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Tabernis – Seasons of the Dark Hive

“Seasons of the Dark Hive”, album di debutto dei TABERNIS, trascina chi l’ascolta indietro nel tempo, immergendolo in un’atmosfera medievale, criptica e profondamente evocativa. Fin dalle prime battute si ha la sensazione di entrare in un mondo sospeso, dove il suono diventa rito e memoria.

Quindici brani dalla struttura essenziale: un duo che fa del minimalismo il suo punto di forza. Cornamusa e percussioni, strumenti antichi radicati nella tradizione e qui diventano mezzo di un linguaggio che torna dal passato. Le strutture sono ripetitive e ipnotiche – mai statiche – e generano un effetto meditativo che avvolge. In questa essenzialità risiede la forza del progetto: pochi elementi, sapientemente intrecciati, capaci di evocare paesaggi sonori densi di suggestione e mistero. L’immagine più ricorrente, filo conduttore della raccolta, è quella dell’alveare. Si palesa fin dai primi istanti con un ronzio che apre “Sanctus” prima traccia dell’album. Qui emerge una voce profondissima, quasi monastica, che si manifesta come un richiamo collettivo, un’eco rituale che invita a entrare in questa dimensione sonora sospesa.

In “Apiare” il ritmo rallenta, facendosi più contemplativo e solenne, evocando l’immagine dell’ape regina al centro del suo regno. La cornamusa sembra assumere il ruolo della sua voce, mentre le percussioni traducono in suono il movimento costante, ordinato e vitale dello sciame. “Hive Dance (Bransle du maître de la maison)” introduce invece una spinta più dinamica: i ritmi si fanno serrati, richiamando le danze tardo medievali da cui trae ispirazione. Allo stesso modo, la reinterpretazione del “Canto della Palestina”, attribuito a Walther von der Vogelweide, aggiunge una ulteriore profondità storica, rafforzando il legame con un passato remoto che continua a risuonare nelle trame sonore del duo.

I TABERNIS costruiscono così un universo coerente e magnetico, in cui musica, natura e misticismo si fondono in modo organico. Le melodie, pur nella loro essenzialità, risultano fortemente evocative, capaci di riportare alla luce un patrimonio antico con un’aura quasi ultraterrena. “Seasons of the Dark Hive” non è soltanto un convincente album di debutto: è un’esperienza sensoriale completa, un viaggio nelle ombre che seduce lentamente, come il miele. All’interno dell’alveare oscuro l’ascoltatore non è mai solo: viene guidato, avvolto e infine assorbito in una dimensione collettiva dove suono e rito coincidono.

Tracklist

01. Sanctus
02. Tenebrae
03. Noctilis
04. Mel Obscurum (Palästinalied)
05. Sylvanot
06. Verbah Oblitah
07. Aurora
08. Florenscentia
09. Apem Vidi (Ai Vist Lo Lop)
10. Lupanar Apum
11. Apiare
12. Hive Dance (Bransle du maître de la maison)
13. Meliferum
14. Calcinae
15. Apes Saltis