Tredici album oscuri del 2024 recuperati dall’oblio.
GENNAIO

Necrotum – Deflexed Exhumation (Memento Mori)
Dopo un paio di album autoprodotti che, pur presentando dei discreti spunti personali, si piantavano nel solco di un metallo della morte tradizionalmente cavernicolo e sulfureo, ovvero “Condemned To Burn” (2020) e “Undead Symbiosis” (2022), i Necrotum tornano con un nuovo lavoro che vede la luce sulla piccola etichetta spagnola Memento Mori, accortasi tosto del talento dei rumeni. “Deflexed Exhumation” resta un disco di chiara matrice old school, ma con riferimenti classici che, rispetto agli scorsi opus, spaziano dai Cryptopsy ai Suffocation, con derive moderne in stile Tomb Mold capaci di rendere il tutto imprevedibile e a suo modo orecchiabile, ciondolando su quella sottile linea di confine che separa il brutal dal technical death. Davvero un ottimo LP per il giovane e vivace trio di Brașov, destinato a una carriera underground di grande respiro.
Tracce consigliate: “Warped In Entrails”, “Mouldered Orb”, “Psychotic Apparition”
FEBBRAIO

Griffon – De Republica (Les Acteurs De L’Ombre Productions)
A poco a poco e senza fare troppo rumore, i Griffon stanno diventando un nome che conta nella scena nera francese ed europea per un elegante black metal dalle sfumature sinfoniche e tinto di narrazioni storico-politiche. Se già “Ὸ Θεός Ὸ Βασιλεύς”(2020), ambientato nel periodo greco-romano, si rivelava un buon album sotto tutti i punti di vista, il nuovo “De Republica” lo supera per solidità di scrittura e ampiezza di visione, tra accenni a Fleshgod Apocalypse e Septicflesh e un tour de force attraverso i secoli di natura laica e democratica. Dall’uccisione di Giulio Cesare a Jean Jaurès, passando per La Comune di Parigi del 1871, i transalpini dipingono il quadro sanguinoso ed eroico di uomini in lotta per la libertà costituzionale, utilizzando la brutalità e la magniloquenza come fieri compagni d’arme di una conquista di cui spesso non si riesce a comprendere l’importanza. Allez!
Tracce consigliate: “L’Homme Du Tarn”, “La Semaine Sanglante”, “La Loi De La Nation”
MARZO

Hemorrhoid – Raw Materials Of Decay (Extremely Rotten Production)
Attivi dal 2021 e artefici di un paio di demo di rodaggio, i simpatici Hemorrhoid esordiscono sulla lunga distanza con questo “Raw Materials Of Decay”, un album death/grindcore che adopera una formula vecchia come il mondo, ma decisamente efficace, tra chitarre abrasive, un basso ipersaturo, blastbeat e tupa tupa in alternanza ossessiva, la voce ulcerosa il giusto. I signori Seth Traver Vincent Van Dell e Dylan Laviolette da Portland, non proprio alle prime armi vista l’attuale militanza in gruppi vari (Apraxic, Brain Rot, Cemetery Lust, Nekro Drunkz, Torure Rack), ci regalano quindici schegge imbrattate di feci e disfunzioni rettali, con la produzione organica degli instancabili Charlie Koryn e Moah Buchanan e lo stomachevole artwork di Grant Haltfield a completare a dovere l’opera. Vietati i lassativi, almeno in teoria.
Tracce consigliate: “Moderate To Severe Plaque Psoriasis”, “Dante’s Fecal Inferno”, “Festering Blood Pit”
APRILE

Bythos – Cthonic Gates Unveiled (Terratur Possessions)
Nonostante militino in vari progetti estremi, tra cui Ajattara, Behexen, Chamber Of Unlight, Deathchain, Horna, Night Shall Drape Us, il chitarrista e bassista M.L., il singer M.S. e il drummer L.R. hanno comunque trovato il tempo per formare i Bythos e scrivere un debutto della qualità di “The Womb Of Zero”(2020). A quattro primavere di distanza, i finlandesi pubblicano un secondo lavoro, “Cthonic Gates Unveiled”, che segue le medesime linee compositive e tematiche del predecessore, scavando ancora più a fondo negli abissi dell’esoterismo attraverso un black metal dalle venature melodiche che, pur richiamando da vicino gli album di Dissection e Necrophobic, si addobba di un ritualismo arcano capace di rendere molto personale l’approccio generale alla disciplina. Gli anni ’90 – e non solo – serviti su neri piatti spirituali.
Tracce consigliate: “Wolves Of Hades”, “Broken Twines Of Eden”, “Daimon Of Nullification”
MAGGIO

Submerged – Tortured At The Dephts (New Standard Elite)
Se certe scelte della label New Standard Elite si rivelano talvolta discutibili (Gorepoflesh, Gutting, Limbless, Trichomoniasis), c’è da dire che la piccola etichetta di Dayton, in Ohio, resta una delle scuderie più interessanti nell’ambito del brutal/technical death metal. Una reputazione che non viene logorata dal debutto dei Submerged, giovane band di San Diego alle prese con l’EP “Tortured At The Depths”, un breve campionario di groove e parossismo infuso delle lezioni soprattutto a marchio Brodequin e Disgorge. Ventuno minuti nei quali i californiani dimostrano di possedere una conoscenza della materia elevatissima, riuscendo a congegnare sequenze dense ed epilettiche senza che ciò vada a pregiudicarne l’assimilazione complessiva. In attesa del primo lavoro sulla lunga distanza, godiamoci questi otto proiettili frenetici e intelligenti.
Tracce consigliate: “Infested With Barnacles”, “Submerged In Sewage Water”
GIUGNO

200 Stab Wounds – Manual Manic Procedures (Metal Blade Records)
A differenza di alcuni loro ex compagni della Maggot Stomp Records come Frozen Soul, Sanguisugabogg e Vomit Forth, è occorso un po’ più di tempo al monicker 200 Stab Wounds per ottenere un contratto con una delle grandi etichette che regnano sul mondo della musica estrema, in questo caso la Metal Blade. Il presente “Manual Manic Procedures”, successore del discreto esordio “Slave To The Scapel” (2021), si caratterizza per un death corposo, ma mai davvero complesso, tra accelerazioni di natura thrashing, rallentamenti dal groove irresistibile e tocchi melodici diffusi un po’ ovunque, con i Cannibal Corpse nella testa e un cuore che pulsa dell’hardcore più metallico. Insomma, il gruppo di Cleveland non inventa nulla di nuovo, ma riesce a preparare uno spassoso divertissement, tanto furbo quanto incisivo: l’emoglobina al potere.
Tracce consigliate: “Hands Of Eternity”, “Release The Stench”, “Parricide”
LUGLIO

Krallice – Inorganic Rites (P2)
Una delle formazioni più significative e durature nel campo dell’estremo dal volto sperimentale, i newyorchesi Krallice, artefici di una discografia ricca di pubblicazioni mai banali, ci dona un “Inorganic Rites” che lascia ancora una volta pienamente soddisfatti. Partendo da una base che fonde black metal avanguardistico e death dissonante, la creatura del tuttofare Colin Marston e Mick Barr conferisce alla release un’anima elettronica e progressive da kosmische musik attraverso l’impiego di sintetizzatori forgiati da un’estetica fantascientifica anni ’70, connessa all’universo sonoro e concettuale della scuola berlinese di Klaus Schulze e dei Tangerine Dream. Uno degli album migliori del 2024 e tutt’altro che inaccessibile malgrado le sue strutture labirintiche, a patto di armarsi di pazienza e di entrare nel flusso metafisico/siderale della proposta: si viaggia, eccome!
Tracce consigliate: “Flatlines Encircled Residue”, “Universe Ancestral Talisman”, “Fatestorm Sanctuary”
AGOSTO

Deceased – Children Of The Morgue (Hell Headbangers)
Malgrado il trascorrere del tempo, quantificabile ormai in ben quattro decenni, gli statunitensi Deceased, la prima band a firmare un contratto per la Relapse Records, sono riusciti a conservare una qualità di scrittura pressoché costante, a partire dal meraviglioso “Luck Of The Corpse” (1991). Dopo sei anni dall’ultimo album di inediti, “Ghostly White”, la band del mitologico Kinglsey “King” Fowley torna con il lugubre e tenebroso “Children Of The Morgue”, un saggio di stentoreo death metal imbottito di thrash ed heavy classico, una formula tanto antica quanto ancora valida e fresca. Un come back davvero ottimo che, dietro le apparenze di un corredo lirico legato agli horror movie della Hammer e non solo, rappresenta una sorta di elaborazione del lutto per la tragica scomparsa, nel 2018, del batterista Dave “Scarface” Castillo. Lunga vita ai virginiani.
Tracce consigliate: “Children Of The Morgue”, “The Reaper Is Nesting”, “The Grave Digger”
SETTEMBRE

Horna – Nyx (Hymnejä Yölle) (World Terror Committee)
In occasione del loro trentesimo anniversario, gli Horna ci regalano un nuovo album, “Nyx (Hymnejä Yölle)”, in cui cinque dei sei brani della tracklist sono ispirati all’opera letteraria “Hymnen An Die Nacht” di Georg Philipp Friedrich Freiherr Von Hardenberg, ovvero Novalis. Una perla del primo Romanticismo tedesco che il mastermind della band Shatraug, non pago delle varie e mediocri versioni finlandesi, decide di tradurre di suo pugno, inserendola all’interno di un contesto black metal piuttosto feroce, ma emotivamente coinvolgente, ricco di melodie notturne e passaggi in mid-tempo. Certo, rispetto al passato anche recente, la virulenza sembra un po’ ridursi, ma questo non cambia la natura nera di un dodicesimo disco che, cover neofolk posta in chiusura compresa, rappresenta l’ennesimo gioiello di una carriera quasi inappuntabile: classe pura.
Tracce consigliate: “Hymni I”, “Hymny II”, “Hymni V”
OTTOBRE

Sentient Horror – In The Service Of The Dead (Redefining Darkness Records)
Regolare nel ritmo delle release e ormai riconosciuto come uno dei protagonisti dell’odierno panorama death nordamericano, il monicker Sentient Horror, con alla guida il singer e chitarrista Matt Moliti, si rifà vivo con il nuovo album “In Service Of The Dead”. Se il sound old school dello scorso “Rites Of Gore” (2022) guardava, col pedale HM-2 nel cervello, la scena floridiana degli anni ’90, questo quarto lavoro, pur non discostandosi troppo dalla fisionomia generale dei lavori anteriori, opta sia per soluzioni melodiche più marcate sia per una diminuzione del minutaggio dei pezzi. Ne viene fuori un full-length a tutto gas, che, nelle sue sfumature thrash di provenienza Bay Area, veicola uno spiccato senso di urgenza, quasi a voler rivaleggiare, in tal senso, con il leggendario “Reign In Blood” (1986). Con le molte debite proporzioni e Slayer permettendo, un platter davvero piacevole.
Tracce consigliate: “The Way Of Decay”, “Mutilation Day”, “Glory To The Rotten”
NOVEMBRE

Heathen Deity – Satan’s Kingdom (Cult Never Dies)
Attivi dal lontano 1998, gli inglesi Heathen Deity giunsero all’esordio sulla lunga distanza soltanto tre anni fa con la pubblicazione di “True English Black Metal”, un titolo che non ha bisogno di esplicazioni per comprendere il materiale sonoro in esso contenuto. La band del Derbyshire torna a deliziare i sostenitori del black metal più abrasivo e intransigente in virtù di un “Satan’s Kingdom” che, pur evidenziando una maggiore attenzione alla dinamica dei brani e alla profondità del sound, mette sul piatto così tante influenze old school da suscitare forte emozioni nei cuori neri della prima ora. Dark Funeral, Enthroned, Marduk e soprattutto Gorgoroth si alternano come poli magnetici del songwriting, accompagnando liriche che evocano l’Inferno e le opere del Diavolo senza inutili giri di parole: la tradizione dei ’90 scandinavi appena appena rivista e corretta.
Tracce consigliate: “The Swine Lead The Swine”, “Fucking Worthless”, “Satanae Albion”
DICEMBRE

Sarcophagum – The Grand Arc Of Madness (Nuclear Winter Records)
Formati da attuali e vecchi membri degli ottimi Golgothan Remains, gli australiani Sarcophagum, dopo l’EP di rodaggio “Conduits To The Underworld” (2022), rilasciano il primo full-length della carriera con “The Grand Arc Of Madness”, un disco che preferisce sopraffare l’ascoltatore attraverso la potenza ipnotica del proprio death metal invece di insistere esclusivamente sulla forza bruta. Mentre gli album della band madre convogliano i massicci impulsi trogloditi nei sentieri tortuosi degli Ulcerate, questo progetto parallelo preferisce attenuare gli attacchi all’arma bianca in favore di un’atmosfera sonora sospesa tra l’obliquo e il disgustoso, una sorta di mix di Suffering Hour e Gorguts, senza comunque dimenticare l’influenza dei maestri neozelandesi succitati. La dissonanza flessibile eletta a nume tutelare.
Tracce consigliate: “Ritual Pillars Burn”, “Vermiform”, “The Grand Arc Of Madness”
DISCO BONUS

Brodequin – Harbinger Of Woe (Season Of Mist Underground Activists)
Dopo aver scosso la scena metal estrema attraverso tre opere capaci di portare il brutal death metal al limite del parossismo ultraterreno, i Brodequin decisero di porre fine al proprio progetto di genocidio acustico globale con il rilascio di “Methods Of Execution” (2004), considerato da molti come il loro album migliore. A distanza di vent’anni esatti, il combo, guidato dai fratelli Jamie e Mike Bailey e con il nuovo batterista Brennan Shackelford a picchiare duro e percussivo, pubblica a marzo “Harbinger Of Woe”, l’ennesimo splendido lavoro di una discografia praticamente intoccabile. Tecnica sovrumana, riff da capogiro, cambi di tempo da maestri, groove poderoso, inserti melodici al punto giusto, versi gutturali da grotta preistorica, una produzione in terso cemento armato: gli elementi perfetti per un ritorno in grande stile, si spera non l’ultimo.
Tracce consigliate: “Diabolical Edict”, “Theresiana”, “Of Pillars And Trees”





