Come ci si riprende dall’abbandono di un frontman?
Domanda, questa, che ha attraversato più volte la storia del rock, con esiti molto diversi e opinioni che definire “dibattute” sarebbe un eufemismo. Agli inizi di questo aprile 2025, ci troviamo a chiedercelo di nuovo: sono tornati i Black Country, New Road, un gruppo che un frontman non ce l’ha più per scelta.
Per chi se le fosse perse, riassumiamo le puntate precedenti: nel 2022 la band di Cambridge pubblicava “Ants From Up There”, definito dalla critica (anche da noi) come uno dei migliori dischi di quell’anno. Un sophomore album raffinato, emotivo e soprattutto doloroso, a tratti di un’intensità da strappare il cuore; e aveva rischiato di strapparlo anche ad Isaac Wood, cantante e autore dei testi, il quale appena quattro giorni prima dell’uscita dell’album comunicò di aver lasciato la band per il bene della propria salute mentale. Rimasti in sei, gli inglesi dovevano scegliere: trovare un sostituto? Rinunciare al progetto per com’era? Oppure, più semplicemente, andare avanti senza di lui?
La risposta arrivò nel dicembre 2022, quando i Black Country, New Road si presentarono al pubblico londinese con una scaletta composta interamente da inediti. Il concerto sarebbe stato registrato e pubblicato come disco, “Live At Bush Hall”, con l’intenzione di non riproporre mai più dal vivo alcuna canzone scritta con Isaac Wood. Decisione, questa, che ha posto le basi per un importante cambio di rotta: un terzo lavoro in cui a spartirsi il ruolo di cantastorie sono le tre donne del gruppo — Tyler Hyde, May Kershaw e Georgia Ellery — senza una vera e propria frontperson, ma con l’esigenza di voltare pagina.
“Forever Howlong” non stravolge del tutto la cifra stilistica del sestetto: i brani rimangono piuttosto lunghi, dal paesaggio sonoro complesso, con con continui build-up e cambi di tempo. Sono costruiti per sfoggiare la preparazione tecnica e la creatività dei musicisti, i quali si destreggiano tra chitarra-basso-batteria e i meno classici banjo, violino, fisarmonica e strumenti a fiato (un genere di poliedricità che negli ultimi anni, nel post-punk made in UK, ha regalato grandi gioie — si vedano gli amici Black Midi). L’atmosfera, però, è completamente cambiata. Via gli struggimenti amorosi, (quasi) tutti i riferimenti agli Arcade Fire e alla cultura internettiana; e benvenuta vita bucolica, fatta di epos e placidità delle piccole cose. Il trio Hyde-Kershaw-Ellery ci porta in un’esplorazione fuori dal tempo, tra limoni e torte di mele, cavalieri in armatura dal cuore di legno e novelle che si fanno maestre di vita. Ne è un esempio il brano d’apertura “Besties”, elogio all’amicizia femminile stile Boygenius, ma anche “Happy Birthday”, singolo dalle sfumature à la Big Thief che riflette sul concetto di privilegio con serena onestà (“Cheer up, child, your world’s not tearing apart/Though you broke its heart/Many people would give an arm and a limb/To live where you live”). I citazionismi ci sono – sicuramente beatlesiani, sebbene si percepiscano gli echi di certi Genesis –, ma le sonorità sono molto più morbide di quanto proposto finora dai BC,NR.
Certo, non è tutto locus amoenus quello che luccica: il dolore e la solitudine permangono forti e presenti. Sia in forma allegorica, come in “Two Horses” e “Salem Sisters”, sia in maniera più diretta — il bullismo in “Mary”, ad esempio, o la storia di una gravidanza finita in tragedia, in “Nancy Tries To Take The Night” (momento più angosciante dell’album, benché uno dei migliori). La band si è conquistata l’elogio di critica e pubblico anche grazie alla sua vena più vulnerabile e umana, e anche stavolta non è stata da meno. Eppure c’è una ritrovata speranza per il futuro, data dalla solidarietà del restare uniti (“Where you shall pass, I, too, shall pass, all things must pass”). “Ants From Up There” era, dal punto di vista narrativo, un album fortemente personale, incentrato su una relazione naufragata; il passaggio da un singolo uomo a un trio di amiche ha avuto un effetto anche sulla scrittura. “Non è un album sul fallimento della relazione di un ragazzo, questo è sicuro”, ha raccontato Georgia Ellery a Pitchfork, sostenuta da Tyler Hyde, che l’ha definito “un ventaglio di vissuti femminili piuttosto ampio” e “una piccola enciclopedia”.
Nonostante la maggior parte della fanbase sia entusiasta di questo nuovo inizio, c’è chi l’ha accolto con una certa delusione. Molti pezzi, privati dell’impatto immediato cui eravamo abituati, richiedono un secondo o terzo ascolto per essere meglio compresi, e le nuove vocals non possiedono tanto la caratteristica fragilità di Isaac Wood, quanto la più convenzionale delicatezza di Adrienne Lenker. Ma cercare un rimpiazzo dal timbro uguale a quello del cantante uscente non sarebbe stato granché saggio: la scelta di optare per voci alte e femminili risulta più emblematica del cambiamento in atto. Sono voci diverse, che raccontano storie diverse, ma non per questo sfigurano: si veda innanzitutto la seconda sezione di “Happy Birthday”, con un acuto sostenuto per venti secondi ad accompagnare il crescendo musicale, ma anche i passaggi più dolci, come la conclusiva “Goodbye (Don’t Tell Me)”.
“I’ve fallen in love with a feeling” è il finale del disco. Una frase che ben esemplifica ciò che si prova chiedendosi cosa resti, alla fine di questi cinquantadue minuti. Che “Forever Howlong” non venga ricordato, in futuro, quanto il disco che lo precede? Possibile, ma va bene così. Intanto, con questo terzo album in studio, i Black Country, New Road hanno dimostrato di saper adempiere al compito più difficile, reinventarsi rimanendo coerenti a sé stessi; tessendo storie ugualmente toccanti, ma che vogliono essere meno una stilettata al cuore e più una carezza sul viso. Un addio dolceamaro, come chiudere un bellissimo capitolo trascorso mano nella mano: “Guarda che cos’abbiamo fatto insieme”. Adesso, però, si va avanti.
Tracklist
01. Besties
02. The Big Spin
03. Socks
04. Salem Sisters
05. Two Horses
06. Mary
07. Happy Birthday
08. For the Cold Country
09. Nancy Tries to Take the Night
10. Forever Howlong
11. Goodbye (Don’t Tell Me)











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