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Kamelot – The Awakening

Giunti al tredicesimo album di una gloriosa carriera, i Kamelot ritornano sulle scene dopo un periodo di pausa rilevante. Cinque anni, nonostante la pandemia appena vissuta, sono un periodo decisamente lungo per una band che anche con gli ultimi “Haven” e “The Shadow Theory” aveva rinforzato la sua posizione di prestigio nel panorama del symphonic metal, seppur con giudizi, proprio su questi ultimi lavori, che avevano in parte diviso pubblico e critica. Da un lato la conferma di un marchio di fabbrica indistinguibile e una produzione sempre ai massimi livelli, ma dall’altro forse la difficoltà di raggiungere nuovamente le vette compositive conquistate negli anni passati con album come “Karma” o “The Black Halo”. Viste tutte queste premesse, la band guidata dal frontman Tommy Karevik, giunto al suo quarto disco dell’era post Kahn, si trova di fronte a numerose aspettative per questo nuovissimo “The Awakening”.

Dopo la classica intro strumentale “Overture”, parte “The Great Divide”, che si costruisce su ritmi marcati ma che conserva un piglio estremamente melodico, per sfociare in un chorus in puro stile Kamelot. Un brano che riesce a conquistare al primo ascolto per la sua estrema epicità ma anche per la capacità di Karevik di muoversi in una struttura del brano diretta e lineare, ma di donare sfumature incisive nell’interpretazione. Si innalza libero e senza barriere il ritornello di “Eventide” che risulta un brano carico ed emozionante, mentre si passa poi all’attitudine aggressiva di “One More Flag in The Ground”, già singolo di successo che testimonia anche la volontà della band di aggiungere qualcosa al proprio sound, in questo caso una componente più incisiva che dona al brano decisione ed estrema coerenza, oltre che risultare perfetta in sede live per il diretto coinvolgimento del pubblico. Calda, emozionante ed avvolgente è “Opus Of The Night”, il primo singolo di ritorno del gruppo sulle scene dopo i già citati cinque anni di assenza, un perfetto come back per introdurci nell’universo dei Kamelot, dalle mille sfaccettature sonore ed il chorus sempre in primissimo piano a brillare come un fuoco che non accenna a spegnersi.

Con “Midsummer’s Eve” la band ci catapulta in una dimensione che hanno sempre padroneggiato in maniera sublime, sviluppando una ballad dolcissima ed emozionante sul confine del folk. Musicalmente molto originale nello sviluppo della melodia è “Bloodmoon” che viaggia tra una sessione ritmica decisa ed un ritornello più libero ed energico per un brano più lontano dai canoni della band. Moderna, epica ed oscura è invece “NightSky”. La prestazione del cantante è sontuosa nella cavalcata melodica “The Looking Glass”, che certifica tutto il talento nella sua voce. Esplosione epica e cori sono invece le principali caratteristiche dell’ottima “New Babylon”, che verso la fine concede anche un accenno di aggressività con il growl di Melissa Bonny, voce degli Ad Infinitum, qui in versione di guest, che prima invece aveva addolcito il tutto con pregevoli cori di accompagnamento. Anche in questo caso, un brano che può essere considerato originale per il sound dei Kamelot, che ancora una volta non hanno temuto di osare in territori meno conosciuti. Nuovamente emozioni con la classe della semi-ballad “Willow”, che parte dolce con piano e voce, e poi costruisce pian piano una struttura corposa e musicalmente emozionante. Prima della conclusione con l’outro strumentale ed epico “Ephemera”, “My Pantheon” stupisce per aggressività e numerosi cambi di ritmo.

Se era necessario aspettare così tanto tempo per ritrovare questa qualità ed un album di questo spessore, allora cinque anni sono stati assolutamente ben spesi. Un disco che viaggia tra atmosfere oscure e luce abbagliante, vario e caleidoscopico, senza mai perdere il filo conduttore di quel sound che ha reso così popolari ed unici i Kamelot. Sempre in bilico ed in equilibrio tra l’estro di composizioni barocche, incisività dei riff e sezioni ritmiche spiccatamente heavy, includendo anche quel tocco di epicità e di pathos che non vanno mai a prevaricare la struttura principale dei brani. Guidati da una combo produzione/mastering del duo Sascha Paeth e Jacob Hansen, che è sempre sinonimo di un lavoro di qualità eccelsa, “The Awakening” è davvero il risveglio desiderato per una band che forse, proprio in questo momento aveva bisogno di questa impennata di qualità e di classe. Per non vivere solamente di luce riflessa dei successi passati, ma per costruire ancora con tanta energia e qualità un futuro ancor più radioso che sarà certamente pieno di successo e di popolarità. 

Tracklist

01. Overture (Intro)
02. The Great Divide
03. Eventide
04. One More Flag in the Ground
05. Opus of the Night (Ghost Requiem)
06. Midsummer’s Eve
07. Bloodmoon
08. NightSky
09. The Looking Glass
10. New Babylon
11. Willow
12. My Pantheon (Forevermore)
13. Ephemera (Outro)

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