Svegliatevi, forze oscure: è primavera!

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Aran Angmar – Ordo Diabolicum (Soulseller Records)

Act internazionale con membri provenienti da Grecia, Italia e Paesi Bassi e già artifex di due ottimi album come “Black Cosmic Elements” (2021) e “Atavism & Dying Stars” (2023), gli Aran Angmar suonano un black metal melodico dalle scanalature death, il cui carattere epico-cinematografico si sposa a testi esoterici e arcani. Nel nuovo album “Ordo Diabolicum”, il gruppo prova ad approfondire ciò che di buono avevano gli scorsi lavori, riuscendo a sintetizzare al massimo, in un nordico contesto old school, la carica evocativa dei Mystifier, il flavor levantino dei Melechesh, il gusto drammaturgico dei Septicflesh, l’orecchiabilità ascetica a firma Uada, l’occultismo contemporaneo dei Watain, per una tracklist ovunque coinvolgente e suggestiva. Certo, una produzione che non sa decidersi tra modernità levigata e asprezza atavica non rappresenta il compromesso migliore per catturare un sound così aperto e multiforme, eppure questi quattro moschettieri dell’estremo dimostrano una cura maniacale per la scrittura e una spavalderia, compresi curiosi accenni agli Amon Amarth, che può soltanto far bene alla loro salute artistica. Frittura mista che vince e convince.

Tracce consigliate: “Dungeons Of The Damned”, “Hêlēl Ben-Šaḥar”, “Vae Victis”

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Corpus Offal – Corpus Offal (20 Buck Spin)

I Corpus Offal sono soltanto parzialmente un nuovo gruppo, visto che il nucleo compositivo principale, il chitarrista e singer Ian Schwab e il socio alla sei corde Clyle Lindstrom, rappresentava il cuore dei dismessi Cerebral Rot, autori, tra il 2019 e il 20121, dei meravigliosi “Odious Descent Into Decay” e “Excretion Of Mortality”. Con l’ex Demoncy Jason Sachs al basso e il batterista Jess Shreibman (Autophagy, Bell Witch, Black Hole Of Calcutta, Black Queen), il quartetto di Austin rilascia un debutto omonimo che perpetua il discorso sonoro della band madre, arricchendolo di idee e spunti che richiamano tanto la scuola finlandese dei Demilich quanto quella statunitense di marca Autopsy, senza dimenticare Abhorrence, Carcass e tutta la congerie death-grind meno impulsiva e zotica. Malgrado ne venga fuori un disco più appiccicoso di un mucchio di frattaglie sparso su un pavimento bianco latte, a cui contribuisce non poco la produzione cavernosa di un guru delle manopole come Billy Anderson, i texani riescono a instillare nel proprio fetido metallo della morte sotterranee tessiture melodiche e fluidi sentori prog, per una tracklist attenta alle sfumature e ai cromatismi. Le uova marce nascondono sapori impensabili.

Tracce consigliate: “Essence Of Dissolution”, “Corpus Offal”, “Gorging Gastric Decedent”

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Drudkh – Shadow Play (Season Of Mist Underground Activists)

“Shadow Play”, il titolo del tredicesimo LP dell’entità Drudkh, non potrebbe essere più appropriato all’immagine che questo progetto black metal dalle sfumature pagan/folk ha di sé stesso. La band ama crogiolarsi nell’ombra della propria esistenza, un’ombra divenuta cupissima nello scorso “All Belong To The Night” (2022), un album figlio della pandemia e del conflitto russo-ucraino, durante il quale, lo scorso anno, perse la vita l’ex drummer della band Amorth, al secolo Mykola Sostin. Due anni e mezzo dopo, il mondo non sembra tornato a una vera normalità, visto il conflitto ancora in corso, ma il nuovo full-length della formazione di Roman Saenko presenta un clima maggiormente chiaroscurale e speranzoso rispetto a un predecessore carico di aggressività e disperazione. E dunque i pezzi, soprattutto nel lavoro di batteria e tastiera, richiamano la vena struggente di classici come “Forgotten Legends”, “Autumn Aurora”, “The Swan Road”, “Blood In Our Wells”, sostituendone la durezza e il piglio diretto con dei toni caldi, quasi pastello, per un prodotto finale che consolida la storia del monicker pur non aggiungendo nulla di epocale a essa. Insomma, del passaggio dall’inverno alla primavera beneficia anche il combo di Kharkiv.

Tracce consigliate: “Scattering The Ashes”, “”April”, “The Eve”

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Imperial Triumphant – Goldstar (Century Media Records)

Il triumvirato dalle maschere auree degli Imperial Triumphant ha fatto della natura dicotomica di New York l’oggetto visivo della propria arte, esplorandone maestosità e decadenza attraverso un black/death metal d’avanguardia, ricco di riferimenti al jazz e alle propaggini sperimentali della musica, estrema e non. Adornato da una copertina che guarda all’Art Deco e a “Metropolis” di Fritz Lang, ispirata al packaging delle sigarette diffusesi in Usa poco prima della Grande Depressione, il nuovo “Goldstar vede la formazione esercitarsi in composizioni ancora più brevi e accessibili rispetto allo scorso  “Spirit Of Ecstasy” (2022), ma non per questo meno sbilenche e singolari. Tra Georg Friedrich Händel, John Williams, ritmi brasiliani di maracatu, suggestioni da Bohren & Der Club Of Gore, The Dillinger Escape Plan e Mr. Bungle, ospiti illustri come Tomas Haake, Dave Lombardo e Yoshiko Ohara, effetti sonori da megalopoli e dissonanze varie, il gruppo continua a non smentire sé stesso in termini di audacia e gusto per la sorpresa, sfiorando più volte quella pretenziosità di cui spesso viene tacciato. Chi volesse godere della nostalgia per i ruggenti anni ’20, entri nei grattacieli dorati della Big Apple e si ingozzi a morte di banconote di cartastraccia.

Tracce consigliate: “Gomorrah Nouveaux”, “Hotel Sphynx”, “Pleasuredome”

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Nightwalker – The Eternal Flame Of Death (Amor Fati Productions)

Noxathra è un musicista che ha già raggiunto molta visibilità underground nel campo del black metal tedesco, con entità davvero singolari come Belzazel, Lunar Chalice e Mysteria Mystica Aeterna. Un’altra delle sue creature più fertili resta quella a nome Nightwalker, attiva da quasi un decennio e latrice di diverse demo, EP, split, oltre che di un lavoro sulla lunga distanza, “Grimoire Tenebrarum” (2024), opimo di antiche influenze anni ’90 quali Dimmu Borgir, Mortuary Drape, Samael, Rotting Christ, Satyricon. In questo nuovo mini vergato da un titolo sin troppo ingenuo, “The Eternal Flame of Death”, il polistrumentista e songwriter di Kessel opta per una formula che, paradossalmente, attinge al trascorso discografico di sé medesimo, in particolare all’esordio su breve formato “The Witches Sabbath” (2018). Le dissonanze e le atmosfere tenebrose di quel debutto vengono ora perfezionate attraverso una produzione meno cruda e un piglio occulto maggiore, aspetti in linea con la resa moderna del genere. Sound allo stesso serpentiforme e furioso, capace prima di immergere i propri artigli nelle profondità delle cripte e poi, all’improvviso, di utilizzarli per afferrare il malcapitato di turno: Satana impera e prolifera.

Tracce consigliate: “Of Lurking Demons”, “In The Abyss Where Hope Must Die”

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