Empires of Eden
RECENSIONI

Empires Of Eden – Songs Of War And Vengeance

Direttamente dal New South Wales (Sydney) giunge nei nostri stereo “Songs Of War And Vengeance”, album di debutto per l’ambiziosissimo progetto Empires Of Eden, che basa le proprie fondamenta sulla figura di Stu Marshall (Dungeon, Pain division), virtuoso chitarrista.

Con gli Empires of Eden, Stu decide di puntare in alto, molto in alto, anche troppo a dire il vero. La cerchia di musicisti che lo attorniano e collaborano a questa opera è elevato. Purtroppo per lui però; di Tobias Sammett ne nasce uno ogni cento anni, per dire. Non bastano quindi i vari, sicuramente sconosciuti ai più, Mike Zoias, Louie Gorgievski e Chris Ninni ai microfoni, Tim Grose, Mark Furtner, Yoshiyasu Maruyama, Richie Hausberger, Akira Takada e  Ben Thomas alle chitarre, Glenn Wiliams al basso e, per finire, Jason "Jasix" Manewell alla batteria, per rendere l’album più appetibile, intrigante e solido. Ci vogliono idee, grinta ed energia, tutti elementi che nell’album in questione sfortunatamente mancano all’appello.

La proposta è un power metal banalotto e trito, che strizza l’occhio, tende l’orecchio e attinge a piene mani all’heavy metal teutonico di vecchio stampo.  Le prove canore dei tre “tenores” sopraccitati risultano essere altalenanti e mediamente di basso livello, forse a causa del fatto che probabilmente si troverebbero sicuramente meglio a lavorare su tonalità più basse a loro maggiormente congeniali. Le loro ugole vengono spinte al massimo, spremute e spronate a raggiungere le note più alte possibili, generando così un curioso, e quantomeno imbarazzante, risultato finale.

I brani si susseguono uno dopo l’altro senza lasciare la minima traccia, esattamente come il vento del Sahara cancella le impronte dei beduini e dei cammelli immediatamente dopo il loro passaggio. Gli assoli di chitarra, lunghi e boriosi, imperversano a valanga e senza ritegno in praticamente tutte le canzoni, si salvano giusto i due pezzi di chiusura (anzi, non è proprio vero, dato che il penultimo ne ha un accenno proprio al termine) tra l’altro fortemente inutili. Per non parlare poi delle tastiere, chiaramente inserite tutte al Pc e di qualità sonora nettamente infima. La struttura su cui si basa l’intero album è un clichè dietro l’altro di passaggi musicali, copiature varie ed omaggi di sorta che francamente hanno ormai stufato anche l’ascoltatore più tenace.

Le conclusioni non le tiro nemmeno, tanto avrete sicuramente capito da soli, leggendo questa recensione, che questo è un album da evitare, esattamente come in macchina evitiamo le buche.

Tracklist

01. Dawn of Fire (Intro)
02. New Hope
03. Empires of Eden
04. The Reckoning
05. Through Eternity
06. Scars of Innocence
07. Dark Religion
08. Blood of an Angel
09. Chaos in Black
10. Fires of Torment
11. Black Endings / Echoes of Oblivion