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NUOVE USCITERECENSIONI

Wolfchant – Echoes From A Time Once Past

Un lustro fa, dopo un periodo di pausa e una line-up modificatasi per due quinti, i Wolfchant pubblicarono “Omega: Bestia” (2021), un lavoro che continuava a cavalcare l’onda sonora di “Bloodwinter” (2017), ovvero un artigianale heavy/power dal taglio epico e leggermente sinfonico, nel quale, tra alcuni cenni black, pullulavano i richiami a Blind Guardian, Powerwolf, Sabaton e compagnia affine. Già si intuiva che la reissue, nel 2024, di “Pagan Storm”, forse il miglior album della carriera, potesse precedere la realizzazione di un nuovo lavoro a firma dei tedeschi, musicisti che hanno sempre navigato, a parte qualche raro apice, in una zona qualitativa di medio cabotaggio. E in effetti arriva ora il momento di questo “Echoes Of A Time Once Past”, un titolo che, se da un lato è lo specchio di liriche intrise di mitologia germanica, dall’altro pare rappresentare il desiderio del gruppo di recuperare l’antica vena compositiva, magari superandone l’appeal in termini di orecchiabilità.

Cotta di maglia indosso, spada in mano e sguardo fiero rivolto alla luna, il gruppo prova dunque ad alzare il livello optando per un mix stilistico che però di rado colpisce davvero nel segno. Dal pagan metal concepito nel ventre delle oscure foreste teutoniche al melodic death di stampo Ensiferum, da riff presi a noleggio da Dark Tranquillity e Rhapsody Of Fire a tastiere di sapore cyberpunk, sino alla proposizione di monumentali refrain che occhieggiano al rock da stadio, i bavaresi perdono spesso e volentieri la bussola della coerenza cercando di correr dietro a problematici sogni di grandeur. Fantasticherie che certo non vengono soccorse dalla produzione, plasticosa per suffragio e, a livello visivo, da una cover priva di profondità e sfumature, verosimilmente figlia della versione in saldo invernale dell’Intelligenza Artificiale.

Brani come “Lifeblood”, “Der Sturme Voraus” o “Witchfinder” faticano, alla lunga, a conservare una direzione precisa e la diffusa patina sinfonica, frequentemente squarciata da violentissimi blast beat di ascendenza nera, sembra più il risultato della giustapposizione compulsiva che di una scrittura razionale. Funzionano meglio “Under A Twiligth Star” e “Shadows Of Doom”, pezzi dritti e aggressivi, ben sorretti dall’alternanza di harsh e clean vocals rispettivamente opera di Lohki e Nortwin, benché quest’ultimo, nel momento in cui veste i panni del generale che ordina alle proprie truppe di avanzare, non sempre convinca appieno, soprattutto quando spetta alla lingua inglese sostituire l’idioma madre. Intanto le ombre del kitsch si allungano inesorabili, toccando vertici mai raggiunti prima (“Goddess Of Fire”), le sfumature folk di un tempo si dileguano, sommerse da volumi alle stelle (“Wild Hunt”, “Echoes From The Past”).

I Wolfchant, in “Echoes Of A Time Once Past”, mostrano l’avversione per i paletti di genere e ciò rende loro onore, ma quell’onesta artigianalità che caratterizzava gli scorsi lavori vengono qui traditi da un’ambizione mainstream capace soltanto di provocare confusione e crisi d’identità. Per il futuro, urge rientrare nei ranghi.

Tracklist

01. Arcades Of Time
02. Under A Twilight Star
03. Goddess Of Fire
04. Lifeblood
05. Dem Sturme Voraus
06. Witchfinder
07. Wild Hunt
08. Shadows Of Doom
09. Echoes From The Past