Un figlio d'arte che vuole sfondare nel mondo della musica si trova davanti a un'impresa tutt'altro che facile: farsi largo attraverso la coriacea diffidenza di critica e pubblico, sempre portati a bollarlo come un astuto ma scarsamente talentuoso cavalcatore dell'onda generata da un illustre predecessore. Simon Collins, che si porta dietro un cognome decisamente ingombrante e bazzica l'ambiente già da una decina d'anni, avendo pubblicato qualche dischetto pop-rock di scarse pretese, giunge alla non più verdissima età di 36 anni al lancio del primo lavoro della sua ambiziosa creatura Sound Of Contact. Sarà la volta buona per lasciare finalmente il segno, o un ennesimo buco nell'acqua?
A essere onesti, a "Dimensionaut" ci si avvicina con un certo scetticismo. Vuoi per la sua intimidatoria lunghezza di settantuno minuti, cosa abbastanza audace per un debut album. Vuoi per la descrizione del concept, che si presenta come una banalotta storia a tematiche sci-fi, incentrata sulla figura di un viaggiatore spazio-temporale (dall'improbabile nome Dimo) impegnato in un viaggio ai confini dell'universo conosciuto, per estendere i limiti della percezione umana. Vuoi anche per una malriuscita traccia introduttiva, che tra acustiche e vocals effettate sembra imitare in modo un po' troppo impersonale i Porcupine Tree di "The Incident" (e di altri cloni di Steven Wilson, sinceramente, non ne abbiamo proprio bisogno).
Basta arrivare alla successiva "Cosmic Distance Ladder", però, perchè "Dimensionaut" cambi volto e si mostri in tutto il suo splendore, inanellando una serie di tracce del tutto prive di punti deboli. Undici pezzi che, tenendo le radici saldamente piantate nel prog, si innalzano alle altitudini siderali dello space rock grazie alle fantastiche tastiere di Dave Kerzner (co-fondatore e co-produttore del progetto), con gli apogei di suggestività raggiunti nel solenne intermezzo di "I Am Dimensionaut" e nell'arioso accompagnamento di "Pale Blue Dot". Collins, che fortunatamente non eredita dal padre Phil soltanto l'incipiente calvizie, provvede a dotare ogni brano di maestose parti di batteria, roboanti quando necessario ma mai troppo tiranniche nei confronti degli altri strumenti, e di linee vocali d'assoluto pregio. Una voce limpida e versatile, che si mette in luce in particolar modo nell'epica conclusione di "Omega Point" o nell'interessante duetto sulle sviolinate cyber-barocche di "Beyond Illumination" (lei è Hannah Stobart), ma convince anche nei semplici, canticchiabili ritornelli di pezzi più immediati come il singolo "Not Coming Down" o "Closer To You", che parecchio devono al brit-rock degli ultimi anni (non a caso più d'una volta viene richiamato alla mente Grant Nicholas, vocalist dei Feeder). Non mancano fugaci sguardi rivolti al passato, tra qualche citazione dei Genesis (manco a dirlo) e degli immancabili Pink Floyd, nell'evidente omaggio a "The Great Gig In The Sky" contenuto in "Realm Of In-Organic Beings".
Affidata alle superbe atmosfere e alle chitarre più heavy dell'epica suite "Mobius Slip", la conclusione di "Dimensionaut" pare infine giungere troppo presto, chiudendo un album che a dispetto del suo mastodontico minutaggio si fa ascoltare tutto d'un fiato, lasciando con una gran voglia di premere ancora una volta il tasto play. Svincolandosi da qualsiasi confronto (e parentela) con i giganti del settore, i Sound Of Contact regalano uno dei migliori esordi di questi primi mesi del 2013. Che siate o meno amanti di lunga data del genere, date un'opportunità a quest'opera: con ogni probabilità verrete rapiti anche voi e trascinati nelle più remote profondità dello spazio, in uno dei viaggi più affascinanti regalati dal prog degli ultimi tempi.
Tracklist
01. Sound Of Contact
02. Cosmic Distance Ladder
03. Pale Blue Dot
04. I Am Dimensionaut
05. Not Coming Down
06. Remote View
07. Beyond Illumination (feat. Hannah Stobart)
08. Only Breathing Out
09. Realm Of In-Organig Beings
10. Closer To You
11. Omega Point
12. Möbius Slip



















