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Saxon – Carpe Diem

Nonostante l’infarto subito da Bill Byford nel 2019 e l’emergenza pandemica esplosa l’anno successivo, i Saxon non si sono mai arresi alle circostanze avverse, mostrando una resilienza a dir poco pervicace, oggi concretatasi con la pubblicazione, a dodici mesi dal cover album “Inspirations”, del ventitreesimo opus in studio “Carpe Diem”. Un titolo oraziano che sembra quasi alludere alla forza di volontà di un gruppo in giro dal 1978, capace, allo stato attuale, di sfornare dischi più che buoni come “Battering Ram” e soprattutto “Thunderbolt”, prodotti, non a caso, da un Andy Sneap sempre richiestissimo in ambito heavy metal e la cui mano taumaturgica si avverte – e non poco – anche nel nuovo lavoro.

Il colore classico delle asce, le atmosfere epiche, gli arrangiamenti consapevolmente obsoleti, richiamano alla memoria tanto i lavori recenti quanto quelli degli anni ‘80: un ponte tra passato e presente sulle cui strade viaggiano canzoni magari non straordinarie, eppure funzionali allo stile di una band di vecchi leoni ancora lontana, fortunatamente, dal deporre ruggiti e artigli.

La title track, ispirata da una visita al Vallo di Adriano e che racconta la conquista romana di parte della Britannia, viene aperta da un’introduzione orchestrale con tanto di pad eterei, percussioni marziali e cornamuse, prima di rivelare le caratteristiche principali che poi, bene o male, innerveranno il resto della scaletta: armonizzazioni, chitarre gemelle, riff muscolari, articolazioni ritmiche destinate a fungere da trampolino di lancio per gli assoli, ritornelli concisi ed energici, uno spirito rock da marpioni del palcoscenico. In “Age Of Steam”, oltre a picchiare duro, gli inglesi accentuano il cotè epico del proprio stigma attraverso il recupero di certe istanze figlie dei Judas Priest e della NWOBHM, mentre nell’elegiaco mid-tempo “The Pilgrimage” si affacciano le atmosfere di “Crusader”, influenza percepibile nella costruzione delle melodie come dell’artwork.

Mentre “Supernova” rappresenta, insieme all’incendiaria “Dambusters”, l’episodio che guarda con maggior interesse al proto-thrash, “Remember The Fallen” e “Black Is The Night” uniscono potenza ed emotività secondo schemi se vogliamo convenzionali, ma a ogni modo incredibilmente efficaci. La consueta power ballad gotica e teatrale (“Lade In Grey”), la relativa presa di respiro in “All For One” e il connubio Iron Maiden/Motörhead di “Living On The Limit” concludono un LP nel quale gli attori protagonisti recitano brillantemente lo spartito, compreso un Byford che riesce, con il mestiere e la timbrica ruvida, a compensare l’ormai ridotta altezza dei suoi proverbiali acuti.

“Carpe Diem” costituisce la soundtrack idonea per viaggiare seminudi sotto la pioggia attraverso le Highlands o, meno ambiziosamente, scatenarsi dinanzi allo specchio in funambolici esercizi di air guitar, benché a tratti manchi il mordente arcigno degli ultimi Saxon, carenza supplita da un groove da pollice in alto. Gli inglesi dello Yorkshire non perdono un colpo, neanche a questo giro.

Tracklist

01. Carpe Diem (Seize The Day)
02. Age Of Steam
03. The Pilmgrimage
04. Dambusters
05. Remember The Fallen
06. Super Nova
07. Lady In Gray
08. All For One
09. Black Is The Night
10. Living On The Limit

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