Sigh Go Ka
NUOVE USCITERECENSIONI

Sigh – Goh-Ka

Numerose band, dopo quarant’anni abbondanti di esistenza, pensano soltanto ad autocelebrarsi; e poi ci sono i Sigh, capaci di costruire un’intera carriera sull’impossibilità di stare fermi. Dal leggendario e grezzo “Scorn Defeat” (1993) in avanti, il gruppo di Tokyo ha attraversato, spesso incrociandoli, folk, heavy, horror soundtrack, musica classica, progressive, psichedelia, symphonic e via dicendo, senza mai preoccuparsi troppo della rispettabilità dei generi e impiegando il black metal nelle vesti di aggressivo mastice, ancorché in maniera discontinua quando non addirittura episodica. “Goh-Ka”, quattordicesimo sforzo in studio se escludiamo “I Saw The World’s End – Hangman’s Hymn MMXXV” (2025), ri-registrazione dell’omonimo LP del 2007, pare inserirsi perfettamente in una traiettoria sperimentale che non prevede alcuna reinvenzione, bensì rappresenta un’ulteriore deformazione di una mistura ormai unica e inconfondibile.

Nel nuovo disco, il titolo del quale evoca il fuoco karmico, il mastermind Mirai Kawashima, assistito dalla moglie Dr. Mikannibal e da Nozomu Wakai, approfondisce il concetto della morte già oggetto dell’ultimo “Shiki” (2022). Una parte robusta delle liriche – e l’artwork stesso – si ispira al Kuso-zu, una tipologia di pittura buddista sviluppatosi fra il XIV e il XIX secolo e che, a scopo meditativo, raffigura, in nove fasi sequenziali, la graduale decomposizione di un cadavere umano, solitamente una donna nobile o una cortigiana. Ma mentre il lavoro precedente affrontava la paura di invecchiare e del trapasso con fare lugubre, qui lo sguardo viene spostato dal corpo che teme la propria fine materiale al corpo che perde progressivamente ogni individualità, tornando così alla terra e alla polvere. Il terrore diventa processo, il degrado post-mortem trasformazione e superamento dell’effimero, e ciò rende coerente la scelta di un songwriting che di natura vive di mutazioni continue.

Il trio, oltre a fruire dei servigi extra del drummer Mike Heller (Malignancy, Raven) e del bassista Frédéric Leclercq (Kreator, Sinsaenum), collaborazioni rivelatesi fondamentali per gli ottimi esiti dello scorso opus, a questo giro beneficia della presenza di Mikael Åkerfeldt degli Opeth, autore di un assolo chitarristico armonizzato e dunque di puro stampo HM nel singolo “Unputenpu”, brano diretto, orecchiabile, che sembra unire l’irruenza viking dei Turisas alle vibrazioni blues di Scorpions e UFO. Le altre dieci tracce, in grado, grazie soprattutto a dei meticolosi arrangiamenti, di conservare una notevole accessibilità nonostante la loro enorme ricchezza cromatica, costituiscono degli organismi che funzionano al pari di un orologio al quarzo le cui transizioni orarie avvengono attraverso scansioni pressoché millesimali.

Domina il disco l’imponente quadrilogia composta da “Kuso-shi 1, 2 And 3”, “Kuso-shi 4, 5 And 6”, “Kuso-shi 7”, “Kuso-shi 8 And 9 / Mettaijakujo”, vera epopea epica per minutaggio e teatralità, con il settimo capitolo che funge da interludio ambient e il resto proteso a veleggiare su un oceano prog che, crimsoniano nella struttura di base, dimostra, as usual, grande eclettismo a livello di selezione degli ingredienti, tra elettronica, musica tradizionale nipponica e metal in senso lato. La frenesia technical death à la Obscura di “Jigoku-Zoshi 1: Unkamusho”, il doom-psych di “Anzeshokon”, i Celtic Frost più anthemici di “Jinmenjushin”, la second wave di “Jigoku-Zoshi 2: Tokatsujigokule”, le strumentali “Shoso” e “Kushukankyo”, figlie rispettivamente di Goblin e Fabio Frizzi, completano la fisionomia di un lotto opulento anche in termini di durata, eppure esente da disquisizioni sonore greve e cervellotiche. E molto giapponese sia dal punto di vista formale che sostanziale.

L’abbondanza di idee che sempre accompagna un album dei Sigh in mani meno abili rischierebbe di generare confusione e sovraccarico percettivo. In “Goh-Ka”, le composizioni rientrano all’improvviso nei binari della logica e della razionalità quando sembrano sfuggire al controllo degli artefici, correndo sul filo di un equilibrio tanto sottile quanto elettrizzante. Sol Levante all’avanguardia.

Tracklist

01. Kuso-shi 1, 2, And 3
02. Jigoku-Zoshi 1: Unkamusho
03. Anzenshokon
04. Kuso-shi 4, 5, And 6
05. Shoso
06. Unputenpu
07. Jinmenjushin
08. Jigoku-Zoshi 2: Tokatsujigoku
09. Kushukankyo
10. Kuso-shi 7
11. Kuso-shi 8 And 9 / Mettaijakujo