CONCERTILIVE REPORT

Ciò Che Non Deve Accadere Accade – Nessuna Garanzia Per Nessuno

accade

“Davvero, non siamo i CSI, ma un’altra cosa” (Gianni Maroccolo)

Non chiamatela reunion. Non chiamatela neppure, se vogliamo, “batter cassa”. Non chiamate neppure in causa il “grande assente”, l’asceta punk Giovanni Lindo Ferretti. Chiamatela, semmai, voglia di condividere ciò che un tempo fu. Chiamatela, semmai, una occasione creata da Massimo Zamboni per ritrovare sullo stesso palco i compagni d’un viaggio ormai passato ma pur sempre vissuto e presente.

“Ciò Che Non Deve Accadere Accade – Nessuna Garanzia Per Nessuno”, così vien presentato questo progetto che vede Zamboni, Canali, Maroccolo e Magnelli, ovvero la massa muscolare dei CSI accompagnata dai polmoni di Angela Baraldi e dai bicipiti di Simone Filippi. Così, con curiosità ed in mente i ricordi di quelle gemme come “Epica Etica Etnica Pathos” (si, sappiamo benissimo che è parte della discografia dei CCCP e non della successiva incarnazione musicale), “Linea Gotica” e “Tabula Rasa Elettrificata”, saliamo in auto e ci dirigiamo verso il Pin Up Music & Beer di Mosciano Sant’Angelo, provincia di Teramo, per assistere ad una delle cinque date che i compagni d’un viaggio lungo almeno dieci anni hanno programmato.

Giunti sul posto, entriamo e birra waiss alla mano ci accorgiamo che l’inizio del concerto slitterà di non poco: dobbiamo infatti aspettare almeno le 23:15 circa prima di poter prender posizione sotto il palco. Intanto notiamo come l’affluenza non sia strabordante, ma al tempo stesso fa piacere una certa trasversalità cronologica del pubblico, con ragazzi che si fiondano verso le transenne e chi ha qualche primavera in più sulle spalle tra metà sala e le retrovie. Scoccate le 23:38 in punto, ecco che i musicisti prendono posizione e dopo un fugace, quasi timido “Buonasera, ben trovati” di Massimo Zamboni, le danze si aprono con “A Tratti”. Solo pochi, per lo più alcuni ragazzi nelle prime file, si muovono ed ondeggiano, mentre il resto del pubblico è concentrato, attento nel constatare se quelle persone lì, sul palco, sono effettivamente parte di ciò che ha contribuito nei decenni passati a costruire gran parte delle fondamenta di un certo tipo di musica in Italia: il tellurico basso di Maroccolo in “Unità Di Produzione”, la catartica “Depressione Caspica”, l’energia di “Forma E Sostanza” e soprattutto di "M'Importa Na Sega", si guarda di poco oltre il confine della precedente incarnazione CCCP con una toccante ed essenziale “Annarella”, si uccide qualsiasi forma di equilibrio con un’alienante e delirante “Emilia Paranoica”, si conclude il tutto all’1:20 con “Buon Anno Ragazzi” e con Magnelli che andandosene aizza la folla ripetendo come un mantra “Nessuna garanzia per nessuno”.

La sensazione è quella di trovarsi davanti sei artisti riuniti per omaggiare ciò che hanno creato, ciò che hanno ascoltato, ciò con cui sono cresciuti e che li ha cresciuti. Angela Baraldi ha sfoggiato una prestazione vocale molto convincente, e poco male se dietro le casse spia c’erano fogli su cui leggere i testi, poco male per quelle poche volte che ha attaccato un ritornello od una strofa in ritardo se poi ti accorgi che Giorgio Canali interviene e si volta per sorriderle, se poi ti accorgi che Massimo Zamboni fissa in continuazione il pubblico ed accenna più volte sorrisi compiaciuti, riconoscendo nel pubblico sì una partecipazione fisica non entusiasmante, ma di certo un’attenzione ed una sorta di approvazione per quello che stanno compiendo sul palco.

Dispiace vedere Maroccolo via via un po’ infastidito, forse per problemi audio, e da qui prendiamo spunto per  il discorso riguardo l’acustica del locale: nei precedenti concerti di Afterhours e Ministri avevamo segnalato come nonostante la posizione ideale in zona mixer i suoni risultassero confusi ed impastati per la maggior parte del tempo, e fa piacere constatare che sono stati fatti passi avanti a riguardo. Molti, ma non sufficienti per una situazione ottimale: per metà del concerto la chitarra di Zamboni era quasi inesistente, le tastiere in alcuni frangenti erano davvero troppo alte, e i già citati probabili problemi on stage che di tanto in tanto hanno costretto i Nostri a fare pause tra una canzone e l’altra un po’ troppo lunghe, spezzando così l’atmosfera. Come dire: decisamente meglio rispetto a qualche mese fa, ma c’è ancora qualcosa da sistemare.

Non chiamatela reunion: ciò che non doveva accadere non è accaduto, Ferretti non ha colto l’implicito invito dei suoi ex compagni di musica, ma va benissimo così. Chiamatela opportunità di far rivivere e veder rivivere frammenti di storia scritta dai diretti protagonisti, godersi tutto ciò perché non c’è “nessuna garanzia per nessuno”: dopo queste cinque date, difficilmente Massimo, Gianni, Giorgio e Francesco torneranno di nuovo insieme su uno stesso palco per questo progetto.

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