Alla grande, grazie per avercelo chiesto!

Alcune settimane fa avete fatto un tour in Inghilterra, giusto? Com’è andato?

È stato fantastico, gli spettacoli erano fantastici. Dopo aver dovuto riprogrammare questo tour più volte del previsto, oltre a doverlo annullare e riprogrammare ancora dopo essere risultati positivi al coronavirus a metà del primo tentativo, c’è stato un momento in cui abbiamo pensato che avremmo potuto non finirlo mai! Tuttavia, queste circostanze hanno reso i concerti ancora più speciali. Viviamo davvero per suonare dal vivo e ci era mancato davvero tanto.

Vorrei iniziare parlando del vostro ultimo singolo uscito lo scorso ottobre, “Airborne Panic Attack”, a dir poco una mina! Come è stato accolto dai vostri fan?

È stato davvero ben accolto da tutti! È una canzone un po’ insolita per noi – il nostro Alex (bassista, NdR) stava suonando il riff in studio quasi per scherzo, ma abbiamo continuato e dopo molto tempo e molte versioni abbiamo finito con ciò che si può ascoltare ora. Ed ha fatto furore ai concerti. Non vediamo l’ora di far uscire più musica molto presto.

Differisce un po’ dall’atmosfera shoegaze che generalmente caratterizza la vostra musica: è molto più un “pugno nello stomaco”, anche testualmente parlando. Com’è nato?

Musicalmente è influenzato da gruppi come Tomahawk e Mclusky. Far funzionare un riff del genere all’interno di una canzone è abbastanza fuori dalla nostra zona di comfort e ci è voluto molto tempo perché suonasse bene. Ho scritto il testo prima che entrassimo in isolamento e prima che qualcuno qui si rendesse conto della portata di quello che stava per accadere. I testi non sono stati ripensati, è stato proprio come scaricare questa tensione dal mio petto e metterla su carta. Quando siamo entrati in isolamento, il testo è diventato ancora più rilevante. Abbiamo scritto il ritornello, che ha tipo messo il tutto assieme e abbiamo finito la canzone durante il lockdown nel 2020. È interessante che tu dica che è un allontanamento dall’influenza shoegaze, e più un “pugno nello stomaco”. “Forever Whatever” è stato registrato con Justin Lockey degli Editors nel suo studio a Doncaster e ha un suono molto particolare. Abbiamo registrato noi stessi “Airborne Panic Attack” e il prossimo album nel nostro piccolo studio nel Somerset, fuori circostanza. È stata una lunga e a tratti dolorosa esperienza ma abbiamo qualcosa di cui siamo davvero orgogliosi – penso che sia un grande riflesso dei tempi in cui è stato scritto, e penso che suoni più diretto.

Quindi questa traccia potrebbe fare da apripista per un prossimo album in studio?

Sì, avremo più notizie su questo molto presto, ma in breve, sì, c’è un altro album in arrivo…

Venite da Glastonbury, un luogo famoso in tutto il mondo per il suo iconico festival di musica e intrattenimento. Credete che vivere in una città come questa abbia giocato un ruolo importante nel farvi fondare una band e intraprendere la carriera musicale?

Veniamo da una città chiamata Taunton nel Somerset, attaccata a Glastonbury. Taunton non ha un locale per la musica, o un patrimonio musicale, in realtà. Tuttavia, avere uno dei più grandi festival musicali del mondo vicino una volta all’anno ha sicuramente avuto un impatto e un’influenza. Ha reso quel misterioso mondo della musica più raggiungibile in qualche modo. Suonare al John Peel Stage al Glastonbury Festival nel 2017 è stato un sogno diventato realtà, e anche se ci fermassimo domani saremmo molto orgogliosi di aver colto quell’opportunità, era davvero una cosa da mettere in lista. Non avere davvero una scena musicale da dove veniamo ha significato che siamo sempre stati degli outsider. Abbiamo dovuto fare un sacco di tour nel Regno Unito per creare un seguito, ci ha anche reso molto autosufficienti e fai-da-te in tutti gli aspetti della band.

October Drift  Photo Credits: Blackham

Siete una giovane band, quali sono le vostre speranze e i vostri desideri per il futuro?

Suoniamo insieme in varie forme da quando eravamo bambini, quindi è difficile vederci come una band giovane, ma abbiamo molto di più da dare. Siamo davvero entusiasti di far uscire nuova musica, e quest’anno anno sarà pregno di tour e festival. Vogliamo continuare sul seguito che abbiamo costruito suonando dal vivo e con il passaparola. Anche noi scriviamo costantemente nuova musica, non abbiamo intenzione di rallentare. Vogliamo farlo il più a lungo possibile e il meglio deve ancora venire. Lavoriamo tutti con un salario basso e ce la facciamo quasi – sarebbe bello non doversi destreggiare tra lavori che non ci interessano con la musica che facciamo.

La vostra musica è molto espressiva, fonde principalmente shoegaze e indie-rock, creando dei veri e propri inni che ti fanno sentire parte di qualcosa di grande. Credete che la pandemia abbia intensificato di più il senso di comunità, di vivere la stessa situazione? E ora che siamo tornati con i concerti off-line, quanto vi è mancata la sensazione di essere fisicamente parte di un’esperienza live con il pubblico?

I lockdown hanno significato che abbiamo avuto molto tempo per scrivere e registrare, e la pandemia e tutto ciò che sta accadendo nel mondo ha sicuramente avuto un impatto sulle canzoni che abbiamo scritto. Dopo un po’ senza suonare in veri spettacoli per persone reali, abbiamo iniziato a chiederci se quello che stavamo facendo fosse buono – è strano, ma la risposta che abbiamo ricevuto dal tour è stata davvero rassicurante e mi è sembrato un enorme abbraccio. Speriamo che anche il pubblico lo abbia sentito – sono stati anni così lunghi e difficili – essere tutti insieme in una stanza è molto speciale e non può essere ricreato online. Pensiamo che questo abbia davvero intensificato il senso di comunità, ed è così bello da vedere.

Sfortunatamente la vostra data a Milano del 16 febbraio è stata annullata, ma che ricordi avete delle passate esibizioni in Italia?

Abbiamo avuto la fortuna di suonare al Mediolanum Forum con gli Editors nel 2018, il che è stato irreale: non vediamo l’ora di tornare a Milano. È stato dopo il tour degli Editors che, dopo averci guardato notte dopo notte, Justin Lockey si è offerto di registrare il disco di debutto.

Ultima domanda: volete lasciare un messaggio ai lettori della nostra webzine e ai vostri fan italiani?

Grazie mille a tutti per aver letto quest’articolo e spero che troviate un po’ di tempo per dare un’occhiata al nostro album di debutto “Forever Whatever” e al nostro ultimo singolo. Abbiate cura di voi stessi!

-ENGLISH VERSION-

Hi guys, welcome to SpazioRock.it! First of all, how are you doing?

Hey! Doing great, thanks for asking!

You are back from your England Tour, right? How was it?

It was great, the shows were amazing. After having to reschedule this tour more times than we care to count, as well as having to pull the tour and reschedule again after testing positive for coronavirus halfway through the first attempt, there was a time we thought we may never finish it! These circumstances did make the shows even more special though. We really live for playing live and we’d missed it so much.

I would like to start asking you about your latest release, the explosive single “Airborne Panic Attack”! How was it welcomed by your fans?

It’s been really well received by everyone! It’s a slightly unusual song for us – our Alex was playing the riff at the studio almost as a joke, but we rolled with it and after a lot time and a lot of versions we ended with what you hear now. And it absolutely went off at the gigs. We are itching to get more music out very soon.

It differs a little from the shoegaze atmosphere that generally characterize your music: it is much more a “punch in the stomach”, also lyrically speaking. How did it develop?

Musically its influenced by bands like Tomahawk and Mclusky. Making a riff like that work within a song is quite out of our comfort zone and it took a long time to get it sounding right. We wrote the lyrics before we went into lockdown and before anyone here realised the scale of what was about to happen. The lyrics weren’t overthought, it was just like getting this tension off my chest and onto the paper. When everything hit the fan and we went into lockdown, the lyrics only seemed to become more relevant. We wrote the chorus, which kind of brought it all together and finished the song during the lockdown in 2020. It’s interesting you say it’s a step away from the shoegaze influence and more a “punch in the stomach”. “Forever Whatever” was recorded with Justin Lockey of Editors at his studio in Doncaster and has a very particular sound. We recorded “Airborne Panic Attack” and the next album ourselves at our little studio in Somerset, out of circumstance. It was a long, and at times painful experience but we’ve got something we’re really proud of – we think it’s a great reflection of the times it was written in, and we think it does sound more direct.

So is this track a forerunner for an upcoming studio record?

Yes, we will have more news on this very soon – but in short, yes there is another album on its way…

You come from Glastonbury, a place which is worldwide famous for its iconic music and entertainment festival. Do you think that, living in a city like this, has played an important role in making you establish a band and pursue a musical career?

We come from a town called Taunton in Somerset, just down the road from Glastonbury. Taunton has no music venue, or heritage at all really. However, having one of the biggest music festivals in the world down the road once a year certainly had an impact and an influence. It made that mysterious music world feel more reachable somehow. Playing the John Peel Stage at Glastonbury Festival in 2017 was a dream come true, even if we stopped tomorrow, we’d be super proud that we played that slot, it really was a bucket list thing. Having really no music scene where we’re from has meant that we’ve always kind of been outsiders. We’ve had to tour the UK a hell of a lot to build a following, it’s also made us very self-sufficient and DIY across all aspects of the band.

October Drift

You are a young band, what are your hopes and desires for your future?

We’ve been playing together in various forms since we were kids, so it’s difficult to see us as a young band but we have a lot more to give. We’re really excited to get new music out, and next year is guna be really busy with tours and festivals. We want to keep building on the following we’ve built through playing live and word of mouth. We’re constantly writing new music too, we’ve got no intention of slowing down. We want to be doing this for as long as we can and the best is still to come. We all work low paid jobs and just about get by – it would be nice to not have to juggle jobs we don’t care for with music we do.

Your music is very expressive, it mainly blends shoegaze and indie-rock, creating anthems that make you feel part of something big. Do you think the pandemic has intensified more the sense of community, of living in the same situation? And now that we’re back with off-line concerts, how much did you miss the feeling to be physically part of a live experience with the public?

The lockdowns meant that we had a lot of time to write and record, and the pandemic and everything going on in the world definitely had an impact on the songs we wrote. After a while without playing real shows to real people, we started to question if what we were doing was any good – it’s strange, but the response we got from the tour was really reassuring and felt like a huge hug. We hope everyone in the audience felt that too – it’s been such a long, hard few years – having everyone together in a room is very special and it cannot be recreated online. We think this has really intensified the sense of community, and it’s so good to see.

Unfortunately your show in Milan on 16 February has been cancelled, but what memories do you have of past performances in Italy?

We were lucky enough to play the Mediolanum Forum with Editors back in 2018, which was unreal – we can’t wait to be back in Milan. It was off the back of the Editors tour, that after watching us night after night, Justin Lockey offered to record the debut record.

Last question: would you like to leave a message to our webzine’s readers and your italian fans?

Thanks so much everyone for reading this – and hope you find a little time to check out our debut album “Forever Whatever” and our latest single. Take care!

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