Nuovo papa, ma medesima oscurità per le sonorità estreme.

Hate – Bellum Regiis (Metal Blade Records)
Una settimana prima del rilascio di ”The Shit Ov God” dei connazionali Behemoth, band a cui da sempre vengono accostati per certificarne la natura di fratelli minori, gli Hate tornano alla ribalta con un tredicesimo full-length, “Bellum Regiis”, che affronta il tema della ricerca del potere e della prosperità da parte degli esseri umani. I polacchi esplorano tale questione sia attraverso la lente della storia e della mitologia slava sia traendo ispirazione dall’Iliade omerica, proponendo quindi, rispetto al passato, una più ampia e interessante gamma di contenuti lirici. Dal punto di vista musicale, dopo i flirt con il melodic black di “Auric Gates Of Veles” (2019), il gruppo di Varsavia ha ridotto, pur senza abbandonarle del tutto, le suggestioni nere nel successivo “Rugia” (2021), operazione che caratterizza anche il nuovo album, pregno di un death metal in mid-tempo spezzacollo e abbastanza vario. Gli occasionali tremoli, le melodie sinistre e l’atmosfera minacciosa rappresentano i fondamentali rimasugli della Fiamma Oscura, mentre la presenza di eteree voci femminili e qualche folata di heavy classico contribuiscono a incrementare la tavolozza sonora del combo guidato dall’immarcescibile Adam “The First Sinner” Buszko. Non chiamateli cosplay.
Tracce consigliate: “Bellum Regiis”, “Iphigenia”, “Ageless Harp Of Devilry”

Khôra – Ananake (Les Acteurs De L’Ombre Productions)
I Khôra rappresentano, de facto, la creatura del polistrumentista Oleg I., partita come solo project nel 2012 e poi evolutasi in una band vera e propria e nella cui line-up a composizione internazionale possiamo oggi trovare, in veste di bassista, l’ex ascia dei Setherial Per Göran Krister Setitus. Cinque anni dopo il debut album “Timaeus” e diversi cambi di formazione in itinere, l’act si lancia in un secondo lavoro tanto complesso quanto profondo a livello emotivo e che richiede un vigile ascolto per un suo totale apprezzamento. In questo “Ananke”, l’onirico atmospheric black metal del combo continua a spingersi verso quei lidi symphonic tipici della tarda second wave, con l’accento posto soprattutto sui riff e le dissonanze e attraverso un utilizzo molto strategico delle sezioni orchestrali, capaci comunque di fornire una veste allo stesso tempo monumentale e accattivante al platter. Certo, una maggiore concisione nella scrittura e la riduzione delle voci pulite, che tendono a dissolvere il filo conduttore anziché supportarlo, avrebbero reso la tracklist ancora più snella ed efficace, ma il quartetto suona con tale destrezza e passione da far dimenticare qualche marginale manchevolezza. Il platter giusto per chi nutra nostalgia di Arcturus ed Emperor prima maniera.
Tracce consigliate: “Empyreal Spindle”, “Arcane Creation”, “Supernal Light”

Misfire – Product Of The Environment (MNRK Heavy)
I ragazzi dei Misfire, monicker da non confondere con l’omonima band skate punk, probabilmente non nacquero con l’idea di adattare il sound dei Kreator al proprio progetto stilistico, ma capita che i dischi dei primi anni 2000 del leggendario gruppo tedesco di Essen balzino subito alla mente ogni qualvolta la brigata thrash di Chicago decida di accendere il motore. Tanto che il secondo sforzo degli statunitensi, “Product Of The Environment”, successore del debutto “Symphaty For The Ignorant” (2021), dovrebbe far rizzare le antenne degli entusiasti di un album come “Violent Revolution” (2001), viste alcune somiglianze intercorrenti tra i due lavori, soprattutto a livello di melodie. In questo nuovo full-length, il quartetto raramente si avventura in velocità troppo alte, preferendo insistere su dei mid-tempo dal lieve sapore groove metal, mentre Overkill e Sacred Reich completano una sfera di influenze a cui bisogna aggiungere strali hardcore di provenienza locale. Una sorta di crossover old school aggiornato ai tempi attuali e dalla produzione incalzante, con testi intrisi di critica politica e sociale che guardano in particolare alla situazione odierna degli USA: avanti così!
Tracce consigliate: “We Went Through Hell”, “Born To Die”, “Left For Dead”

Nightfall – Children Of Eve (Season Of Mist)
I Nightfall hanno subito numerosi cambi di line-up responsabili sia del sound camaleontico degli album diffusi sia della qualità non sempre altissima dei medesimi, ponendo i greci un gradino sotto ai connazionali Rotting Christ, Septicflesh e Varathron, quantomeno a livello di popolarità. Il materiale offerto nel nuovo “Children Of Eve” si situa nell’alveo di un melodic death piuttosto vigoroso, ma la band mostra la propria proverbiale versatilità bussando con forza e spesso alla porta del metallo nero, sparando riff quasi thrash madidi di una buona dose di orecchiabilità, aggiungendo quelle sfumature gothic che riportano agli anni ’90, quando Moonspell e Tiamat aprirono sé stessi a qualcosa di completamente diverso. Ciascuna canzone presenta refrain così epici e melodici da aggrapparsi come aculei spessi e corposi ai canali uditivi, mentre campioni sonori di origine orientale e l’impiego di voci femminili vanno ad arricchire un LP molto suggestivo che, dal punto di vista lirico, tratta la violenza delle religioni, un potere distruttivo destinato a finire soltanto quando sul genere umano calerà la scure dell’Apocalisse. Coronano il disco l’attenta produzione di Jakob Hansen e la raffinata cover di Eliran Kantor: che classe!
Tracce consigliate: “I Hate”, “Inside My Head”, “The Traders Of Anathema”

Serpentes – Desert Psalms (Norma Evangelium Diaboli)
Recuperiamo un album che, per motivi di spazio, rimase escluso dallo scorso numero, inclusione ora doverosa, soprattutto quando la label di riferimento risponde al nome di Norma Evangelium Diaboli. I Serpentes sono un’idea di A.Ara, chitarrista e songwriter dei lusitani Angrenost che, per l’occasione, ha riunito un troupe di collaboratori di prim’ordine: il suo compagno nella band madre, il bassista Erdsaf, i membri dei Misþyrming, il singer DG e il drummer MS e Ólöf Rún Benediktsdóttir, principale artefice del progetto elettronico Svartþoka. Con un cast di musicisti del genere, ci si potrebbe aspettare qualcosa di davvero fuori dagli schemi e senza compromessi, cosa che in realtà corrisponderebbe a verità universale qualora Blut Aus Nord, Deathspell Omega e Funeral Mist ancora non avessero composto i propri esordi. Questo “Desert Psalms” oscilla dunque tra crudeltà assoluta e melodie discordanti, conservando un’atmosfera di desolazione e di disagio dall’inizio alla fine della tracklist in numeri romani, con atomi di dark ambient a fornire una crosta occulta ai brani e suggestioni lusitano/islandesi a tingere di nero profondo l’esoterico impasto. Orthodox black metal da manuale.
Tracce consigliate: “I”, III”. “V”





