Funghi atomici, cadaveri ambulanti e titanismo diabolico per questo nuovo appuntamento con l’estremo.

Aeonyzar (1)

Aeonyzhar – The Prophane Era (Apostasy Records)

Fondati nel 2006, i tedeschi Aeonyzhar sembravano preferire la via del silenzio imperituro. Invece di perdere tempo con campioni sonori poco significativi o prematuri, se si eccettuano la demo “Ascension” (2008) e l’EP “Liberation” (2013), la band ha lavorato nell’ombra per anni, affinando, in un calderone alchemico, strutture symphonic black metal, sfumature brutal death, scorze industrial, il tutto infuso di un gelido e sacro ateismo. E dunque l’esordio sulla lunga distanza “The Prophane Era” sorge con la forza dei tamburi apocalittici, registrato in un Hertz Studio che, dopo lo svezzamento di Behemoth, Decapitated e Vader, ora battezza cristallino le prime gesta di un quintetto capace, malgrado la magniloquenza orchestrale e i tanti colpi di scena del songwriting, di non perdere mai il filo del discorso, riuscendo sempre a trovare una via di fuga razionale dal proprio originale labirinto creativo. Un manifesto nero intriso di disperazione e trionfo, un disco che, pur rappresentando una pugnalata in pieno volto all’ipocrisia divina e alle promesse di salvezza, si rivela poetico e riflessivo, trasudando quella complessità sontuosa e malvagia che già traspare dalla cover di Michał “Xaay” Loranc. L’antigospel è nato ad Hannover, inchinatevi!

Tracce consigliate: “I Split In The Face Of Forgiveness”, “Divine Hybrid Euphoria”, “Proclamation”

Cyto (1)

Cytotoxin – Byographyte (Blood Blast Distribution)

C’era una volta, in un passato non troppo lontano, per l’esattezza nel 2010, una band della tranquilla Sassonia che si prefiggeva l’obiettivo di fornire una soundtrack all’apocalisse atomica. I Cytotoxin, questo il monicker del quintetto, sollevavano chitarre invece di contatori Geiger e preferivano indossare blast beat piuttosto che grembiuli di piombo, e ancora oggi continuano a tradurre in musica estrema l’intensità di una centrale in fusione. Dopo “Plutonium Heaven” (2011), “Radiophobia” (2012), “Gammageddon” (2017) e “Nuklearth” (2020), titoli per nulla casuali, i tedeschi spingono in orbita un quinto album, “Biographyte”, che si concentra sulle orrende conseguenze del disastro di Chernobyl, pompando uranio sonoro come forse mai in precedenza. Il technical/brutal death metal del combo teutonico, influenzato soprattutto dagli Origin, raggiunge vette di barbarie, velocità e virtuosismo di così assurda cifra qualitativa da sembrare quasi aliene, parallelamente a un songwriting che rasenta un’invidiabile perfezione di genere. E mentre Grumo grugnisce con i medesimi clangori provocati dallo smontaggio a mani nude di un reattore nucleare, sorge spontaneo il dubbio che il disco possa davvero emanare delle radiazioni: spettacolo!

Tracce consigliate: “Hope Terminator”, “Condemnesia”, “Biographyte”

FD (1)

Fabulous Desaster – Crucify This! (MDD Recrods)

Gli Exodus vegetano in fase di stallo, lunga vita ai Fabulous Desaster, il che sembra quasi un sacrilegio se si paragonasse sic et simpliciter il pressoché album omonimo delle leggende della Bay Area all’ancora relativa fresca carriera del quartetto tedesco, ma questo “Crucify This!” arriva proprio nel momento in cui Rob Dukes torna tra le fila dei californiani. Sarcasmi a parte, i teutonici non hanno bisogno di uno specchietto retrovisore, ne basta uno laterale per accorgersi che, al loro confronto, le altre giovani realtà thrash metal di carattere old school continuano a mangiare polvere. Il nuovo lavoro vede i ragazzi di Bonn diventare sempre più brutali e implacabili, malgrado anche gli scorsi “Hang ‘Em High” (2016) e “Off With Their Hands” (2018) non la mandavano certo a dire a livello di aggressività, pur soffrendo di una scrittura piuttosto monocorde. Le canzoni, ora, suonano così dannatamente corpose e madide di autentica intransigenza che non c’è tempo per riprendere fiato, con l’act in grado di combinare groove, varietà e dinamismo senza mai perdere il controllo della situazione, impreziosendo il tutto attraverso liriche improntate alla critica sociale e al mondo degli horror movie anni ’80. Pura dinamite!

Tracce consigliate: “Misanthropolis”, “Coffin Dwellers”, “Crucify This!”

lik necro 2025 600x600 (1)

Lik – Necro (Metal Blade Records)

A volte basta soltanto dare un fugace sguardo allo scaffale dei dischi o al carrello della spesa digitale per capire cosa aspettarsi da una band e i Lik appartengono esattamente a questa categoria. Sin dal loro debutto “Mass Funeral Evocation” (2015), l’esperto gruppo svedese, composto da membri di Bloodbath e Katatonia, ha cavalcato senza sosta l’onda del death metal HM-2 di gran classe, con quel sound aguzzo tipico della scuola di Stoccolma dei primi anni ’90 e aggiungendo a esso la putredine e i ralenti di marca Autopsy. Il nuovo “Necro”, prodotto come sempre da Lawrence Mackrory e inciso in appena tre giorni nel celebre Necromorbus Studio di Söderfors, si rivela un LP crudo, diretto, brutale, ancora una volta figlio degli Entombed, degli In Flames vecchia maniera, dei Dismember più melodici e del metallo della morte nordamericano quando bisogna evocare atmosfere dense e maleodoranti. Gli scandinavi sguazzano sporchi e feroci tra guerre, sanguinosi massacri, obitori infestati dai topi e zombi, riuscendo, grazie ad accenni classic heavy e thrash, a variare e rendere piuttosto personale una formula che continua a suscitare nostalgia e ispirare frotte e frotte di formazioni. Birra e VHS, signori!

Tracce consigliate: “Deceased”, “Morgue Rat”, “The Stockholm Massacre”

Morbific Bloom of the Abnormal F

Morbific – Bloom Of The Abnormal Flesh (Headsplit Records / Me Saco un Ojo Records / Memento Mori)

Benché il loro ultimo sforzo, “Squirm Beyond The Mortal Realm”, risalisse al 2022, i finlandesi Morbific, durante questo lasso di tempo, non hanno certo lasciato a bocca asciutta i propri sostenitori, deliziandoli con una serie di date dal vivo e attraverso il rilascio di un live album, di uno split in compagnia dei connazionali Galvanizer e dell’EP “Promethean Mutilation”. Considerando tutto ciò, potrebbe persino sorprendere che il gruppo di Kitee sia riuscito a trovare le energie per scrivere e registrare il qui presente full-length “Bloom Of The Abnormal Flesh”, ancora una volta diffuso sotto il patrocinio di ben tre label. Se “Ominous Seep Of Putridity” risultava torbido e deforme e lo scorso lavoro non faceva altro che stagnare nei medesimi miasmi del predecessore, questo nuovo platter, pur richiamando le sonorità di quell’underground locale di primi anni ’90 in cui proliferarono Abhorrence e Convulse, si giova di un death-grind relativamente meno putrido e cavernoso delle abitudini, anche grazie a una produzione piuttosto attenta a evidenziarne le sfumature in termini di dinamica e melodia. Di materiale nauseabondo resta a tonnellate, s’intende!

Tracce consigliate: “Panspermic Blight”, “Crusading Necrotization”, “Hydraulic Slaughter”

Comments are closed.