Torna alla carica il duo partenopeo degli Atari con un secondo inciso che, sin da titolo, tradisce le intenzioni musicali dell’opera. “Can Eating Hot Stars Make Me Sick?” contiene, difatti, all’interno della domanda un indizio sulle coordinate cosmiche che i Nostri hanno intrapreso, un viaggio elettronico che ha portato l’indie pop dell’esordio “Sexy Games For Happy Families” verso Venere, attraverso una galassia luminosa influenzata dalle costellazioni minimali dei Lali Puna, la trasognante nebulosa francese degli Air ed anche lo splendore divertito e gioioso di una certa cometa elettronica Yu Miyake al lavoro per il più spensierato dei Katamari Damacy.
Il risultato di tutte queste nuove influenze electro si esprimono non tanto in un incipit in cui melodie troppo ossessive, lineari e semplicistiche non valorizzano l’estro del duo, ma su brani come “If My Brain Was A Program”, il break di Xylofoni di “Orbital Station”, la balena che canta sull’elettronica di Schulze che gioca ad essere pop in “Becomes A Whale” o lo scanner/fotocopiatrice che, marziale, detta il tempo della melodia su “Black Ink”. Gli anni ’80, onnipresenti ultimamente, fanno anche qui capolino, in una conclusione che ricorda certi toni torbidi e solenni delle ballate di Martin Gore (“Casuality” – anche il titolo è fortemente Gore) ed il sogno per tastiera wave di “Ants Marching”.
Certamente palpabile l’onestà delle composizioni, così come il loro senso di freschezza, l’inciso ha, come unico difetto, il fatto di non saper convincere sino in fondo l’ascoltatore più smaliziato di elettronica mentre, di contro, farà la gioia di chi a queste sonorità non è troppo avvezzo, grazie al sapiente gioco di contaminazione messo in campo dai nostri napoletani.
Quindi, per rispondere alla domanda posta nel titolo dell’opera, direi che mangiare stelle bollenti non ci farà certo star male: il piatto è così godibile, che si lascia assaporare volentieri. Al massimo, un lieve senso di pesantezza se si è allergici all’elettronica melodiosa, minimale ed intelligente. Nulla di grave e tutto ampiamente sopportabile, direi.
Tracklist
01. Take Me To Venus
02. White Dreams
03. Jack You Are A Scientist
04. If My Brain Was A Program
05. Becomes A Whale
06. Orbital Station
07. City Lights
08. Overlight
09. Black Ink
10. Ants Marching
11. Casuality




















