Siamo giunti alla ormai consueta prima settimana di Settembre, durante la quale si svolge da qualche anno, facendo eccezione per il 2008 e il 2006, l'I-Day, o per i nostalgici, l'Independent Day Festival, piccola Mecca della musica live alternativa, indie e punk.
Organizzato da Indipendente Concerti e Vivo Concerti, vanta una delle migliori location possibili per l'occasione, la vasta Arena Parco Nord di Bologna, oltre ad una organizzazione ottima.
Luogo di ritrovo della “cultura alternativa”, l'I-Day è un momento in cui si respira un'area diversa, quasi più cosmopolita. Soffia un vento che porta molteplici suoni e colori, dal metallaro relativamente giovane che ha passato l'adolescenza a pane e Offspring che decide di vedere i propri idoli di gioventù all'adolescente che strepita nell'attesa di vedere i più leggeri Simple Plan, o il punk rocker impenitente, tutto borchie e creste, che attende la prima discesa in Italia dei Face To Face. Tutti insieme, tutti a godersi la musica e a divertirsi. Scordatevi la disastrosa prima edizione dove personaggi poco educati lanciarono bottiglie e oggetti ben più pericolosi addosso ai Blink 182, qui ormai si viene solo per far festa e passare una bella giornata in compagnia degli amici, e perchè no, farsene di nuovi. E questo solo per quanto riguarda il secondo giorno! Il primo merita un discorso a parte per via della maggior affluenza e soprattutto per via della maggior risonanza che hanno le band in cartellone. Aiutati da una giornata di bel tempo, l'atmosfera di festa e ilarità è addirittura moltiplicata. Solo se si assiste a questo tipo di raduno si può capire che cosa passa per la testa dei fan che attendono. E per un osservatore esterno, quale deve essere il giornalista, risulta difficile a volte non farsi prendere dalla foga del momento, magari perchè in fila alla cassa o al bagno si chiacchiera con qualche fan adorante, magari al primo concerto del genere, che non vede l'ora che si alzi il sipario e la propria band del cuore inizi a suonare.
Diviso in due giorni, come di consueto abbiamo la prima giornata dedicata all'indie e alternative rock, con in cartellone alcune delle band più importanti dell'ambito, oltre che gli emergenti, mentre la seconda giornata è tutta dedicata al punk rock più o meno mainstream, con la bill organizzata nella stessa maniera: band emergenti e grossi nomi affiancati.
Se il primo giorno però s'è potuta vedere una discreta affluenza, anche grazie all'aiuto dei nomi in cartellone, il meteo impietoso ha infierito sulla seconda giornata, che pur avendo nella bill gli ultrafamosi The Offspring, ha fatto registrare un'affluenza di pubblico piuttosto scarna, almeno agli occhi di chi, lo scorso anno, ha visto l'Arena sold out, in cui si faticava a trovare un buco per sedersi un secondo.
Ma veniamo a noi.
Giorno 1
Come già detto, Sabato 2 Settembre ha il palco consacrato all'indie e all'alternative rock. Il palco bolognese è stato calcato a partire dal pomeriggio dai quasi locali (la band è originaria di Ravenna) Heike Has The Giggles, autori di un'apertura divertente ed energetica, peccato sia stato uno spettacolo goduto dai pochi avventurosi già presenti, seguiti dopo un rapido palco dai Morning Parade un po' sottotono rispetto all'apertura. Lo show non è entusiasmante, ma sicuramente da gettare via. Intrattiene senza esaltare.
Poco dopo le cinque del pomeriggio, col sole che inizia a calare quel tanto che basta per rendere la situazione un tantino più vivibile (per chi non è mai stato all'Arena, esistono solo due tipi di clima: caldo sahariano o gelida palude stile Nord Europa in tardo autunno, nessuna via di mezzo), è ora dei The Wombats. Con facilità disarmante, il trio inglese cattura la folla sfornando uno show elettrizzante, che pesca a piene mani dai due album pubblicati. È un piacere seguirli dalle retrovie, godendosi la loro musica in pace, prima che la stragrande fetta del pubblico arrivi, giusto in tempo per gli headliner.
White Lies forse un po' sottotono? Non avendo un metro di paragone con altre esibizioni live viste, posso dire che per quanto la performance sia ammirevole, il cantante sembra un po' fuori fase, quasi fosse malato. I fan apprezzano, ma per un ascoltatore casuale la sensazione che potessero fare meglio permea tutto il loro slot, per quanto l'impressione non sia negativa, tutt'altro.
Viene quindi il momento per i co-headliner Kasabian, e da come la folla è aumentata nell'arco di tempo necessario a far la fila per le patatine fritte, sembra quasi che ci sia stata una moltiplicazione miracolosa di indie e alternative rockers.
In ogni caso, i Nostri hanno bravura e carisma da vendere. Peccato qualche problema tecnico che un po' mina le fondamenta di un live da paura, di quelli che un fan raramente scorda, e anche il non-fan apprezza, quantomeno per la carica che gli inglesi trasmettono, decisamente molta di più rispetto alle mie più rosee aspettative. Grande show che invita ad una seconda visione. I fan più accaniti saranno accontentati il prossimo novembre, non dovrete attendere troppo.
Tempo per gli Artic Monkeys, i più attesi dalla folla, dopo il forfait dei The Vaccines dovuto ad una malattia del cantante.
La band inglese suona circa un'ora e mezza, con una setlist bilanciata tra pezzi nuovi e hit più datate. Sebbene i nuovi brani siano assolutamente godibilissimi anche in sede live, si nota subito come la folla, gremita di fan e non, reagisca molto meglio ai brani più vecchi, quasi a voler sottolineare che “erano meglio qualche anno fa”, come un amico mi ha fatto notare tempo fa, durante una discussione sugli stessi. Bello show, ma esattamente come per i White Lies non ho un metro di paragone per capire se sono stati meglio o peggio di altre volte. Certo è che il termometro della folla faceva un po' su e giù, senza però calare troppo.
Una prima giornata di pregevole fattura ed esecuzione, a parte qualche momento un po' meno esaltante. L'affluenza di circa 15000 persone inoltre, per quanto più bassa dello scorso anno, fa ben sperare per questo tipo di grandi raduni indie. Con più pubblicità forse si potrebbe ottenere numeri ben più alti, dati i nomi in cartellone.
Ma veniamo al…
Giorno 2
Non si mette bene sul fronte meteo. Già dalla prima mattina la temperatura è alta e umida, il cielo grigio non fa presagire nulla di buono e, stando al caro vecchio detto contatino “Verona quel che mostra dona”, si prevede pioggia a volontà, con qualche sporadico temporale durante tutto l'arco della giornata. Quel che basta per scoraggiare il più stagionato punk della penisola che magari ha aspettato il giorno stesso per decidere se presentarsi al festival. C'è da dire che quest'anno la preoccupazione è molto alta per gli eventi all'aperto in caso di pioggia. È ancora fresca la ferita dei cinque ragazzi morti al Pukklepop belga, oltretutto altri due o tre palchi hanno subito danni, o peggio, fatto danni a cose e persone per via del maltempo in giro per il mondo. Le facce degli organizzatori non sono certo rosee.
In ogni caso, dopo un breve acquazzone alle due del pomeriggio, si respira un po' grazie al sole splendente accompagnato dal forte vento che sembra spazzare via le nubi durante l'esibizione degli Adam Kills Eve, la prima delle due band italiane ad aprire la giornata. Dediti ad un rock/screamo sperimentale, suonano per un pubblico estremamente ristretto. L'impressione che danno è sicuramente positiva, per quanto il poco tempo passato sul palco ci impedisca di capire esattamente di che pasta siano fatti questi fiorentini.
Un celere cambio di palco e salgono i secondi (ed ultimi) italiani della giornata, If I Die Today. Più dediti ad un hardcore punk che sfocia nel metalcore di tanto in tanto, sembrano quasi stonare nell'ambito della giornata. Anche loro suonano davanti ad un pubblico scarso, che preferisce rilassarsi prima del main event. La resa non è del tutto soddisfacente, i suoni sono sbilanciati (il basso è pressoché inudibile, le chitarre sovrastano la voce e la batteria. In un altro contesto forse la band avrebbe suonato meglio, ma in questo frangente non entusiasmano, anzi, attirano qualche sbadiglio tra le persone attorno a me.
Decisamente più in forma e adatti al contesto generale i Face To Face, formazione californiana dedita ad un punk rock ammiccante al pop ma che attira decisamente più gente sotto al palco. Giunti al ventesimo anno di carriera, era la prima volta che suonavano in Italia e la carica che sprigionano è considerevole, per quanto siano neanche le cinque del pomeriggio! Uno show divertente, coinvolgente, positivo in ogni suo aspetto, anche per via dell'ilarità scatenata da un coccodrillo gonfiabile (di quelli che si usano per andare al mare), dotato di mantellina rossa che viene fatto rimbalzare da un capo all'altro del pubblico. Promossi a pieni voti!
È qui però che iniziano a sorgere i problemi. Scuri nuvoloni si avvicinano a gran velocità, e non si mette bene per l'esibizione dei Taking Back Sunday, che già hanno dovuto spingere il pulmino per farlo partire, all'aeroporto di Milano, poche ore prima. Di fatti, il loro show, per quanto potente ed energico, viene interrotto due volte da un temporale estivo da manuale, con raffiche di vento velocissime e scariche di pioggia che fa pensare quasi venga gettata con le proverbiali catinelle. Nonostante i disagi però, la band di Long Island assesta un bel colpo duro e regala uno show ottimo per gli amanti del genere. E con tutti i disagi subiti quel giorno, sono anche disponibilissimi ad essere intervistati. Vedrete poi nell'apposita sezione.
Subito dopo, con il rischio pioggia apparentemente debellato (anche se ci credono in pochi) viene il momento dei No Use For A Name. Punk rock vecchio stile, scanzonato e divertente, lo show è a dir poco esilarante. Con ventiquattro anni di carriera sulle spalle e ore e ore passate sul palco, per quanto suonino a malapena un'ora il risultato è ottimo. Il pubblico si scalda, volano schizzi di fango ovunque, per quanto la zona sia cementata, è il delirio punk che tutti aspettavano finalmente. Si comincia a fare sul serio.
Sono le 20 circa quando viene l'ora dei Simple Plan. Veterani del palco (erano presenti anche lo scorso anno), i Canadesi, per quanto giovani e con solo quattro album all'attivo, pescando qui e lì riempono il loro slot con il loro pop punk adolescenziale scanzonato e poco impegnativo. Certo, i più “hardcore” punk presenti avranno fatto molto fatica a sopportare questo genere, soprattutto subito dopo un concerto tirato come quello dei No Use For A Name e prima degli attesissimi Offspring, ma per i fan è una delizia per le orecchie. Tanto di cappello per il medley centrale che ha spezzato la setlist, composto da “Fuck You” di Ceeloo Green, “Dynamite” e “Raise Your Glass” di P!nk, cosa totalmente inaspettata. Per un secondo sembra che sul palco ci sia il cast di Glee! Per chi sa apprezzare, i Simple Plan non sbagliano certo il colpo!
E finalmente il momento che tutti attendevano! I veterani del punk rock, tra i fautori della rinascita del genere negli anni '90, The Offspring tornano a calcare il palco dell'Independent Day Festival. Sebben partano un tantino in sordina, lo show si scalda mano a mano che il concerto avanza. Una set list da best of più canzoni dall'ultimo uscito, carica e attitudine punk che non mancano, Dexter Holland, per quanto un po' appesantito e sicuramente non più giovanissimo canta e suona con tutto quello che ha, assieme ai fedeli compari, tra cui un Noodles in piena forma. I pezzi più apprezzati sono quelli di Americana, il grande capolavoro, ma nessuno si risparmia niente. Anche i più stanchi nelle retrovie trovano modo di alzarsi dal loro comodo posticino in collina per saltar e cantare. Certo, la bassa affluenza un po' pregiudica l'esperienza, soprattutto se si ha come metro di paragone l'edizione dello scorso anno in cui talvolta non si riusciva a sentire la musica durante i Blink 182. Highlight della serata sicuramente l'accoppiata “The Kids Aren't Alright” e “I Want You Bad”, quando il pubblico si scatena senza paura.
Giunge qui al termine l'Independent Day di quest'anno, tra fango e freddo. Come al solito, l'organizzazione centra il bersaglio e i due giorni filano lisci come l'olio, per la felicità del pubblico pagante.
Due giorni in allegria e senza preoccupazioni, in cui la musica non solo la si ascolta, ma la si vive proprio. Se ne è circondati.











