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NUOVE USCITERECENSIONI

Westside Cowboy – So Much Country ‘Till We Get There [EP]

Respiriamo in un’epoca in cui le band che ancora non esistono dominano gli stream di Spotify, mentre quelle col culo sui palchi da infiniti anni ancora rosicchiano soldi tramite la bancarella del merch per tirare avanti. Questa non vuole essere una critica, ma piuttosto una constatazione: il mondo dell’internet è potentissimo e vince sempre, anteponendo la vendibilità al talento e al sudore donato all’underground.

I Westside Cowboy sbucano fuori con già sul groppone un’apparizione al Glastonbury e un tour di supporto ai Black Country, New Road – a breve saranno anche in Europa con i Geese – col bottino di soli due EP in una scarna discografia. Frutto di quanto enunciato ad inizio articolo? Merito loro, abili nello smarcarsi nel music business?

Di certo “This Better Be Something Great” ce li presentava molto bene: giovanissimi di Manchester, indole ben distinta tanto da arrivare ad autodefinire (che coraggio!) il loro genere d’appartenenza – britainicana, per chi non lo sapesse. Animo peperino, un’ottima tecnica ed un songwriting piacevole, sintomo di un estro che scalcia per uscire fuori il più rapidamente possibile: ciò giustifica i soli sei mesi che intercorrono tra il succitato EP ed il nuovo “So Much Country ‘Till We Get There”, inchino ufficiale al grande pubblico coi riflettori sparati in faccia.

Lavoro meno istintivo e impetuoso del fratello maggiore, tanto che i mancuniani paiono aver già trovato il modo per imbrigliare la foga in strutture più quadrate: “Strange Taxidermy” marcia in crescendo, ricalcando su carta carbone, ma senza lo stesso sacrificio emotivo, i Porridge Radio di “Waterslide, Diving Board, Ladder To The Sky”, gli English Teacher e i Racing Mount Pleasant, andando ad impattare, quindi, con i cuscini sull’indie-rock andante di “Can’t See”, vera hit del platter, chitarre prima pizzicate a distorcere il jangle pop, poi prese a plettrate decise come facevano i Bloc Party e gli Strokes giusto qualche annetto fa.

“The Wahs” rinviene il folk-rock, le melodie a sei corde ancheggiano di alt-indie – i Green Day di “Warning” che sbattono la testa sui Pixies di “Here Comes Your Man”–, mentre “Don’t Throw Rocks” rievoca i duetti vocali e le armonie squillanti dei Friko.

E se vi chiedevate il motivo di codesto britainicana… bhe unite tutte le influenze di cui sopra e vestitele di camicie sdrucite, piazzategli una spiga di grano tra le labbra e fate partire del sano country rock (“In The Morning”) – niente di trascendentale, i Wednesday ci sono arrivati giusto un pelino prima e lo fanno meglio, senza dubbio.

Sia chiaro, i Westside Cowboy sono validi, così come lo è “So Much Country ‘Till We Get There”, un ibrido che si disloca dall’asfissia della singola etichetta – c’è un po’ di tutto: post-punk accennato, country-folk, indie e classic rock di stampo USA – ma che non nasconde gli evidenti influssi da cui si genera. Eppure anche nel trarre ispirazione bisogna che ci sia un’arte nel rimodellare, un’identità che emerge dal pastiche, ed è innegabile che gli inglesi la stiano costruendo con un progetto niente male.

Tracklist

01. Strange Taxidermy
02. Can’t See
03. Don’t Throw Rocks
04. The Wahs
05. In The Morning