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Intervista – Jameson & Co. (Jameson Burt)

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Ok Jameson. Facciamo finta di aver davanti due boccali di ottima birra irlandese e che stiamo facendo questa intervista faccia a faccia. Ti ho conosciuto come special guest ai Magazzini Generali a Milano qualche giorno fa (3 Dicembre 2014). Ero il ragazzo strambo che alla fine della serata ti ha chiesto se potevi introdurre illegalmente un poster nei camerini per farlo firmare dai ragazzi dei Rival Sons. Sei stato veramente gentile e direi premuroso e sono rimasto colpito molto positivamente da questo. Grazie ancora. In questi giorni stai promuovendo il tuo nuovo EP "Carnivore" qui in Italia come nel resto d'Europa e mi farebbe molto piacere poterti aiutare in questo come stanno facendo i Rival Sons a loro volta. A proposito di questo ti vorrei chiedere; all'inizio della serata hai detto che tu e i RS siete amici, parte di una famiglia. Questa amicizia, artisticamente parlando, è proficua come ti aspettavi (se ti aspettavi qualcosa)?

Assolutamente. La mia "amicizia" con quei gentiluomini risale ad alcuni anni fa; sono miei cari amici. Artisticamente parlando è moto "produttiva" per me perché sono ispirato da ciò che fanno sul palco ogni sera e per come si approcciano al loro lavoro. Certamente "produttiva" anche perché mi hanno portato fuori "on the road" con loro, il che significa che devo fare ciò che faccio ogni sera davanti ad un pubblico che altrimenti potrebbe non sentire le mie cose. E per finire, molto "produttiva" poiché io e Dave Beste (bassista dei RS) abbiamo collaborato in studio sul mio materiale per diversi anni. Infatti lui (Beste) è co-produttore con me di "CARNIVORE", insieme al nostro comune amico Dallas Kruse.

Sei consapevole di saperci fare col pubblico? Quanto è importante per te essere "audience friendly", a prescindere dalla musica?

Mi riesce meglio alcune sere piuttosto che altre. Sono sempre pienamente assorto nella musica, ma essere coinvolto col pubblico ad un livello più personale non mi viene proprio naturalmente. Sto comunque imparando a divertirmi e ad aprirmi maggiormente col pubblico. Mi hai visto a Milano in quest'ultimo tour, che è stata probabilmente la serata nella quale mi sono più divertito ad interagire col pubblico. Sto imparando a parlare un pò in Italiano, perché la mia ragazza è italiana, per cui è stata una bellissima occasione per me di poter parlare ad una platea straniera nella loro lingua. E' stata una grande serata.

Durante il concerto ai Magazzini Generali ho notato che bevevi qualcosa tra una canzone e l'altra. Da dove stavo io sembrava Whisky. Che marca era? Era Jameson?

Whisky infatti. Credo che fosse Jack Daniels quella sera. E' quello che bevo di solito.

Scherzi a parte. Grande voce. Davvero. Ancora più bella dal vivo che sul disco. Mi ricorda altre grandi voci, ma alla fine ognuno ha la sua e comunque anche Shazam ti riconosce. Quando hai deciso di fare il musicista. intendo come professione, qual'era il tuo obiettivo? L'hai fatto per le donne, per il whisky o solo per il divertimento? In altre parole sesso, droga o rock and roll? Scommetto per le donne…

 

Il mio obiettivo facendo musica è sempre stata la musica. Tutto qui. Semplicemente amo la musica ed è ciò che ho sempre saputo fare meglio, ed è per questo che so da molto tempo che questo è il mio obiettivo. I soldi vanno e vengono, devi fare musica per la musica (Art for art's sake ndt). E per quanto ne so questo è sempre stato sufficiente. Comunque, ho trovato la mia Donna quindi non ne ho bisogno per quel motivo.

Parliamo del tuo ultimo lavoro "Carnivore". Titolo curioso. Mi fa venire in mente concetti come "primordiale", "aggressivo" e non ci sono canzoni con questo titolo nell'EP a sottolineare una volontà specifica in questa scelta. Sempre roba di donne?

Mi piace la parola che hai usato, "scelta", e penso che questi concetti siano rilevanti nell'album. Il titolo mi venne in mente mentre scrivevo questa serie di canzoni. Ma di base penso che quest'album parli di una certa impostazione mentale o di uno specifico approccio alla vita e alle relazioni: l'atteggiamento mentale del "taker" (neologismo poco traducibile che sintetizziamo col termine l'arraffone ndt), cioè quello di colui che prende tutto ciò che vuole quando lo vuole da chiunque voglia senza guardarsi mai veramente indietro. Ho scritto alcune canzoni che sono una critica (nel senso descrittivo del termine ndt) di queste situazioni, ed anche del risultato a cui porta questo comportamento, e anche dello svegliarsi da questo stato mentale e di cosa può esserci dopo. Si può vivere per molto di più che solo per i propri desideri. Non lo so, questo è solo un aspetto dell'album, credo.

Il primo singolo da "Carnivore" è "Breathe Your Last", ma vorrei parlare di "Remember". Mi ha colpito molto, sin dalla prima volta che l'ho sentita dal vivo a Milano. Molto belle sia la versione acustica che quella in studio. Se ti chiedessi di scegliere un aspetto di questa canzone preferiresti parlare della musica o del testo e perché?

Mi piacciono entrambi gli aspetti, ma il testo è molto importante per me. L'ho scritto come una sorta di promemoria a me stesso – che non è importante ciò che accade nel mondo fisico, non è importante dove sei col tuo corpo o cosa sta accadendo intorno a te, l'anima è sempre QUI. E credo fermamente che ci sia una parte dell'anima, la sua parte più profonda, che non si muove mai, ed è solo testimone di tutto ciò che sta accadendo. C'è un silenzio sempre presente e pieno. Per me, in qualsiasi circostanza mi trovi, se ci faccio caso e presto attenzione a quel posto dentro di me, trovo a disposizione per me sempre forza e gioia e pace. Mi piace. Mentre la musica va, è una cosa molto divertente da fare per…è sempre una sfida.

Non voglio annoiarti con paragoni, ma il modo in cui strimpelli l'attrezzo mi ricorda il buon vecchio Mark Knopfler. Che tipo di relazione hai con la tua chitarra? Come vi siete conosciuti?

Prima di tutto, io amo Mark Knopfler. Che bellissimo paragone, grazie. E' un maestro assoluto. Ho avuto una chitarra attorno a me da che ho memoria, anche perché mio padre è un chitarrista. Ma ho iniziato ad imparare da lui quando avevo 12 anni e ne sono stato subito catturato. La chitarra è una bellissima compagna e socia ed uno strumento d'espressione personale incredibile. Ho sentito alcune interviste con Knopfler circa questo argomento e nelle quali parlava della sua capacità di imitare la voce, del modo in cui puoi quasi farla "parlare". Può dire cose in un modo in cui parole e voce non possono, ed è anche un fondamentale strumento d'accompagnamento alla voce umana. Quando suono e canto, le due cose sono strettamente connesse.

E' stato bello per me conoscerti. Prima che un buon artista mi sei sembrato una brava persona, e questo conta molto di più. Ti rivedremo in italia? Spero che tu ti sia divertito almeno quanto noi.

E' stato un piacere incontrarti e parlare con te, grazie. Ho passato buona parte dell'anno scorso in italia, mi sono innamorato della sua cultura e dei suoi paesaggi e di molte delle sue città. Stranamente la serata di Milano è stata la mia prima vera performance in italia, ed ora non vedo l'ora che arrivi la prossima. Tornerò sicuramente appena possibile.

La birra è finita. Andiamo in pace.

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