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NUOVE USCITERECENSIONI

Lambrini Girls – Who Let The Dogs Out

Mi veniva in mente uno di quei giochini della settimana enigmistica: libera il topolino dal labirinto, tracciando una linea continua che lo colleghi all’uscita, o una roba del genere. Ecco, immaginatevi che questo quadretto non abbia come sfondo una sgualcita pagina di carta lasciata marcire in edicola, bensì un contesto urbano, osservato oculatamente dagli occhi di un grattacielo. Quella linea continua, che si fa strada tra i vicoli di Brighton, non cerca nessuna via di fuga. Quella linea è una striscia di benzina, il cui estremo iniziale combacia con due losche figure, occhiali da sole, accendino in una mano e una bottiglia di tequila nell’altra, pronte a farlo bruciare dall’interno, quel fottuto labirinto, con un sorriso beffardo come stendardo.

Le Lambrini Girls, all’anagrafe Phoebe Lunny e Lilly Maciera, paiono due bestie scappate dalle catene del conformismo, bava alla bocca e istinti piromani conferiti da drink scadenti convertiti in molotov, scagliate alla base di un mondo marcio e corrotto negli ideali: “Who Let The Dogs Out” pare tutto tranne che un debut, questo poteva aspettarselo chi aveva già sbattuto la faccia contro “You’re Welcome”, non chi odora il pungente rock delle inglesi per la primissima volta.

Non risparmiano nessuno, le Girls, mitragliano le storture della società con proiettili ricurvi come in “Wanted”, solo che a dribblare le sagome buone per colpire quelle cattive ci pensa l’ironia, acuminata, sporca, diretta come un cazzotto sulle gengive. Quello che evocano tra le fiamme degli amplificatori è un mondo che vuole essere colorato, annerito dalla negatività di determinate persone, fucilate in pubblica piazza con fulminanti baci al sapore di hangover finito male: ci sono, in fila, i bestioni maschilisti con manie di grandezza a livello genitale (“Big Dick Energy”) e i redivivi omofobi (“No Homo”), lasciati cucinare sulla graticola punk/garage che acquisisce carbone un po’ dagli Amyl and The Sniffers – molto vicine le ugole di Phoebe Lunny e di Amy Taylor –, un po’ dai Soft Play.

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Photo Credits: John Gottfried

Ma tra le due tacche del mirino ci finiscono anche le disfunzioni sociali: “You’re Not From Around Here” risolleva la questione gentrificazione, “Filthy Rich Nepo Baby” sputa sul nepotismo e su chi si afferma attraverso i comodi soldi del paparino, mentre “Bad Apple” critica aspramente il sistema poliziesco – «Officer, what is the problem? / Can we only know post-mortem? / Not just bad apples, it’s a whole rotten tree».

Riappaiono gli IDLES più in your face di “Brutalism” tra i rombi strumentali di “Love”, con l’ombra del Joe Talbot incazzato (e acerbo) che ci si para davanti quando Phoebe Lunny raschia le corde vocali con quel marcato accento british, fa capolino il dance punk dell’irriverente e provocatorio The Dare a manovrare le movenze più “pacifiche” di “Cuntology 101”, mentre dall’altro lato l’affilatissimo riffing post grunge di “Special Different” scortica le ferite del senso di inappartenenza.

Tutto questo si concatena in “Who Let The Dogs Out”: un disco simpaticamente incazzato, sì, ma che cela, sotto agli strati di trucco sgualcito che ornano un’armatura di apparente invincibilità, una riflessività che, in determinati frangenti, passa sopra alla vistosa etichetta da bad girls del duo.

Un lavoro impegnato, figlio di una rabbia generazionale che macchia e non va più via, lasciata aderire sull’ascoltatore con un veicolo strumentale piuttosto essenziale, eppure mai ripetitivo: “Who Let The Dogs Out” non spodesta l’olimpo del rock alternativo – non se ne percepisce nemmeno l’intento –, anzi, scuote prepotentemente le fondamenta della società, provando a sovvertire il marciume di oggi nella maniera più divertente possibile, dall’inizio alla fine.

Tracklist

01. Bad Apple
02. Company Culture
03. Big Dick Energy
04. No Homo
05. Nothing Tastes As Good As It Feels
06. You’re Not From Around Here
07. Scarcity Is Fake (communist propaganda)
08. Filthy Rich Nepo Baby
09. Special Different
10. Love
11. Cuntology 101