“When I get there, a place in time where life brings me elsewhere
Will I change my notion of self?
In sickness and good health
I promise to love and cherish myself”
Chi ci è passato – o ci sta passando in questo momento – lo sa bene: per le nostre generazioni il superamento dei 30 anni costituisce un momento importante nella vita di ogni individuo. Non c’è un motivo specifico, ma quel numero tondo viene spesso fatto coincidere con la fine della giovinezza, il momento in cui ci si rende conto – anche se prima si voleva evitare di pensarci – di essere davvero delle persone adulte con una serie di responsabilità. Inevitabilmente questo porta ad interrogarsi su diverse questioni che riguardano il passato, il futuro, le relazioni e le priorità coltivate nella nostra vita e a fare in qualche modo un resoconto della propria situazione attuale.
È proprio questo che viene alla mente ascoltando “The Clearing”, quarto album dei Wolf Alice. A quattro anni di distanza da “Blue Weekend”, il quartetto londinese torna con un lavoro estremamente diverso dai precedenti – anche se la loro impronta è sempre ben riconoscibile – nel quale i quattro si fermano e danno vita ad una presa di coscienza derivante da un certo tipo di maturità.
Una leggera quiete – tematica quanto musicale – permea tutti i brani che compongono l’album. Rimaniamo quasi straniti mentre veniamo accolti in questo nuovo mondo con ancora nelle orecchie il violento rimbombo delle battaglie interiori ed esteriori dei tre album precedenti. E se dal punto di vista dell’approccio tematico, i brani rappresentano ancora una profonda analisi dell’Io e di come questo si rapporta con il mondo esterno, questa volta abbiamo una sorta di autoaccettazione – tema, questo, già accennato in “Blue Weekend” – che esplode rumorosamente in mezzo alla quiete disegnata dagli archi e dal pianoforte.
Proprio dal piano è ripartita la band e da una concezione sonora quasi completamente analogica, con chiare influenze dagli anni ‘70, ovviamente ammodernate a dovere. Il tutto sfocia in una produzione pulita come i Wolf Alice non ne hanno mai avute e che va anche in questo caso a rispecchiare una certa chiarezza emotiva e psicologica a fronte del caotico tumulto sonoro e interiore – e fortemente giovanile – presente in “My Love Is Cool”, “Visions Of A Life” e (in parte) “Blue Weekend”. La chitarra di Joff Oddie e il basso di Theo Ellis fanno semplicemente da sfondo, mentre quasi tutti i brani vengono costruiti intorno al piano e alla voce di Ellie Rowsell. La cantante si sente finalmente libera di concentrarsi molto di più sull’aspetto vocale che su quello chitarristico e il risultato è una performance accattivante e versatile come mai in passato. Aspetti che prendono il sopravvento in brani come la dolce ballata “acustica” “Leaning Against The Wall”, l’opener “Thorns” o il primo singolo “Bloom Baby Bloom”.
Certo, non manca l’insicurezza, quella mancanza di appigli che a volte ci fa perdere l’equilibrio, ma viene candidamente mostrata come parte di sé, non come difetto da estirpare (“Passenger Seat”, “Safe In The World”). Anzi, alcune tematiche riguardo il sentirsi sbagliati in una società che impone determinate scelte, come quella della maternità, viene affrontata da Rowsell, nella magnifica “Play It Out”, con una sensibilità e una maturità fuori dal comune. Un brano che analizza il passare del tempo, scava dentro dubbi leciti e riflette sul presente e sul futuro, con la promessa e la speranza di rimanere sempre fedeli al proprio benessere, nonostante tutto.
“Under the shadow of a mountain/I pay no mind to move
There is still some scattered light/It warms me up like it could reach me inside
And then I come into a clearing”
Il messaggio che i Wolf Alice vogliono mandarci con “The Clearing” – oltre che nel titolo stesso dell’album – è estremamente chiaro anche dei due brani conclusivi, “White Horse” e “The Sofa”. È giusto prendersi dei momenti per riflettere, avere rimpianti e rendersi conto che, alla fine, tante cose della nostra vita vanno bene come sono, seppur diverse da come ce le eravamo immaginate dieci anni fa. Un album che da un punto di vista musicale manca senza dubbio della varietà, dell’estro e dell’energia che ci hanno fatto innamorare dei Wolf Alice, ma attraverso il quale i quattro ragazzi londinesi si mostrano più cresciuti, con le spalle meno curve per il peso della aspettative e la chiarezza di fermarsi nella quiete, cercare di capire chi si nasconde dentro di noi e mostrarlo al mondo senza remore.
Tracklist
01. Thorns
02. Bloom Baby Bloom
03. Just Two Girls
04. Leaning Against The Wall
05. Passenger Seat
06. Play It Out
07. Bread Butter Tea Sugar
08. Safe in the World
09. Midnight Song
10. White Horses
11. The Sofa




















