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RECENSIONI

John Wetton – Raised In Captivity

John Wetton è una di quelle “rocce dure” del panorama AOR, steli il cui tempo non scalfisce minimamente la forma, la compattezza e la voglia, di conseguenza, di esplorare e partorire sempre nuove opere discografiche. Non importa che il nostro abbia militato negli Yes, negli Asia, negli Urian Heep: negli anni il buon John ha sempre comunque fatto affidamento alla sua carriera solista, messa in stand-by per buona parte dei ’90s e recuperata all’inizio del decennio scorso, grazie ad un contest tra fan del cantautore inglese.

Raised In Captivity” è il sesto album nella carriera solista di Wetton, e certamente risulta essere un disco che trasuda un certo maniersimo AOR tipicamente ‘80s, ma non privo di buone – talvolta ottime – intuizioni: ad esempio, la ballad dal forte sapore country (con tanto di flauto di Pan ad incrementare la tipica atmosfera da fuoco nel Grand Canyon) di “Steffi’s Ring”, oppure il senso romantico che trasuda dal violino utilizzato come fosse una chitarra elettrica in “The Devil And The Opera House”, il blues rock più tecnico e progressivo che anima “The Human Condition” e, su tutto, la sorpresa che conclude l’opera, quella “Mighty River” dal sapore epicamente gothic, con tanto di Anneke Van Giersbergen come ospite d’onore a rendere ancora più autentico ed ancora più sconcertante il brano, perché da un disco che non riesce a togliersi la copiosa polvere che ha addosso tutto ci si aspetterebbe, meno che un pezzo così avanguardistico (per i canoni del genere) e felice in chiusura.

Già, perché nonostante la gradevolezza di fondo delle melodie (soprattutto nella concitata “We Stay Together”), l’opera di John Wetton soffre di un profondo e pesantissimo difetto: il suo essere estremamente prolissa nella scrittura, il che si traduce in una durata delle canzoni francamente eccessiva, anche perché – nella totalità dei casi – si tratta spesso di mere ripetizioni dello schema utilizzato già in precedenza, creando un effetto speculare che appesantisce di parecchio l’inciso. Poi, come si è accennato, anche le scarse intuizioni pesano, proprio perché i guizzi di pura fantasia ed estro, come abbiamo già visto, ci sono, e viene da chiedersi come mai Wetton non abbia utilizzato questo vivace colore partorito dalla sua mente su tutta la musica che compone questo disco.

Con meno minuti in durata e maggiore coraggio, ci saremmo trovati di fronte ad un’opera certamente significativa e mirabile, così com’è, invece, “Raised In Captivity” è un disco destinato a solleticare unicamente i fan del buon cantautore inglese, perché tutti gli altri ne vedranno solo la polvere, e ne rimarranno, inevitabilmente, fortemente scoraggiati.

Tracklist

01. Lost For Words
02. Raised In Captivity
03. Goodbye Elsinore
04. The Last Night Of My Life
05. We Stay Together
06. The Human Condition
07. Steffi’s Ring
08. The Devil And The Opera House
09. New Star Rising
10. Don’t Misunderstand Me
11. Mighty Rivers (featuring Anneke Van Giersbergen)