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Intervista – We Are Harlot (Jeff George)

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La tua band si è formata nel 2011, ma ci sono voluti ben quattro anni perché riusciste a pubblicare il vostro album di debutto. A cosa è dovuta principalmente la lunga gestazione di questo disco?

Sai, quando bisogna far uscire un album c'è sempre un sentimento di affermazione individuale e di lotta all'interno di una band. Dal punto di vista dei fan l'importante è che la band faccia buona musica e che faccia uscire l'album. Ma lo chiamano "business musicale" per un motivo. Ogni membro cerca di affermarsi nella band e questo crea scontri. Io, Bruno, Danny e Brian veniamo tutti da band diverse, da un management diverso, da etichette discografiche diverse, e siamo riusciti a formarci solo all'inizio del 2011. Gli altri tre o quattro anni li abbiamo passati a scontrarci e a litigare con i manager e le case discografiche. Non è stato facile far uscire questo album. Ma adesso ce l'abbiamo fatta, la gente lo può ascoltare. È stata una vera e propria guerra.

Come è nato il tuo rapporto con Danny Worsnop, e cosa ha fatto nascere l'idea di un vostro progetto insieme? Cosa vi ha portati a scegliere un nome del genere per la band?

È nato dopo un sacco di birra e drink, spesso le amicizie nascono così. Avevamo lo stesso avvocato, Eric German. Poi è diventato un "Ehi dovremmo suonare insieme qualche volta" "Sì, facciamo un band!". Succede sempre qui a Los Angeles, ma poi il giorno dopo non ci si ricorda più di niente. Ma per qualche ragione il giorno seguente abbiamo capito che andavamo davvero d'accordo, ci siamo passati un po' di musica, e due giorni dopo abbiamo deciso di creare la band. Abbiamo deciso di dare alla band il nome "Harlot", proprio come noi, e in men che non si dica sono entrati in gioco altri problemi legali. Negli anni Sessanta e Settanta potevi chiamare la tua band come ti pareva, c'erano i Rush, i Kiss, e andava bene. Ma al giorno d'oggi si creano dei problemi legati al marchio commerciale. Harlot non era ancora un marchio, ma altri avevano usato questo nome in precedenza. Noi volevamo davvero usare questo nome, e iniziando a lavorarci su abbiamo scoperto che esistevano altri cinquanta "Harlot" nel mondo. Tu sei in Italia ora, giusto? Ecco, probabilmente c'è qualche "Harlot" anche in Italia. I legali ci hanno consigliato di cambiare il nome, e da qui "We are Harlot" perchè noi siamo puttane, volevamo dichiararlo: "Noi siamo puttane". Sappiamo di esserlo. Per questo abbiamo scelto questo nome.

Sei conosciuto per la militanza nella band di Sebastian Bach: cosa ti ha portato ad uscirne? Come reputi quest'esperienza? E cosa ti ha lasciato per quanto riguarda il tuo stile chitarristico?

Ho suonato molto prima di entrare nella band di Sebastian, ma quando abbiamo fondato gli Harlot, sempre all'inizio del 2011, come ti ho detto abbiamo avuto quella serie di problemi legali e con i manager. Danny era con gli Asking Alexandria, e anche io avevo bisogno di lavorare. Sebastian mi ha chiamato e mi ha chiesto di suonare la chitarra per lui, e io ho accettato ovviamente. Le canzoni erano grandiose e non c'era niente di meglio che suonarle insieme. Ci siamo incontrati, abbiamo fatto una prova. Ho imparato 22 canzoni in sei giorni, e abbiamo fatto il primo live poco dopo in Nova Scotia. Ho suonato con lui per due anni e mezzo. Sebastian è un uomo selvaggio, sai com'è. Poi le cose con gli Harlot si stavano sistemando, e ad un certo punto mi sono trovato talmente impegnato con la mia band che non aveva più senso suonare per Sebastian. Non c'è niente di più bello di suonare le proprie canzoni. Danny, Bruno e Bryan sono i miei migliori amici, e avevo l'occasione di suonare le mie canzoni con i miei migliori amici. Ma ho passato davvero un bel periodo con Sebastian, siamo come diventati fratelli.

Tutti i membri della band hanno dei background personali profondamente differenti: Bruno Agra, per esempio, ha suonato power metal con i Revolution Renaissance, Danny Worsnop ha avuto un passato di metalcore con gli Asking Alexandria. E' stato difficile trovare punti di incontro tra i vostri stili?

In parte. Quando io Danny e Bruno ci siamo messi a suonare insieme abbiamo notato subito quante influenze diverse portavamo, ma si mescolavano bene insieme ed era esattamente il suono del tipo di band in cui volevamo suonare. Poi conoscevo Brian nei Silvertide, una grande band di Philadelphia, l'ho chiamato per sapere se fosse disposto a venire a Los Angeles e gli ho detto "Ehi, ho una band qui a Los Angeles, non vorresti venire a suonare il basso con noi?" e lui ha accettato. Io invece vengo da Detroit, vengo dall'hard rock, Pantera, Judas Priests, Kiss. Quindi, nonostante tutte queste diverse influenze c'è una cosa di base che ci accomuna tutti, cioè il rock and roll. Se ascolti una canzone come "Dancing on nails" puoi sentire tutte le diverse componenti: ha un riff di chitarra molto classic rock, ha una linea vocale rythm and blues alla Aerosmith, la parte di batteria che suona Bruno è molto vecchio stile, mentre il basso di Bryan è sul genere Smalltown. Se metti tutte queste cose insieme hai il suono dei We Are Harlot, è funziona, grazie a Dio!

Nel vostro album d'esordio sono presenti brani di natura fortemente diversa: si passa dal groove di "The One" all'energia di una "Denial", ma anche a ballate più dolci come "Someday". Se dovessi definire lo spirito e l'anima della band, a quali di queste "correnti" vi sentite più vicini?

La band è formata da quattro personalità davvero diverse, siamo quattro persone diverse. Se poni questa domanda a ciascuno dei membri della band avrai una risposta diversa. Posso darti la mia opinione. Penso che "Denial" rappresenti al meglio il suono della band perchè mostra la personalità di ognuno. Ho sempre amato band come Van Halen e Led Zeppelin, Rush, Pantera. Si può sentire davvero la personalità di questi musicisti espressa attraverso i loro strumenti. Penso che questo si possa avvertire anche nei We Are Harlot, puoi riconoscere noi quattro nei nostri strumenti, si sente la personalità di ognuno. Denial mostra molto questo aspetto, si sente la personalità nella batteria di Bruno o nel basso di Brian, ma anche la componente blues e country di Danny, l'intro è molto country e scivola in un mood molto rock nella strofa che diventa quasi metal negli assoli. Ma se dovessi chiedere a Bruno, ti risponderebbe "Dancing on nails", se chiedessi a Danny ti direbbe "Love for The Night", se chiedessi a Brian ti direbbe un'altra cosa ancora.

Quali sono le tematiche che affrontate nei vostri testi? C'è un concept che li lega?

Una delle caratteristiche dei We Are Harlot è che in fase di composizione io, Danny e Bruno ci chiudiamo in una stanza e componiamo apertamente. Posso essere io a scrivere la linea di basso o a scrivere la linea vocale mentre Danny suona un paio di accordi alla chitarra e diventa la parte di chitarra, magari Bruno inizia a suonare il piano e viene fuori anche una parte di piano, mentre io mi metto alla batteria. Siamo tutti polistrumentisti e compositori produttivi, è una composizione completamente libera non c'è qualcuno che scrive solo la parte di chitarra o solo la linea vocale, così abbiamo diversi stili e sensazioni. La melodia e la linea vocale nasce da tutti e tre, da me Bruno e Danny, ma Danny ha l'ultima parola sulla parte vocale. Per quanto riguarda i temi, giriamo intorno a due argomenti principali: sesso e amore. In questo album c'è molto sesso e si parla di fine di relazioni d'amore. Quindi tante canzoni possono essere ricondotte a questo argomento. Ma se prendi "One more night", è una canzone molto trascinante. Parla di cosa faresti se fosse la tua ultima sera sulla Terra. Nella canzone si parla di volare il più vicino possibile al sole. Ricorda molto quello che facevamo io Danny e Bruno tempo fa, cioè un sacco di feste e un sacco di serate a bere. Stavamo davvero volando verso il sole, ma più ti avvicini più rischi di bruciarti. Era questo il tema del brano. Ma ci sono tanti argomenti, se pensi a "Dancing on Nails". Si parla ancora di sesso, ma se la guardi da un altro punto di vista, abbiamo tutti fatto l'errore di fare un casino con qualcuno, di voler stare con questa persona, e questo è "Dancing on Nails".

L'intero album mostra un'attitudine particolarmente affine al rock senza fronzoli, urlato e donnaiolo degli anni '80-'90. Quali sono state le vostre principali influenze in questo senso? Ci sono delle band che vi hanno ispirato particolarmente?

Hai detto che siamo dei donnaioli?

Sì, l'ho detto!

Ma no!! c'è una bella differenza tra essere un donnaiolo ed essere un amante delle donne.
Sono due cose completamente diverse. Un donnaiolo degrada le donne, uno che ama le donne ne celebra la bellezza, il corpo, chi sono. Non siamo assolutamente donnaioli, senza dubbio celebriamo la bellezza del corpo femminile. Nel video di The One ci sono tante ragazze che però lottano tra loro, cercano di conquistare il nostro affetto, e quello che fanno è mostrare quanto sono belle. Per quanto mi riguarda le principali influenze sono state Kiss, AC/DC, Ozzy, Van Halen. Queste sono le band che mi hanno forgiato. Ma per quanto riguarda l'intera band siamo molto ispirati dai Van Halen, Aerosmith, Def Leppard, e band anni Settanta come i Led Zeppelin. Ma siamo influenzati da tantissime band. Ma come principali direi Aerosmith, Van Halen, Led Zeppelin e forse Def Leppard. Ma non siamo donnaioli!

Col video di "The One" mostrate di sapere come non prendervi troppo sul serio e di voler dare una forte connotazione sessuale alla vostra musica. Di chi è stata l'idea per questa clip? Non avete temuto che potesse esporvi a facili critiche di "maschilismo"?

Ottima domanda. Una cosa che ho capito del mondo della musica è che si muove molto velocemente. Una volta che raggiungi un certo livello come band, tutto si muove più velocemente, non hai neanche un giorno intero per dedicarti a un'unica cosa. Il giorno che abbiamo girato il video di The One abbiamo anche girato quello di Dancing on Nails. Entrambi i video sono stati girati lo stesso giorno, e così non hai bene la concezione di quello che stai facendo. Due giorni prima la casa discografica chiama e ci dice "Tra due giorni girerete entrambi i video". È stata abbastanza dura capire cosa fare, ma quello che hai detto tu nella domanda, cioè "non prenderci troppo sul serio, ecco quello era sicuramente ciò che eravamo sicuri di voler fare. Ridiamo e scherziamo in continuazione e di certo non ci prendiamo troppo sul serio. Ci sono band che si prendono davvero troppo seriamente, nessuno che ride, nessuno che si diverte sul palco, salgono, suonano e se ne vanno, ma noi vogliamo tornare ad altri tempi, come i Van Halen, a noi importa divertirci quando suoniamo, senza prenderci sul serio. È questo il senso di "The One". È una celebrazione delle belle donne e di noi stessi che facciamo stupidaggini, beviamo e ci facciamo due risate. The One è una canzone seria, è sensuale, è bella. Ma volevamo far vedere che non si tratta solo di noi. Nei video normali magari trovi scene in un lounge, una cena romantica, questo è il tipo di video che farebbe il 99,8% delle band. Ma noi volevamo qualcosa di diverso e di divertente. Questo è il modo in cui la vediamo noi. Se guardi il video di Dancing on Nails è lo stesso. Ci divertiamo, scherziamo, ridiamo, ci sono molti "behind the scenes". Insomma, ce la spassiamo senza prenderci sul serio. Chi si prende sul serio pensa di dover dimostrare qualcosa, ,ma noi non dobbiamo dimostrare niente. È il nostro primo album come band, siamo musicisti, siamo abbastanza sicuri di noi stessi.

 

Come era prevedibile, tra gli ascoltatori si stanno già sprecando i paragoni con gli Asking Alexandria e le faide tra i sostenitori di una o dell'altra band. Avevate messo in conto fin dall'inizio di doverci avere a che fare? In che modo vorreste rispondere a questi continui confronti?

Certamente, sapevamo che sarebbe successo! È così che vanno le cose. Ma la cosa divertente è che quando io crescevo e ascoltavo musica non ho mai paragonato i Kiss agli Slayer o i Van Halen ai Pantera, non ha senso. Quando crescevo e ascoltavo musica, ascoltavo musica. Questi gruppi hanno tutti uno stile diverso, un genere diverso. Non me n'è mai fregato niente dei generi, mi importava solo della musica. Questa cosa si è persa al giorno d'oggi. Non bisognerebbe paragonare i We Are Harlot con gli Asking Alexandria. Bisognerebbe ascoltare la musica di queste due band. Non ne trovo il senso, se qualche ragazzino di oggi vuole farlo, ok, ma è divertente osservare la gente che fa questi paragoni, perchè escono dozzine di commenti diversi sulla stessa cosa. Perchè devi paragonare le band? È musica! Non c'è qualcuno migliore di qualcun altro, non c'è qualcuno più figo di qualcun altro. È musica, e può piacerti o no. Se non ti piace, vai oltre! C'è gente che dice "Oh, i We Are Harlot sono molto meglio degli Asking Alexandria", non mi piace per niente questo genere di commenti. Quello che dovrebbe succedere è questo: se ci vuoi ascoltare, ascoltaci, se vuoi ascoltare gli Asking Alexandria, ascolta gli Asking Alexandria! È quello che succede con Beatles e Rolling Stones.

Prima ancora della pubblicazione del vostro esordio, per gran parte del 2014 avete già portato on stage i vostri pezzi. Come è stata la risposta di ascoltatori che non avevano ancora avuto la possibilità di ascoltare la vostra resa su disco? Quali sono i vostri progetti attuali per quanto riguarda i vostri futuri live?

Non avevamo assolutamente idea di cosa avrebbe pensato la gente. Abbiamo fatto uscire Denial un giorno e mezzo prima del primo show al Rock On The Range. Ma se guardi i video sulla nostra pagina Facebook o YouTube, si vede che i pezzi spaccano dal vivo e la gente diventa matta. Appena abbiamo iniziato a suonare è stato subito il delirio e la gente faceva già crowd surfing su una canzone che non conosceva. È facile farsi coinvolgere da pezzi che conosci, ma se non conosci la canzone è davvero raro. Poi abbiamo fatto altri concerti e la reazione è stata la stessa, non potevamo crederci. Quest anno iniziamo a suonare tra un paio di settimane, il primo show sarà a Phoenix il 2 aprile, poi andremo in Florida, poi faremo dei festival, poi verremo a suonare a Milano e poi altri festival in Europa. Porteremo questo album in ogni angolo del mondo! Abbiamo delle belle aspettative. Dipende anche dagli obiettivi che uno si pone. Voglio che la gente che ascolta questo album provi le stesse cose che ho provato io quando ho ascoltato i Kiss, gli AC/DC, i Van Halen per la prima volta. Se le persone proveranno questa sensazione, allora la missione sarà compiuta.

Ho un'ultimissima domanda per te. Vorresti lasciare un messaggio ai vostri fan italiani e ai nostri lettori?

Certo! Sono Jeff dei We Are Harlot, non vediamo l'ora di venire in Italia e vedere tanta bella gente e portare la nostra festa rock and roll nella vostra terra. Ci vediamo al Sonisphere, tenetevi pronti!

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