La fine del 2024 sta per arrivare e come ogni anno è tempo di classifiche e resoconti: sono davvero tanti gli album interessanti pubblicati in questi 12 mesi, tra grandi ritorni, solide conferme e novità da tenere d’occhio, in perfetto equilibrio tra generi diversi. Ecco quindi il nostro viaggio tra le 20 pubblicazioni più rilevanti dell’anno, come sempre in ordine di uscita.
The Smile – Wall Of Eyes
(26/01/2024, XL Recordings)
Abbiamo provato ad associare a qualcosa il fenomenale uno-due del sacro trittico Thom Yorke/Jonny Greenwood/Tom Skinner e l’immagine che ci si è materializzata davanti è la rottura di un’immensa diga e le sue conseguenze – non quelle tragiche, tranquilli. Una similitudine volutamente borderline, poichè quello che zampillava con impeto dalla splendida esplosività di “A Light For Attracting Attention” ci ha ricordato un po’ quel getto forzato che sgorga da un qualcosa che si spacca. Una pressione enorme, applicata da artisti che avevano l’evidente necessità di sfogare ancora estro e nuove sfaccettature che ora giacciono galleggianti su un florido ruscello intitolato “Wall Of Eyes”. Ondeggiare su accoglienti dissonanze, passeggiare su strade sconosciute, ma che odorano di casa. “Wall Of Eyes” è chiaramente figlio del suo predecessore, ma con intenti decisamente diversi: placato il bisogno sfrenato di esplorare, i The Smile ritagliano dall’eclettico corpo del debut un sottoinsieme ideale, arginano le influenze, ma non le idee, ora raggruppate e selezionate per una ricezione più fluida ed omogenea. Un altro disco meraviglioso, (quasi) alla pari del fratello maggiore, che vive e splende riflettendo ancora quel triangolo di luce che pare non avere alcuna voglia di spegnersi.
Dead Poet Society – Fission
(Spinefarm Records, 26/01/2024)
Attivi dal 2013, i Dead Poet Society, da Boston, tornano con il loro ultimo album “Fission”. La band inserisce la propria musica nel panorama alt-rock, strizzando l’occhio anche a delle sonorità piú heavy, soprattutto in quest’ ultimo lavoro. L’album inizia con atmosfere energiche, incalzanti ma anche a tratti cupe, che cedono il passo ad un tema che sarà lampante andando avanti nell’ascolto: l’amore. Quest’ultimo descritto in tutte le sue sfumature, dal suo lato più pop ed elettrico, fino ad arrivare al suo volto più estremo con “Black and Gold”, pezzo più lungo ed aggressivo, contraddistinto dal riuscito cambio di ritmo a metà e da un assolo che si erge a protagonista indiscusso. Senza troppe pretese, “Fission” è un lavoro solido e corposo che incuriosisce dall’inizio alla fine e non annoia. Un ottimo trampolino di lancio per puntare a mete ancora più alte.
The Last Dinner Party – Prelude to Ecstacy
(Island Records, 02/02/2024)
Nonostante lo scetticismo internettiano scaturito dalla loro improvvisa notorietà, l’esordio delle The Last Dinner Party ha ben dimostrato le loro influenze, raison d’être e aspirazioni — da dove partono, insomma, e fin dove vogliono spingersi. “Prelude to Ecstasy” ha tutti i pregi e i difetti di una band precoce e talentuosa alle prese con un album d’esordio: contenuti intensi e moltissime idee, che talvolta eccedono i confini del disco e non sanno bene dove andare, ma lo fanno con una devozione che provoca brividi dalla prima all’ultima nota. A impreziosirne il valore vi è un’ambizione ulteriore, il desiderio di contraddistinguersi trasmettendo sensazioni grandiose e drammatiche: è un disco che vuole essere tragedia e ascesi, apollineo e dionisiaco, l’ambrosia al simposio degli dei. E, per molti versi, ci è persino riuscito.

IDLES – TANGK
(Partisan Records, 16/02/2024)
La scalata degli IDLES è piuttosto semplice da riassumere: post-punk incazzato agli esordi che, come un blob, rotola e si contamina, assume necessità, esigenze comunicative, riflessioni sociali che i cinque bristoliani ficcano dentro senza remore. E così i ritmi iniziano pian piano a dilatarsi, la ruvidezza permane, ma cambia ciò che gli gira attorno, i tempi, le sperimentazioni, l’aspetto finale. Tutto fino a che “Crawler” non tira fuori la testa e sconquassa gli equilibri. Un album potentissimo, duro, crudo, che vomitava una vita di rancore, di dolore, di rimpianti. Ma nel frattempo accendeva una lucetta, quella di una speranza che Joe Talbot non ha mai perso, affrontando sé stesso in un processo di metamorfosi che convertiva il male fatto in passato in amore totale. È quest’ultimo che “TANGK” vuole celebrare: un sentimento di gratitudine universale, una sorta di inchino verso tutto quello che ha letteralmente permesso che questi anni di musica degli IDLES esistessero all’interno delle nostre vite.
Royel Otis – Pratts & Pain
(Ourness, 16/02/2024)
“Pratts & Pain” è l’album di debutto del duo guitar pop australiano Royel Otis. Il disco, che comprende una versione standard, una deluxe con più brani pubblicata solo in digitale ed una terza intitolata Pratts & Pain (It Ain’t Over Til It Ends) solo in vinile con ulteriori canzoni, è probabilmente una delle cose più belle accadute alla musica negli anni 2000. Una vera e propria perla, una chicca da ascoltare e soprattutto possedere per tutti gli appassionati del genere. Royel Maddell e Otis Pavlovic sono la dimostrazione che non servono grandi formazioni per fare buona musica (la band è ufficialmente composta solo da loro due). La voce particolarissima e quasi angelica di Pavlovic si sposa perfettamente con la chitarra distorta di Maddell, in un contrasto che rende il sound del duo immediatamente riconoscibile. I Royel Otis suonano come i Royel Otis ed è proprio questo il loro punto di forza.
ILLUMISHADE – Another Side of You
(Napalm Records, 16/02/2024)
Creati nel 2019 da Fabienne Erni, cantante degli Eluveitie, gli ILLUMISHADE hanno rapidamente catturato l’attenzione della scena del metal moderno. Con “Another Side of You”, il loro secondo album e primo sotto Napalm Records, la band esplora un equilibrio suggestivo tra luce e oscurità. Ci si muove, infatti, tra diversi generi con potenti chitarre ritmiche dal sound prog che si incrociano con assoli melodici e virtuosi che sembrano dialogare con la voce cristallina di Fabienne. Il tutto è arricchito dall’estro della compositrice Mirjam Skal, che con il suo tocco riesce ancor di più a creare paesaggi sonori immersivi e ricchi di sfumature. Gli ILLUMISHADE, dunque, dimostrano di essere in grado di offrire un’esperienza musicale ricca di carattere, e in un mercato saturo come quello di oggi, vale la pena tenerli sott’occhio.
Mannequin Pussy – I Got Heaven
(Epitaph Records 01/03/2024)
Nonostante persegua un po’ gli svincoli sonori imboccati dal suo predecessore, “I Got Heaven” non è un disco meno schiumante d’ira: questo perché l’ammorbidimento dei suoni – non ruffiano, bensì funzionale – è esattamente il cavallo di Troia architettato dalla band di Philadelphia, entrare quatti quatti per poi sfondare tutto. Ed è incredibile come il risultato sia tanto cangiante, tanto omogeneo e fluido nell’ascolto, considerando anche il cambio di produttore (John Congleton) e la new entry Maxime Steen alla sei corde, stravolgimenti che paiono invece aver addensato il legame, artistico e umano, dei quattro, capaci di metter su il platter in due settimane. “I Got Heaven” parla di una società sì agonizzante nei principi, ma che intravede una fiammella di speranza in un cambiamento ora molto più rumoroso. Marisa Dabice, a tal proposito, si espone polemica, conturbante, vigorosa, a dar benzina a questo desiderio di “riforma”, sputa rancore verso la chiesa e, in generale, verso un sistema che demonizza il borderline, che spara a zero sulla sessualità “non canonica”, che prova a mantenere vivi ideali che ci ancorano brutalmente a cinquant’anni fa. Una carezza, uno schiaffo, un bombardamento: “I Got Heaven” è tutto questo, un album solidissimo che sorpassa anche il suo ottimo predecessore. Un anthem all’amor proprio, all’accettazione, al reale significato di sentirsi una comunità. Insomma, un dito medio sbattuto in faccia a tutto quello (e quelli) che ostacolano il mondo che vorremmo.
Antichrist Siege Machine – Vengeance Of Eternal Fire
(Profound Lore Records, 19/04/2024)
Dopo aver consolidato la propria posizione di spicco nell’underground estremo grazie a un paio di album di indubbio valore come “Schism Perpetration” (2019) e soprattutto “Purifying Blade” (2021), gli Antichrist Siege Machine tornano a mietere vittime con il nuovo “Vengeance Of Eternal Fire”, il cui caustico war metal, di primo acchito e in maniera superficiale, richiama alla memoria le gesta di Beherit, Black Witchery, Blasphemy, Diocletian, Revenge. In realtà, il sound si avvale di una produzione che, pur restando grintosa e ostile, presenta un nitore tale da lasciar trapelare la raffinatezza di un songwriting capace di andare oltre la mattanza troglodita spesso caratteristica di molte formazioni del settore. A ciò si aggiungono degli hook carichi di groove, ritmiche di varia foggia e brevi rallentamenti doomy in modalità Archgoat e Incantation, aspetti che consentono ai virginiani di spingere un sottogenere così feroce verso lidi meno prevedibili e dogmatici. Un come back davvero coi fiocchi.
I Hate My Village – Nevermind The Tempo
(Locomotiv Records, 17/05/2024)
Condensare in qualche parola come suona “Nevermind The Tempo” è lavoro per intellettuali, o per psicopatici. Un amore incondizionato per l’afrobeat è il fil rouge predominante a strenuo operaio cosparso di colla, che si scuote e acchiappa contaminazioni a destra e a manca, stratificando clamorosamente il pazzo involucro del disco. Controcorrente, contro le regole. I Hate My Village sono maestri nel dare suono ad alchimie che funzionerebbero solo se pescate dal destino e sbattute, al momento giusto, in un frullatore: per quello il tempo viene scansato e i fini si sgretolano.
Powerwolf – Wake Up The Wicked
(Napalm Records, 28/07/2024)
In ambito power metal, il decimo album dei Powerwolf è sicuramente una delle uscite di punta di questo 2024. Il peso specifico di questo ulteriore passo nella carriera ormai ventennale della band tedesca, risulta assolutamente rilevante. Un album che come da tradizione rimane denso di hit dall’immediato impatto capaci di conquistare al primo ascolto. Un sound perfettamente riconoscibile, che nel corso degli anni si è perfezionato, diventando un marchio di fabbrica di un meccanismo sonoro, tanto semplice quanto di impatto. Primissimi posti nelle charts, un seguito di adepti sempre in continua crescita, popolarità smodata in tutto il mondo, tour sempre più maestosi, headliner ormai in tutti i festival più importanti: questa è l’era del lupo, il tempo dei Powerwolf, e “Wake Up The Wicked” è l’ennesimo tassello di una carriera ormai in costante ascesa.
Falling in Reverse – “Popular Monster”
(Epitaph Records, 16/08/2024)
“Popular Monster”, firmato Epitaph Records, è composto da undici brani, sette dei quali già usciti negli ultimi anni come singoli, partendo proprio da quello che ha dato il titolo all’album, che ha riscosso un enorme successo e ottenuto lo status di platino RIAA. L’album a livello di produzione rappresenta una tappa importante racchiudendo l’evoluzione affrontata e la maturità raggiunta da parte della band. I panorami sonori sono ricchi sia in ampiezza che profondità; si alternano diversi pattern ritmici incalzanti che, uniti a complessità compositiva, rendono il tutto un insieme travolgente. I Falling In Reverse sono portatori di uno stile unico che fonde elementi provenienti da diversi generi come metalcore, hard rock e post-hardcore, pop punk e rap, creando un intreccio audace e distintivo che è destinato a conquistare un pubblico sempre più ampio.

Fontaines D.C. – Romance
(23/08/2024, XL Recordings)
Il viaggio partito dall’Irlanda fa ritrovare i Fontaines D.C. oggi non solo a Londra, ma ovunque nel mondo, un mondo in cui “Romance” prende forma senza rinnegare le proprie radici e definisce una nuova fase artistica curiosa e coraggiosa della band Tra “romanticismo e idealismo” – questi i due pilastri della filosofia della band e dell’interpretazione della strada percorsa finora – i Fontaines D.C. si interrogano sulla differenza tra mondo reale e mondo di fantasia, su cosa sia sogno e cosa realtà, e se quest’ultima non sia proprio quella che stiamo visualizzando nella nostra mente. Studiato e realizzato in modo impeccabile, “Romance” è un viaggio trascendentale, a cavallo tra realtà e immaginazione, che rappresenta lo stato dell’arte attuale degli irlandesi.
Godspeed You! Black Emperor – No Title as of 13 February 2024 28,340 Dead
(Constellation Records, 04/10/2024)
Questa volta, la chiamata alle armi viene causata da crimini che si perpetrano da decenni, ma che nell’ultimo anno sono diventati ancor di più insostenibili e inarrestabili. E come ogni volta, ai Godspeed You! Black Emperor non servono parole per esprimere l’angoscia e il terrore cieco sotto il cui giogo sono costretti a vivere degli esseri umani. I denti digrignati, i pugni stretti e le teste basse per l’impotenza davanti alla morte e alla devastazione vengono chiaramente dipinti nella nostra mente, con la consueta maestria, da pezzi articolati che si sviluppano e cambiano, come cambiano le nostre sensazioni – comunque sempre negative – davanti a scenari simili. Con “No Title as of 13 February 2024 28,340 Dead” i Godspeed You! Black Emperor danno vita al loro album più politico e più in generale ad una delle pubblicazioni più intense, viscerali e romantiche della loro carriera.
Geordie Greep – The New Sound
(Rough Trade Records, 4/10/2024)
Appena il tempo di fare i conti con lo scioglimento dei Black Midi, arriva il primo capitolo solista di Geordie Greep, ex cantante e chitarrista della band londinese. “The New Sound”, si presenta come una sfida aperta a ruoli e convenzioni, senza rispondere alle domande lasciate dalla breve ma intensa parabola dei Black Midi, che di capitoli in sospeso nel complesso mondo dell’art rock, ne ha lasciati più di uno. Geordie Greep sperimenta senza limiti, mescolando noise, prog-rock, salsa, jazz, funk, blues e new wave in un mix all’apparenza imprevedibile ma sorprendente. “The New Sound” scava nel sound degli Steely Dan immerso nell’acido: un jazz-rock grottesco e febbrile che unisce la maestosità, che si basa sulla qualità di musicisti eccezionali e sul talento istrionico del suo Capitano.
Chat Pile – Cool World
(The Flenser, 11/10/2024)
“Cool World” punta sullo scheletro dell’irriverenza solo nel titolo, poiché quello che c’è dentro è tutt’altro che divertente. Rianimate le storture del mondo approcciate nel clamoroso “God’s Country”, i Chat Pile gli puntano addosso i riflettori cocenti degli ultimi due anni di guerra e terrore, continuando ad inscenare le trame di una pellicola horror che attinge dalla stessa matrice, seppur mutando sensibilmente il mezzo. Se il debut ti esplodeva in faccia, il sophomore ti si ficca sotto pelle e ti scava nelle viscere: meno impatto diretto, più pressione su una spaventosità claudicante, veicolata col noise che imbottisce più omogeneamente tutta la tracklist. In un periodo storico di totale incertezza, di morte ingiustificabile, di pupille tremanti in cerca d’aiuto, i Chat Pile diventano i reporter più affidabili, crudi e realisti in circolazione: “Cool World” è la mappa sgualcita della rovina, il tracciato delle macerie, del sangue, dell’insensibilità che vige ai piani alti mentre il suolo si imbottisce di lacrime e di vite strappate. Complesso, straziante, vero: in altre parole, grandioso.
Pixies – The Night the Zombie Came
(BMG, 25/10/2024)
In punta di piedi, senza aspettative, “The Night the Zombie Came” invade di luce crepuscolare le giornate che scoprono tutte uguali, creando inaspettatamente, nella mente di chi è pronto ad accogliere, immagini di luoghi sospesi tra terra e cielo, dove i protagonisti sono entità incorporee fatte di inquietudini e smarrimento. Ma questa non è una novità per i Pixies, che si sono ricamati addosso un alone di mistero, grazie ai loro testi tendenti ad un surrealismo tanto psicotico quanto demenziale, dove la morte, la violenza e le torture si aggrappano alle note suonate ora con forza, ora con pacata malinconia. La magia di 40 minuti di musica disseminata da immagini grottesche e irrazionali, che ti lascia addosso una sensazione di serenità sorniona, arrivando ad ammorbidire il tuo pessimo umore.
The Cure – Songs Of A Lost World
(Fiction, Polydor e Capitol, 01/11/2024)
Dopo 16 anni dall’ultimo “4:13 Dream”, i The Cure tornano con “Songs Of A Lost World”, in lavorazione ormai da prima dello scoppio della pandemia. Un album composto da appena otto canzoni, in cui a prevalere sono le parti strumentali a quelle cantate. Il vero padrone del disco però è la meraviglia, ed è forse proprio la ricerca del bello in un mondo “perduto” l’essenza del nuovo lavoro di Robert Smith e soci. Un’opera immaginifica e brillante, fatta con tanto cuore e maestria in abbondanza, riuscitissima in ogni sua sfaccettatura. Impossibile dunque da non citare tra i migliori dischi dell’anno – e, senza paura di esagerare, degli ultimi anni.
Linkin Park – From Zero
(15/11/2024, Warner Music)
Guarigione e ricostruzione sono le parole che esemplificano meglio questo processo e lo stesso “From Zero” nella sua interezza. Trovati in Emily Armstrong e Colin Brittain i tasselli mancanti per completare il mosaico, i Linkin Park decidono di riconsolidare la propria posizione, quasi a voler dimostrare – anche a loro stessi – di poter ancora essere la band capace di rimanere sulla cresta dell’onda per 17 anni ininterrotti. Essendosi presi l’enorme rischio di tornare dopo una ferita che per molti altri sarebbe stata mortale, la conseguenza logica è che questo nuovo lavoro sia quanto di meno rischioso la band potesse concepire dal punto di vista musicale. “From Zero” presenta infatti, nel bene e nel male, tutte le caratteristiche che hanno reso il sestetto una delle più grandi band della nostra generazione ed è ironico pensare che, tra tutti, questo potrebbe essere l’album più marcatamente Linkin Park dal punto di vista sonoro.

Opeth – The Last Will and Testament
(Reigning Phoenix, 22/11/2024)
L’ultima fatica di Akerfeldt e soci rappresenta la classica via di mezzo tra le esplosioni creative degli “Oldpeth” e le ricercatezze stilistiche dei “Newpeth”. Chi si aspettava un ritorno alle origini forse non troverà esattamente quello che cercava, ma il loro quattordicesimo album in studio è un lavoro di rara bellezza, capace di affascinare sempre più dopo ogni ascolto, senza mai scadere nel”già sentito”. Non importa quale sia il vostro disco preferito degli Opeth: The Last Will and Testament vi conquisterà!
Marilyn Manson – One Assassination Under God – Chapter 1
(Nuclear Blast, 22/11/2024)
In questo 2024 probabilmente ci sono stati album migliori e molti attesi ritorni degni di nota, ma quello del Reverendo è stato tra i più clamorosi. Con questo LP di rivalsa, Manson torna a far sul serio, riversando in musica e parole tutta la rabbia accumulata in questi anni. Nove brani che racchiudono tutte le fasi della sua carriera e in alcuni di essi, quelli che richiamano al suo passato più duro e feroce, ritroviamo cattiveria e convinzione di un artista pronto a tornare ai vertici e a rimanerci. Nel disco possiamo godere di un mix, realizzato con stile e ottimi suoni, di industrial, alternative metal e rock. I pezzi sono notevoli e il ringhio della sua voce sembra tornato ai fasti di un tempo. Insomma, l’anno musicale sembra concludersi proprio con questo dulcis in fundo, anche se un po’ avvelenato.





