gramlines coyote ep 2014
RECENSIONI

GramLines – Coyote [EP]

L'articolo è dedicato a tutti i giovani musicisti che giorno dopo giorno cercano di realizzare il proprio sogno, qualunque esso sia.

Questa è una breve, vera, inusuale storia di realismo moderno e di incontri fortuiti, basata su un incontro fortuito e di cui la realtà musicale dei giorni nostri ha ancora bisogno, narrata in prima persona da chi la sta vivendo con soddisfazione, motivazione e inevitabile fatica. E anche se nessuno sa dove si andrà a finire, merita, per ora, di essere scritta e condivisa, perché è una descrizione sincera di un valore che oggigiorno è difficile da avvertire.

Per scopi tra il professionale e il creativo, sono stato un anno intero con i GramLines, li ho seguiti ovunque. Scrivo questo pezzo apertamente fuori dagli schemi di SpazioRock – dove ancora una volta il Rock trova, in presa diretta, spazio per una testimonianza informativa -, seduto sul letto del loro batterista al termine di una serata iniziata con la fuga da un evento di musica electro-ambient, proseguita in un affollato e vergognosamente nobiliare golf club e terminata con i piedi a mollo in una fontana. Sono stato con loro nei backstage mentre scoprivano cosa significa stare in un backstage, in negozi musicali, cene ad orari improbabili, viaggi in macchina, decine, forse centinaia di concerti, supermercati, abitazioni e qualsivoglia situazione che non esprimerà mai appieno la rara patologia che affligge una band che oltre alla musica condivide praticamente tutto. Per questo e per altro chi scrive può affermare di conoscere i GramLines, da osservatore esterno, talvolta meglio di loro stessi: presi singolarmente rappresentano una sorta di piccola eccellenza strumentale in continua evoluzione, ma la chiave di questa storia è, ovviamente, la forza del gruppo. I ragazzi, nonostante mille difficoltà dettate soprattutto dai chilometri lineari d'aria e d'asfalto, non possono fare a meno di suonare, di staccarsi dalle chitarre, né ora né mai, ed è uno spettacolo perché ad ogni prova, che sia in studio o in salotto, nasce qualcosa di nuovo. Quando li ho conosciuti in modo più approfondito avevano appena finito di registrare del materiale spigoloso e mutevole, che aspettava solo il momento di essere interpretato e, finalmente, condiviso. Quel momento è arrivato dopo quasi un anno trascorso a capire che strada intraprendere, un anno al servizio della diffusione sonora di divagazioni artistiche di svariata provenienza e dei live, sia su palchi da crowd surfing che nei Sotterranei dove un principio di necessità lega la controcultura a ciò che non si vede.

"The kiss of a land is something you can't rub without pain,
The struggle would bear anyhow to drift out but it's all vain,
I shouldn't explain but I'll do it again if I'll ever be there,
Do I have no fear?
And now that the plain is outreaching the rift I can hear well,
The thrill of a breakdown".

Ai GramLines piacciono i Foo Fighters, i Queens Of The Stone Age, i Tame Impala, la luce in fondo al tunnel dell'underground musicale italiano, i festival, i lauti pasti, il Punk Rock, il Blues, il Funk e i libri di Cormac McCarthy. Due in particolare, "La Strada" e "Cavalli Selvaggi". Da queste letture e da una buona dose di viaggi, incontri, scontri, intuizioni ed emozioni nascono gli scenari ibridamente apocalittici di "Coyote", un EP frutto di un anno di lavoro vissuto con il desiderio di esprimere il conflitto tra l'aggressività dei suoni ricercati e afferrati, e l'inerme purezza che caratterizza i testi, inevitabilmente autobiografici, verosimilmente poetici.

Come il solitario Coyote nel deserto, che per sopravvivere si nutre degli ultimi resti di commestibilità, così i GramLines disossano le proprie intenzioni sonore, ricoprendo di melodia un illusorio scheletro heavy e distorcendo progressivamente una gabbia di ombre attraversate da timidi fasci di luce psichedelica. A "Coyote" appartengono, in ordine: una ricerca quasi ossessiva di una dimensione sonora allo stesso tempo ballabile, riflessiva, dilaniante e oscura, una ritmica rinnovata e influenzata dal meglio della scuola del Rock, sincerità testuale ed acustica, un concept di base che non può che provocare o far riflettere: è un EP costruito lentamente con l'inerzia della consapevolezza dei propri mezzi e la padronanza della creatività.

Il "Coyote" che è in ognuno di noi è un'anima spogliata di ogni ipocrisia, una fragile entità, forse dannata, apparentemente sicura ma conscia dell'aver rinchiuso le proprie sicurezze in scatole d'etere. Il "Coyote" dei GramLines, infatti, non si vede: non è una belva multiforme che si evolve in membrane di cenere, non è sperimentazione, non è futurismo o ideologismo, ma la diretta conversione in onde sonore di un attimo ben preciso. L'istante che separa, distrugge, fonde e confonde le certezze di chi si ritrova a camminare sull'orlo di un crepaccio. Loro lo chiamano "The Thrill of a Breakdown".

Tracklist

01. The Thrill Of A Breakdown
02. The Bone
03. The Road
04. The Last Of The Villains