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Stone Temple Pilots – Tiny Music… Songs from the Vatican Gift Shop: Super Deluxe Edition

Photo Credits: Ken Lubas

Per molti il peggior album del quartetto di San Diego, per altri, addirittura, la loro pietra tombale (a loro discapito, un certo “No. 4” uscirà solo tre anni dopo): di certo “Tiny Music… Songs From The Vatican Gift Shop”, conosciuto dai più semplicemente come “Tiny Music”, terzo album in studio degli Stone Temple Pilots, ha avuto un’esistenza più che travagliata, nella genesi e nello sviluppo postumo. Inglobati a forza nello storico calderone grunge, la band capitanata dall’eccentrico Scott Weiland incarnava una delle tante ramificazioni che tale corrente musicale, ormai padrona indiscussa delle classifiche mondiali, era riuscita a geneare al di fuori del nucleo portante di Seattle. Era il 1992, uscivano perle del calibro di “Dirt”, “Incesticide” e “Sweet Oblivion”: “Core” fu un fulmine a ciel sereno, un disco massiccio e dal sound pazzesco, in cui si incastonava, come una pietra preziosa, una voce assolutamente fuori dal comune. Nonostante il boom di vendite e le ondate di acclamazione che l’album si trascinò dietro, le prime critiche iniziarono a zampillare, accompagnando gli Stone Temple Pilots per molto, molto tempo. Band costruita a tavolino, copia insipida dei gruppi di Seattle: i giudizi erano perentori e senza pietà. Da qui partirà un processo di sperimentazione, di ricostruzione e di rimodellazione del sound che inizierà a sbocciare timidamente in “Purple”, ma che aprirà definitivamente la corolla nel 1996, anno di uscita del controverso “Tiny Music”.

Registrato tra il ’94 ed il ’95, il terzo capitolo della carriera degli Stone Temple Pilots affonda le sue radici nel terreno piuttosto lentamente: Scott Weiland , infatti, affrontava le prime peripezie con le droghe e con il carcere, luogo di riflessione in cui scriverà alcuni testi per l’album in uscita. “Tiny Music” sganciava (quasi) completamente la spessa catena, ormai logora di ruggine, che legava la band al filone grunge, andando ad assaporare gusti sonori dal sentore più classico. Hard rock, classic rock, un velo di britpop, questi sono i nuovi punti cardine del sound dei Pilots, elementi che andranno a scatenare un vero e proprio terremoto tra la critica musicale. Se la ruvidezza di “Sex Type Thing” e “Dead & Bloated” dominavano il carattere monolitico di “Core”, a soli quattro anni di distanza è la morbidezza della splendida “Lady Picture Show”, col suo fare beatlesiano nei ritornelli, a brillare nel lotto. L’addolcimento del sound, agli albori più oscuro e imponente, è significativo e riesce a indirizzare le orecchie verso una finestra sonora più limpida e variegata. Non parliamo, sicuramente, di una deriva pop: le chitarre di Dean DeLeo, che in “Tiny Music” sembrano ancor più taglienti e ferrose rispetto al passato, dominano ancora il gioco, tra l’hard rock di “Big Bang Baby” e “Pop’s Love Suicide” e qualche scoria del non troppo lontano passato grunge, ripescabile nella frenetica “Trippin’ On A Hole In A Paper Heart”, sorretta da un libidinoso giro di basso, architettato dalle sapienti dita di Robert DeLeo.

È vivida e pulsante la brama di esplorare panorami musicali differenti, senza barriere: gli anni ’70 tornano ad ardere in “Seven Caged Tigers” ed in “Tumble In The Rough”, per poi divagare con passo smorzato nel mondo del jazz e della bossanova in “And So I Know” e nelle influenze southern rock di “Art School Girl”. Ma è in “Adhesive” che si concentrano le forze, il cuore e la mente dei californiani, un pezzo di raffinata bellezza, in lucido equilibrio tra gentile melodia e slancio sonoro, messo in bolla dalla fantastica voce di Scott Weiland, pacata nelle strofe, esplosiva nel ritornello e da un sax di contorno che tiene ancorata a terra un’atmosfera pronta a dissiparsi nell’aria come un buon profumo.

“Tiny Music” è un album molto diverso. Questo ha scosso, per l’ennesima volta, un’incontentabile porzione della critica, che ha descritto l’album come spompo, senza idee, snaturato. Ma la verità è un’altra ed è anche piuttosto evidente: “Tiny Music” non è, sicuramente, l’album migliore degli Stone Temple Pilots, ma è, senza ombra di dubbio, il loro lavoro più raffinato, più variegato e, soprattutto, più vero. Venticinque anni sono passati dall’uscita di un disco incompreso, forse rivalutato nel tempo, così come accaduto con molti altri favolosi album controversi. E per festeggiare il quarto di secolo, Rhino ha deciso di pubblicare una Super Deluxe Edition composta da tre CD più un LP da 180 grammi, comprendenti la versione rimasterizzata 2021 dell’album originale, outtakes, early versions, alternate versions, strumentali ed un esplosivo live al Club La Vela di Panama City Beach, tenutosi il 14 marzo 1997, con uno Scott Weiland in forma sensazionale. Insomma, un’edizione da acquolina in bocca per collezionisti e per i fan della band, consigliata sia per l’estrema cura ai dettagli apportata all’opera di rimasterizzazione del disco, sia per la mole generosa di materiale alternativo ed inedito messo a disposizione.

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