ARTICOLISPECIALI

Musica e voce, voce e musica

Era all'incirca il 1981, quando gli Ultravox, freschi del quinto album, si ritrovarono tra le mani "The Voice", un vero e proprio inno. Una celebrazione della voce, vista sia come strumento musicale in grado di esprimersi come nient'altro, ma anche come, prendendo un discorso più ampio, incitamento a non tenere la bocca chiusa, esprimersi senza restrizioni, anche (o soltanto) a parole.

"Stranger emotions in mind, changing the contours I find.

I've seen them once before, someone cries to me.

Oh, the look and the sound of the voice" 

Ma cos'è la voce?

Un dono, uno strumento che permette il rapporto con chi ci circonda. La voce delinea il nostro carattere, svela chi siamo e lo fa senza chiedercene il permesso. Siamo tutti cantanti e tutti oratori insomma, senza mezze misure o stonature. Quante volte vi sarà capitato di voler reprimere un'emozione, e sentire al contrario la vostra voce svelare non solo il vostro piano ma anche i vostri più reconditi segreti? E' un qualcosa che ci distingue, ci rende particolari e riconoscibili, musicalmente ma anche personalmente. E' per questo che siamo terribilmente attratti da chi, la voce, la usa per esprimere ciò che sente senza dover reprimere nulla. Siamo affascinati da quel modo lì, da quel mondo lì; da chi, per esempio, sta su un palco ad inginocchiarsi, mentre tutt'intorno è musica. E' per questo che spendiamo parte del nostro stipendio per goderci una serie di concerti. E' per questo che viviamo di e per la musica. Poco importa, se poi il risveglio mattutino ci porta a fare un lavoro che è tutt'altro.

Avrete sicuramente notato che il tema incentrato sulla voce non riesce a trattenersi dall'includere l'elemento "musica" al suo interno; elemento che, per quanto chi scrive cerca di imporre ad esso qualche freno, cerca in tutti modi di emergere dal discorso.

Lasciamoci condurre quindi a una seconda domanda: cos'è, chi è la musica?

Se la voce è musica, la musica è voce, ma in fondo, forse è tutto quel che sappiamo di entrambe. Senza denigrarci ulteriormente, è giusto dire che siamo solo l'involucro di cui si servono per vivere, per esprimersi. Entità indissolubilmente legate, seppur così tremendamente misteriose. Lo sono sempre state, in verità. La musica, delle volte, è semplicemente la voce del nostro artista preferito. E la nostra stessa voce può diventare musica, colonna sonora delle nostre giornate, del nostro lavoro, delle nostre passioni.

 

Volendo necessariamente trovare rapporti di precedenza, la musica è sicuramente qualcosa che fa parte del nostro essere fin dalla nostra venuta al mondo. Da prima che riuscissimo a conoscere il rumore dei nostri passi sul pavimento. Da prima ancora che riuscissimo a conoscere e riconoscere la nostra stessa voce. Nasciamo ascoltando, appassionandoci. E' ridicolo seguire l'orgogliosa lotta di alcuni genitori che obbligano, anche inconsapevolmente, il loro pargolo beatamente addormentato nella culla ad ascoltare Beethoven, Mahler o Rachmaninov (eccezion fatta per quel tipo di bambini afflitti da una malinconia latente fin dai primi anni di vita) con la speranza futura di trovarsi di fronte una persona naturalmente predisposta ad una maggiore raffinatezza, all'occupazione di posti più altolocati all'interno della società. Niente di strano che tale pargolo, una volta cresciuto, finisca ad ascoltare Sex Pistols o Misfits (per le ragazze magari Siouxsie e i suoi Banshees, ed in caso di ribellione iconica, Nancy Spungen)… per poi magari concludere questa prima fase gettandosi su Burzum.

 
 

La musica non è quindi un'imposizione, non può mai esserlo. La musica, che la si faccia o la si ascolti, è spontanea, genuina e non può crescere con la forza, non può esser calcolata; esattamente come una recensione non può esser scritta controvoglia o come un album non può esser apprezzato appieno se il musicista che ci sta dietro, denota un chiaro disinteresse per ciò che dovrebbe essere passione, sudore e sangue.

"Does it hurt

Deep inside

Like music "

Logora rincuorante "Like Music", terza traccia da "Shadows Of The Sun" degli Ulver, che come un fulmine a ciel sereno s'abbatte sul finale del nostro scrivere, qui, stanotte. Proprio stanotte dove la musica è voce. La stessa voce che, ancora una volta, è musica.

Comments are closed.

More in:ARTICOLI

0 %