Probabilmente il nome Tarot dirà poco a moltissimi di voi. Dovete sapere però che l’allegra combriccola finlandese si è formata agli inizi dei gloriosi anni ottanta e che durante il successivo ventennio ha sempre dato alla luce, più o meno regolarmente, svariati lavori, talvolta molto apprezzati dalla critica. Forse, se vi dicessi che dietro al nome Tarot si nasconde un grande ragazzone dai capelli biondi, dal lungo pizzetto attorcigliato, che suona il basso in uno dei più famosi gruppi metal della Finlandia rispondente al nome di Nightwish, potrebbe scaturire in voi un pizzico di curiosità per questa band. Ebbene sì, Marco Hietala è stato, assieme al fratello Zachary, il fondatore della band. Gruppo che ha costantemente tenuto in vita nonostante i numerosissimi e lunghissimi impegni con i Nightwish. L’incredibile impennata di notorietà avuta con Tuomas Holopainen & co. ha fatto sì che maggiore attenzione si focalizzasse sui “Tarocchi”, e il marcato successo di “Crows Fly Back” (album del 2006) ne è chiaro testimone.
Con l’entrata nel roster della Nuclear Blast, i finnici giungono alla lavorazione del loro ottavo studio album, questo “Gravity of Light”, che mostra i segni di un deciso miglioramento sotto l’aspetto compositivo e stilistico delle canzoni. Il poker d’apertura composto da “Satan Is Dead”, “Hell Knows”, “Rise!” e “The Pilot Of All Dreams” è da pedale dell’acceleratore premuto a tavoletta, prima e quarta traccia su tutte. Sfuriate e assoli di chitarra si alternano e si accompagnano a tappeti di doppio pedale, mentre la calda, leggermente graffiante e potente voce di Marco ci fa capire che costui non è solamente in grado di suonare il basso e di cantare tristi e commoventi ballate (vedi “The Islander” dei Nightwish).
“Magic And Technology”, “Calling Down The Rain” e “Caught In The Deadlights”, mid-tempo dai canonici schemi, ci permettono di rifiatare quel che basta. E’ qui che possiamo notare l’abilità dei tre principali compositori della band (Marco, Zachary e Janne Tosla, il tastierista), che, ottenendo refrain accattivanti e catchy, fanno passare in secondo piano la non eccelsa composizione e struttura dei brani. Ritornello accattivante dicevo? Bene, la successiva “I Walk Forever” è, a parer mio, una delle canzoni che assieme a "The Pilot of All Dreams" si gioca il titolo di miglior brano dell’album, grazie proprio a questa peculiarità. Ascoltatela, e in men che non si dica vi ritroverete a cantarla, come se l’aveste sempre conosciuta. “Sleep in The Dark” funge invece da traghettatrice incolore e insapore per la semi-ballad conclusiva “Gone”, in cui il nostro Marco fornisce un’ulteriore egregia prestazione ai microfoni (come se fin’ora non l'avesse mai fatto).
La funzione matematica esponenziale che possiamo associare all’interesse attorno ai Tarot è accostabile anche alla loro vena musicale, evidente è infatti il balzo qualitativo della band. L’album è, non fatico a dirlo, il migliore della loro carriera, e quindi caldamente consigliato a tutti gli amanti di quel power/heavy metal di cui ormai si sta iniziando a perdere le tracce.
Tracklist
01. Satan Is Dead
02. Hell Knows
03. Rise!
04. The Pilot Of All Dreams
05. Magic And Technology
06. Calling Down The Rain
07. Caught In The Deadlights
08. I Walk Forever
09. Sleep In The Dark
10. Gone




















