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Anette Olzon – Strong

Sono passati ben 7 anni dal primo album solista di Anette Olzon, un album che aveva sicuramente creato una luce diversa attorno alla cantante svedese, una luce soffusa, intima e personale. Album più vicino al pop, alle atmosfere acustiche e ad un folk sussurrato ed elegante: un disco che forse aveva diviso, ma che indubbiamente aveva saputo mettere in evidenza le doti canore di Anette, insieme al suo timbro particolare ed intenso. “Shine” è stato forse un album catartico per Anette, che si è messa a nudo per superare definitivamente quell’altalena di emozioni vissuta tra mille saliscendi che l’ha portata dal microfono della band sinfonica più famosa del mondo, ad essere quasi abbandonata senza eccessive spiegazioni. Il nuovo “Strong”, già dal titolo si pone sotto una prospettiva ben differente: Anette abbandona le atmosfere intime e pacate del suo debutto per rituffarsi in un metal melodico veloce e di impatto, sicuramente più vicino alle sonorità dei The Dark Element (altro suo progetto in coppia con il chitarrista Jani Liimatainen) che al suo primo album.

Sin dall’opener “Bye Bye Bye” si lascia intende come melodia, ritmo e velocità siano il vero focus del nuovo lavoro di Olzon, che comincia con una canzone diretta e con un chorus piacevole e trascinante, impreziosita da un inserto di voce in growl, che rimarrà, in alcuni punti del disco, una novità inserita con accuratezza. “Sick Of You”, uno dei singoli di lancio dell’album, è un pezzo interessante che gioca molto sui cambi di ritmo, tra dolcezza e riff più incisivi e che conferma le doti vocali della singer svedese. Cambi di ritmo e tastiere sapientemente mixati con una sezione ritmica decisa sono le caratteristiche principali di “I Need To Stay” ed in parte anche della conclusiva “Roll The Dice”. L’altro singolo “Strong” risulta più epico e a tratti vicino alle sonorità di Nightwish e Within Temptation, sottolineando ancora la prova vocale di Anette, perfettamente a suo agio tra toni bassi, e respiri più ariosi verso note più acute, confezionando senza dubbio uno dei brani più interessanti di tutto l’album. “Parasite” è invece un classico e trascinante brano di stampo symphonic-power, anche se il ritornello e gli inserti in growl la rendono più originale di tante altre proposte basate sugli stessi generi. Dolce e epica è “Sad Lullaby”, dove la voce di Olzon poggia delicatamente su un tappeto di tastiere sino a liberarsi in un chorus struggente. “Fantastic Fanatic” e “Who Can Save Them” si muovono su coordinate decisamente heavy, guidate da riff granitici, ma senza tralasciare la giusta dose di melodia nel ritornello. La seconda parte del disco stupisce per le soluzioni più coraggiose ed in parte innovative, che vanno a discostarsi in maniera più netta dal progetto “The Dark Element”, privilegiando atmosfere più sinfoniche come avviene per l’ottima “Catcher Of My Dreams” e per l’epica cavalcata “Hear Them Roar”.

La carriera solista sviluppata in maniera ambivalente, come due facce della stessa medaglia, (l’intimo “Shine” ed il più deciso “Strong”), ci mostra come la cantante svedese abbia posto l’accento su un talento ed una versatilità sviluppata ai massimi livelli, rendendola interprete credibile e a suo agio sia quando le atmosfere sono volutamente pacate, che quando si spinge sull’acceleratore. È probabile che “Strong” segnerà la via maestra per la futura carriera di Anette Olzon, anche a sottolineare una libertà ed una grinta riconquistati con volontà e perseveranza. Seppur in alcune parti dell’album, soprattutto nelle atmosfere più heavy forse non si brilla per originalità, i brani sono ben composti e soprattutto ben eseguiti e rimarranno godibili per gli amanti del genere e delle voci femminili di talento e personalità. Non era facile risorgere dopo l’esperienza Nightwish, ma Anette ci è riuscita con grinta e stile.

Tracklist:
01. Bye Bye Bye
02. Sick Of You
03. I Need To Stay
04. Strong
05. Parasite
06. Sad Lullaby
07. Fantastic Fanatic
08. Who Can Save Them
09. Catcher Of My Dreams
10. Hear Them Roar
11. Roll The Dice

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