INTERVISTESPECIALI

Intervista – Atreyu (Dan Jacobs)

Ciao Dan! Benvenuto su SpazioRock, come va?

Sto bene, grazie!

Tra pochissimo uscirà il vostro nuovo album in studio, “Baptize”. Cosa devono aspettarsi i vostri fan da questo disco? Ci puoi dire qualcosa al riguardo?

Direi che ogni nuovo album degli Atreyu cerca di essere un po’ diverso da quello precedente. Nessun album suona come un altro e questa è una cosa che abbiamo sempre cercato di fare in modo coerente quando ci mettiamo a scrivere. Neanche questo disco fa eccezione in questo senso. Si tratta di uno dei nostri album dai suoni più forti, ma è molto forte anche dal punto di vista dei testi. In generale, sotto ogni aspetto, abbiamo tirato fuori tutto ciò che avevamo fatto in passato e ne abbiamo preso gli elementi più adatti per far suonare le canzoni che stavamo scrivendo in questo modo. Direi che il modo migliore per descrivere queste canzoni è arena-hard rock, per dirla in breve. In definitiva, è questo ciò che ci si dovrebbe aspettare.

Si tratta di arena-rock ma non nello stile dei Muse, per intenderci. Il vostro stile è più pesante.

Esatto. Presenta degli elementi e dei suoni più duri rispetto a ciò che propongono gli Imagine Dragons, i Muse o altri gruppi di questo tipo, ma ci sono degli elementi in comune. Noi non suoniamo come i Muse ovviamente, ma tutto il materiale è stato scritto in modo “grande”, sia le parti pesanti che i ritornelli.

Quali sono gli argomenti che avete trattato maggiormente all’interno di questo lavoro? Quali messaggi avete cercato di lanciare con questo nuovo album?

Ci sono un sacco di testi sulle condizioni attuali del mondo, il disco è stato scritto interamente durante la pandemia, per cui si concentrano sullo stato attuale delle cose e su quanto tutto ciò sia fuori di testa. Per quanto riguarda il resto, ci sono un sacco di testi sull’auto-riflessione: canzoni come “Dead Weight”, ad esempio, si riferiscono all’essere un peso morto in certe situazioni quando ti ritrovi all’interno di una relazione. Poi ci sono pezzi come “Underrated”, che è una canzone sul non sentirsi apprezzati, come può succedere quando lavori molto duramente su qualcosa che poi la gente non sente come proprio o che non percepisce nel modo in cui tu speravi. Più in generale, abbiamo deciso di chiamare l’album “Baptize”, e questo lo riflette molto, perché ci siamo divisi dal nostro cantante Alex (Varkatzas, ndr) durante il processo di scrittura del disco e per noi si tratta quindi di un nuovo inizio, è un po’ come farsi battezzare, o qualcosa di simile ad una sorta di purificazione, se vuoi. Nel complesso l’album rappresenta un po’ il prossimo passo verso il futuro, l’inizio di un nuovo capitolo della nostra band.

Ascoltandolo ho notato che c’è un interessante bilanciamento tra parti più aggressive e parti più leggere, tra parti metal e parti un po’ più tendenti a delle sonorità pop. Si tratta del risultato che stavate cercando di raggiungere o è stato un processo spontaneo?

Un po’ entrambe le cose. Voglio dire, abbiamo scritto la maggior parte delle cose in studio: ci viene in mente un’idea, la prendiamo, la mostriamo a tutti e poi ci chiediamo se qualcun altro ha a sua volta un’idea. In un certo senso, diciamo: “Va bene? Su quale idea volete lavorare oggi? Quale vi piace di più?” e poi la prendiamo e iniziamo a trasformarla in una canzone. Molte volte può essere solo un ritornello dal quale poi creiamo un riff, un pre-ritornello o una melodia, insomma qualcosa su cui provare a metterci le parti vocali. In definitiva, siamo entrati in studio per questo disco pensando a come lavoriamo di solito su qualsiasi altro disco, chiedendoci: “In che modo potremmo renderlo più grande? Come potrebbe essere migliore di qualsiasi cosa che abbiamo mai fatto prima? Qual è la strada giusta da prendere per noi per crescere? Cosa possiamo fare che abbia senso per noi?”. Senza fare nulla per oscurare ciò che è stato fatto per gli altri dischi degli Atreyu, per questo abbiamo fatto qualcosa di leggermente diverso rispetto all’ultimo disco, anche se comunque la distanza con ciò che abbiamo creato prima ovviamente non è mai troppo grande: se oggi ascolti ogni singolo album degli Atreyu, puoi capire in breve quello che stiamo facendo.

In breve, avete provato a fare qualcosa di nuovo pur rimanendo voi stessi. È corretto?

Esatto!

Se dovessi scegliere la canzone più rappresentativa di “Baptize”, quale sceglieresti e per quale motivo?

Questa domanda è davvero difficile! (ride, ndr) Forse direi “Baptize”, la title-track, perché ha un po’ tutte le caratteristiche dell’album: ha parti pesanti, parti veloci, presenta cose imprevedibili, un ritornello molto potente, insomma, un po’ tutte queste cose insieme. Un’altra potrebbe essere “Catastrophe”, ma è difficile perché se hai ascoltato l’album, ti accorgi che va in un po’ tutte le direzioni, ci sono molte atmosfere diverse, per cui non c’è una canzone che tu possa dire: “Tutto l’album è esattamente come questa canzone”. Così come non esiste un brano degli Atreyu che possa rappresentare tutto ciò che gli Atreyu sono, è davvero difficile farlo, in quanto spostiamo e cambiamo sempre qualcosa ad ogni album, cercando di progredire. In ogni caso, direi “Baptize” e “Catastrophe”.

Una delle prime cose a cui ho fatto caso guardando la tracklist di “Baptize” è stata la presenza di Jacoby Shaddix dei Papa Roach, di Travis Barker dei Blink-182 e di Matt Heafy dei Trivium. Come è stato collaborare con loro? Vi siete divertiti?

Sì, ogni situazione è unica a modo suo. Tutte le canzoni sono state scritte prima che venissero a suonarci o a cantarci sopra. Una volta scritte alcune canzoni, ci siamo detti tipo: “Sarebbe divertente avere alcuni ospiti a cantare. Chi avrebbe senso far cantare in queste canzoni? Chi conosciamo? Con chi ci piacerebbe lavorare?” Poi sai, ad esempio, con Matt Heafy ci conosciamo da molto tempo, siamo buoni amici, è un ragazzo che ha davvero del talento. La sua voce è unica quindi poter mostrare una firma del genere è sempre grandioso. In generale, è sempre bello collaborare con altri artisti di quel calibro, che hanno tutte quelle abilità e tutto quel successo e, in più, senza quelle collaborazioni non ci sarebbe stata la stessa intensità, per cui si tratta di una cosa veramente bella. Ad un certo punto abbiamo registrato “Oblivion” e gliel’abbiamo mandata, dandogli qualche indicazione su ciò che ci aspettavamo che lui facesse, sul punto in cui pensavamo di farlo cantare. Lui ha registrato la sua parte e ce l’ha rimandata indietro e l’abbiamo lasciata così. È stata una di quelle situazioni in cui lasci che le persone facciano le cose a modo loro per dare un certo sapore alle canzoni. Con Jacoby la situazione è stata simile, solo che lui, rispetto a Matt che vive in Florida, abita molto più vicino a noi ed è potuto venire qualche volta al nostro studio di registrazione, a Calabasas (in California, ndr). Avevamo questa canzone, “Untouchable”, la stavamo riascoltando e abbiamo pensato: “Cavolo, Jacoby sarebbe perfetto in una canzone del genere!”. Così abbiamo deciso di coinvolgerlo. Ha tanto talento, è veramente bravo e se hai bisogno che lui faccia qualcosa per te, puoi essere sicuro al 100% che la farà. In più ha portato un’energia incredibile alla canzone, anche se già prima il livello dell’energia della canzone era alto, ma lui ha alzato l’asticella da 10 a 11, ed è stato davvero fantastico. L’ultimo – ma non meno importante – è Travis Barker: lui ha suonato personalmente, ma avevamo già scritto un paio di canzoni per l’album con Mark Hoppus, ossia “Dead Weight” e “Sabotage Me”, e poi è arrivato Travis, nel momento in cui avevamo finito “Warrior”, ad eccezione del bridge. Volevamo che Travis fosse dei nostri per questa canzone. Di solito, chi collabora con Travis Barker gli fa suonare la batteria per tutta la durata di una canzone, perché lui a suonare è incredibile, quindi è tutto facile facile. Ma noi volevamo fare qualcosa di diverso, volevamo fargli fare qualcosa di unico e una delle cose in cui lui ha veramente del talento è la sua abilità ad utilizzare il rullante, a fare tutte quelle cose che senti quando ascolti una banda, una di quelle che ci sono durante le partite di football o qualcosa del genere. Volevamo riprodurre questa sensazione, una sorta di evento sportivo in cui le persone correvano da una parte all’altra, che si schiantano durante il suono fragoroso della batteria. Travis è entrato e ha mostrato tutte le sue abilità col rullante lungo tutto il bridge e lo ha davvero portato in vita, dandogli quella sensazione di un’enorme banda che marcia. Per cui sì, ne è venuta fuori una cosa molto bella e lui è andato alla grande.

Prima hai citato i vostri album precedenti. L’ultimo, prima di “Baptize”, è stato “In Our Wake”. Secondo te si tratta di due dischi molto diversi tra di loro o si assomigliano un po’?

Sono abbastanza diversi. Ovviamente ci sono alcune similitudini, ma sono un po’ diversi perché, innanzitutto, Alex non fa più parte della band: questo ha cambiato un po’ le cose, ci sono state delle modifiche. Alex era presente in “In Our Wake” e ha scritto qualche testo per questo album, ma non di tutte le canzoni. A livello di suono lui non si sente, ma non è vero che Alex non è stato per niente coinvolto in questo nuovo album. Quindi, per questo motivo, abbiamo dovuto fare molte cose che non avevamo mai fatto prima, come ad esempio le parti in scream fatte da Brandon (Saller, ndr), che ha anche cantato in parti in cui normalmente non l’avrebbe fatto. Stesso discorso per Porter (Marc McKnight, ndr) e per me, ho cantato nel bridge di “Stay”, ed è una cosa che non ho mai fatto in una canzone degli Atreyu. Abbiamo cercato di riempire alcuni buchi, così ci siamo chiesti cosa avesse senso fare: fondamentalmente, in studio, io, Travis (Miguel, ndr), Porter e Brandon ci siamo alternati a cantare in alcune parti delle canzoni, per vedere chi se la cavasse meglio e, nella maggior parte dei casi, aveva senso che fosse Brandon a cantare e a volte Porter ad occuparsi delle parti in scream. E in realtà è stato davvero divertente fare cose del genere. La prima canzone dell’album, “Strange Powers Of Prophecy”, è un brano a cappella ed è il primo in cui tutti noi componenti della band cantiamo insieme, quindi è una sorta di vetrina per presentare questo nuovo capitolo della nostra band. E l’aspetto veramente interessante di questa canzone, a parte il fatto che non avevamo mai fatto una canzone a cappella prima d’ora, è che tutti i suoi versi provengono dai testi di tutte le altre tracce di “Baptize”. Abbiamo riascoltato tutte le canzoni, abbiamo selezionato un verso da ogni traccia, abbiamo scelto quelli che ci sembravano i più adatti, li abbiamo messi in un ordine sensato ed ecco qua “Strange Powers Of Prophecy”. Non è altro che un modo per cercare di mettere insieme tutto l’album. Non so se qualche altra band abbia mai fatto qualcosa di simile, ma noi volevamo fare qualcosa di veramente unico e penso che sia una cosa quantomeno interessante, soprattutto se ascolti e riascolti l’album più volte, dall’inizio alla fine, e inizi a cercare tutti i versi che compongono “Strange Powers Of Prophecy” all’interno di tutte le altre canzoni.

Avete già pianificato un tour per quest’estate? O state aspettando che la situazione si calmi?

Abbiamo annunciato che faremo un paio di show in alcuni dei più grandi festival degli Stati Uniti. Penso che suoneremo al Rockville in Florida, poi anche all’Aftershock di Sacramento e ne avremo un altro in Virginia, che penso sia il Blue Ridge Rock Fest, comunque sempre un festival rock. Oltre a questi, prima della fine dell’anno vogliamo provare ad andare in tour.

In Europa ancora niente, giusto?

Non ancora, anche se vorrei tornarci il prima possibile, ma in questa situazione è un po’ difficile cercare di far funzionare una cosa del genere. Appena questa situazione si calmerà un po’… Noi non vediamo l’ora di tornare in Europa!

Siamo all’ultima domanda. Vuoi lasciare un messaggio ai vostri fan italiani?

Solo un grande grazie a tutti coloro che hanno continuato a supportarci durante tutti questi anni, siamo una band da 20 anni ormai. E sarebbe molto apprezzato se la prossima volta che verrete ad un nostro concerto in Italia, per favore, mi metteste da parte tutta la pasta che avete perché verrò a mangiarmela tutta!

Grazie mille Dan! Sei stato molto gentile, ci vediamo!

Grazie per il tuo tempo, a presto! Ciao!

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