Draconian InSomnlentRuin
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Draconian – In Somnolent Ruin

Era il 2020 quando i Draconian pubblicarono “Under A Godless Veil, un lavoro cupo e profondamente malinconico, arrivato però in un momento storico particolarmente sfavorevole. La pandemia da COVID-19 ne limitò fortemente la promozione: nessun tour, nessuna dimensione live, in un periodo segnato da restrizioni e isolamento sociale. In quel contesto, diversi membri della band riconsiderarono il proprio percorso: tra questi la cantante Heike Langhans, che dopo circa dieci anni scelse di dedicarsi ad altri progetti. Anche Daniel Änghede interruppe temporaneamente la collaborazione (tornando qui come ospite), mentre Daniel Arvidsson passò dalla chitarra al basso.

Due anni più tardi, con il ritorno alla normalità, i Draconian salirono sul palco dell’Hellfest, dove vennero ufficializzati il ritorno della storica vocalist Lisa Johansson e la presenza stabile di Niklas Nord. È in questo scenario che nasce “In Somnolent Ruin”, pubblicato sei anni dopo il suo predecessore: un intervallo lungo, segnato da cambiamenti e da una lavorazione attenta e dilatata.

Come dichiarato da Anders Jacobsson, il disco si configura come un racconto personale, legato alle esperienze vissute nel post-COVID. Ne emerge un lavoro intimo, più vicino a una rielaborazione emotiva che a un concept strutturato.

In questo senso, “In Somnolent Ruin si sviluppa lungo una linea più interiore che narrativa, mantenendosi in continuità con il precedente anche sul piano tematico. Emergono richiami indiretti all’allegoria della caverna di Platone e allo gnosticismo, entrambi legati all’idea di una realtà velata e alla possibilità di emancipazione attraverso la conoscenza. In questo quadro si inserisce anche la figura di Sophia, già evocata in “Sorrow of Sophia, simbolo di sapienza e caduta, di conoscenza frammentata e tensione alla ricomposizione.

Sul piano musicale, questo nuovo LP si presenta più ruvido e diretto rispetto al passato, a tratti più pesante, pur restando coerente con l’identità della band. Centrale è qui la prova di Lisa Johansson, che guida l’ascolto tra momenti contemplativi (“I Welcome Thy Arrow), intrecci eterei (“Anima, con la partecipazione di Daniel Änghede) e passaggi sospesi (“Asteria Beneath The Tranquil Sea). Il contrasto emerge con forza in “Cold Heavens, tra i brani più rappresentativi, dove la band mostra il suo lato più compatto e incisivo.

Il confronto con Heike Langhans evidenzia una differenza più che una sostituzione: alla sua eterea delicatezza, Lisa qui contrappone maggiore versatilità ed un impatto emotivo più marcato, come dimostrato in “Misanthrope River”. Pur essendo una voce già nota alla vasta fanbase della band, riesce a risultare comunque molto fresca senza tradire mai l’identità musicale dei Draconian.

Il disco, sostanzialmente, conferma come i cambiamenti possano tradursi in crescita: la scrittura di Anders Jacobsson resta densa e ricercata, arricchita da riferimenti culturali e mitologici, come nella conclusiva “Lethe”, mentre Johan Ericson mantiene una direzione musicale coerente. La ritrovata stabilità della lineup e una Johansson in grande forma contribuiscono a un risultato solido e rigenerato.

Per celebrare il trentaduesimo anno di carriera, i Draconian non si limitano a guardare al passato, ma aggiungono un nuovo capitolo di valore al proprio percorso. “In Somnolent Ruin è un disco intenso e immersivo, capace di catturare fin dal primo ascolto e tradurre in musica le emozioni più profonde. I sei anni di attesa non sono stati vani: il ritorno della band mantiene e supera le aspettative, confermandoli tra le realtà più solide del panorama goth/doom contemporaneo.

Tracklist

01. I Welcome Thy Arrow
02. The Monochrome Blade
03. Anima
04. The Face Of God
05. I Gave You Wings
06. Asteria Beneath The Tranquil Sea
07. Cold Heavens
08. Misanthrope River
09. Lethe