Ormai sono davvero tante i gruppi che si dedicano alle ri-registrazioni di album significativi del proprio passato, anche a costo di eliminare quelle genuine imperfezioni che rendevano così peculiari gli originali. Una tendenza che coinvolge, ora, i Wolfchant, metal band tedesca le cui ultime notizie risalivano al 2021, quando, dopo un periodo di pausa e con una line-up cambiata per due quinti, rilasciarono il loro sesto disco in studio “Omega: Bestia”, un prodotto artigianale, onesto, persino gradevole, ma dalla levatura complessiva non certo eccelsa.
Un ultimo lavoro che continuava a cavalcare l’onda stilistica di “Bloodwinter” (2017), ovvero un heavy/power dal taglio epico e lievemente sinfonico, nel quale si sprecavano i richiami a Blind Guardian, Ensiferum, Powerwolf e Sabaton, con qualche sfumatura nera e variazioni di cadenza nei brani in inglese ad arricchire l’insieme. Attraverso la nuova edizione di “A Pagan Storm”, LP del 2007 e successivo di un paio d’anni allo sconnesso esordio “Bloody Tales Of Disgraced Lands”, i teutonici provano ad aggiornare, dal punto di vista tecnico e interpretativo, il platter forse migliore di una carriera di mestiere, mai decollata oltre determinati steccati qualitativi.
All’epoca i bavaresi guardavano a influenze diverse rispetto alle suggestioni attuali, tra Månegarm Thyrfing, Finntroll, Trollfest, con una grezza intelaiatura pagan/viking a sorreggere melodie e sospensioni acustiche di marca folk, mentre fanno talvolta capolino gli Iron Maiden e i nella costruzione dei riff, specialmente in brani come ”Midnight Gathering” e “Stärkend Trunk Aus Feindes Schaedel”. Ritmi sostenuti, atmosfera battagliera e a tratti festaiola, crudi passaggi black/death, alternanza di growl e clean: principi che contraddistinguono pezzi allora penalizzati da un missaggio confuso, benché non pessimo, e oggi comunque rimesso a posto, soprattutto con il basso e le voci di Lokhi e Nortwin a beneficiare dell’operazione. E malgrado venga smarrita la ruvida e spigolosa spontaneità dell’autografo, il full-length sembra ringalluzzito dalla verniciatura e dalle suture odierne, potendo sia avvalersi della professionalità e dell’esperienza dei musicisti coinvolti che contare su attrezzature all’altezza della situazione. Saggia, poi, la scelta di lasciare intatto il vecchio artwork, a parte la modifica della posizione e dei caratteri grafici del logo.
“A Pagan Storm” rende un buon servigio ai Wolfchant, a dimostrazione che un’incisione ex novo serve in particolar modo alle formazioni di medio livello, capaci di ricevere consensi da un pubblico di nicchia pur non raggiungendo mai uno status di culto. Wotan vede e provvede per il futuro, almeno si spera.
Tracklist
01. Growing Storms
02. A Pagan Storm
03. The Path
04. Midnight Gathering
05. A Wolfchant From the Mountain Side
06. Guardians Of the Forest
07. Winter Hymn
08. Stärkend Trunk Aus Feindes Schaede
09. Voran
10. Feuerbringer (Loki’s Zankrede)
11. The Axe, The Sword, The Wind And A Wolf



















