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Archive – Glass Minds

Tra colonne sonore, EP e tour, sono già passati 4 anni dall’ultimo album in studio degli Archive, “Call To Arms & Angels”. Non è quindi una sorpresa che la band di Darius Keeler e Danny Griffiths, tra tutti gli impegni dei suoi molti membri, abbia recentemente trovato il tempo per lavorare al nuovo album, intitolato “Glass Minds”.

Sebbene durante i primi anni gli Archive fossero da considerare una sorta di collettivo guidato dai due mastermind con musicisti ospiti che cambiavano quasi ad ogni pubblicazione, è ormai molto tempo che i londinesi hanno una line up stabile che pone le sue radici, oltre che in Keeler e Griffiths, anche in Dave Pen, Pollard Berrier e nell’incredibile batterista Smiley. Ed è proprio l’incrocio di queste personalità artistiche ad aver permesso agli Archive di diventare una band unica, che pone le sue fondamenta in un sound molto riconoscibile tra trip hop, shoegaze e accenni di elettronica più pura, ma che allo stesso tempo riesce sempre a presentare pezzi nuovi e con la giusta dose di freschezza ad ogni pubblicazione.

Non è immune da questo discorso “Glass Minds”, del quale bastano i primi brividi elettronici dell’opener “Broken Bits” per catapultarci in un mondo che conosciamo benissimo, ma che durante l’ascolto riesce comunque a sorprenderci per caratteristiche che in qualche modo lo differenziano dal predecessore – un doppio album molto corposo e a suo modo pomposo. Secondo lo stesso Keeler, nel nuovo lavoro, la band ha cercato di scavare maggiormente nell’essenziale, andando ad adornare diverse tracce di quel delizioso minimalismo, quella classe che si scorgeva nell’esordio “Londinium”, datato 1994. Chiariamoci, il sound non è ovviamente lo stesso del primo album, ma l’approccio e lo sviluppo di molti brani ci riportano alla mente quella nebbia conturbante, con una prevalenza di sensazioni dark.

In molti dei migliori brani, come nella title track o nella meravigliosa “The Love The Light”, questi aspetti vengono enfatizzati dalla performance vocale di Lisa Mottram – che torna dietro al microfono dopo il suo esordio con la band in “Call To Arms & Angels”. Ce ne eravamo già accorti 4 anni fa, ma in questi pezzi si nota come il timbro della cantante e la sua impostazione sembrino davvero cucite su questo tipo di sound così dark e nebbioso, che emergeva molto meno nell’album precedente. Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo “Patterns” e “City Walls”, su cui ritroviamo però la rassicurante voce di Dave Pen, mentre torniamo agli esordi con “Head Are Gonna Roll”, caratterizzata da beat aggressivi e strofe rap, questa volta a opera della new entry Jimmy Collins.

Si differenziano leggermente i singoli “Look At Us” e “Wake Up Strange”, nella quale gli Archive si mostrano in una componente più orecchiabile, con qualche reminiscenza ottantiana, soprattutto nell’utilizzo dei synth, ma rimane sorprendente quanto l’album riesca a rimanere coeso attraverso brani che mostrano comunque la propria personalità. A questo proposito, la sinergia strumentale e vocale di Dave Pen e Pollard Berrier rimane uno dei maggiori punti di forza della band: sono loro i protagonisti, quelli che riescono a mettere in pratica, nella componente elettrica e vocale, la meravigliosa architettura sonora progettata dai tastieristi. Questi punti si notano in ogni traccia, non solo per gli arrangiamenti, ma anche per la perfezione assoluta presentata dalla produzione e della stratificazione sonora, aspetti in cui Keeler e Griffiths sono maestri assoluti.

A mettere il fiocco ad un lavoro praticamente esente da difetti sono “So Far From Losing You” e la conclusiva “Where I Am”, due tracce particolarmente impegnate per sound e scrittura, nelle quali possiamo trovare condensate tutte le migliori caratteristiche di una band che mostra una padronanza invidiabile nell’intreccio di strumenti elettrici ed elettronici.

Considerata la grandissima carriera che i londinesi hanno alle spalle e lo stato di forma con cui si sono presentati negli ultimi anni, era prevedibile che avremmo ascoltato un altro ottimo lavoro. Quello che forse sorprende, è che grazie a determinate soluzioni già sperimentate in precedenza e integrate perfettamente nel presente, “Glass Minds” si candida ad essere considerato il miglior lavoro del passato recente degli Archive.

Tracklist

01. Broken Bits
02. Glass Minds
03. Patterns
04. Look At Us
05. When You’re This Down
06. So Far From Losing You
07. Wake Up Strange
08. City Walls
09. The Love The Light
10. Shine Out Power
11. Heads Are Gonna Roll
12. Where I Am