NUOVE USCITERECENSIONI

Soulfly – Totem

Né meraviglie, né gravi débâcle i dischi realizzati dai Soulfly, ognuno di essi partecipe della tipica via di mezzo che di solito intraprendono i gruppi eredi di un passato ingombrante sotto tanti punti di vista. Esplorandone la ormai venticinquennale carriera, si possono individuare grosso modo tre periodi distinti, che vanno da una prima fase nu metal a tendenza tribale, a una seconda dedita a un thrash rovente e massiccio, sino alla più vicina e altalenante manciata di lavori groove/death. “Totem” rappresenta il dodicesimo platter in studio di una band che, pur proseguendo il discorso intavolato con “Ritual” (2018), cerca di operare una sintesi dei vari momenti stilistici del proprio percorso, senza rinunciare a qualche piccola modifica sui temi aviti.

Licenziato l’axeman di lunga data Mark Rizzo, il padre padrone Max Cavalera mescola ancora una volta le carte in tavola a livello di line-up, chiamando a collaborare alla chitarra solista Chris Ulsh dei Power Trip e soprattutto il duo degli Eternal Champion John Powers e Arthur Rizk, quest’ultimo responsabile, oltre che della maggior parte dei riff e degli assoli, del decisivo lavoro dietro la console. Confermati il figlio Zyon alla batteria e Mike Leon al basso, lo sciamano carioca confeziona un full-length che, in continuità con la recente esperienza nei Go Ahead And Die, dimostra il suo grande amore per il metal old school degli ’80, innestato su una rocciosa matrice definibile come Sepultura meets Slayer.

La scatenata e orecchiabile opener “Superstition”, che avrebbe potuto tranquillamente figurare nel lotto di “Chaos A.D”, il carattere floridiano di “Scouring The Vile”, nella quale compare la voce inconfondibile di John Tardy degli Obituary, l’aggressività a quatto corde di “Filth Upon Filth” e “Rot In Pain”: i decenni si fondono e a tratti si confondono, tra occhiatacce crossover e ritornelli à la “Arise”, trovando un equilibrio quasi perfetto nella title track. Se “The Damage Done” e la strumentale – l’ennesima – “Soulfly XII” suonano di maniera senza troppo entusiasmare, il grasso mid-tempo “Ancestors”, gli stomp metalcore di “Ecstasy Of Gold” e l’epopea di “Spirit Animal”, sono, invece, brani accattivanti e incisivi, valorizzati da una produzione scarna e raffinata, che, giocando molto sugli eco e i riverberi, restituisce all’insieme un sapore mistico/arcaico rispettoso del titolo dell’album e della natura intrinseca del combo.

Nonostante non sorga un nuovo sole dalle parti dell’Arizona, i Soulfly, con “Totem”, tornano a ruggire dopo un ciclo di alti e bassi, costruendo un opus magari autoreferenziale e in taluni istanti caotico, eppure dotato di quella forte carica spirituale di cui l’impegnatissimo caveman brasiliano si nutre quotidianamente. I Sepultura di oggi, forse, pagherebbero qualche obolo per un LP di tale vitalità.

01. Superstition
02. Scouring The Vile
03. Filth Upon Filth
04. Rot In Pain
05. The Damage Done
06. Totem
07. Ancestors
08. Ecstasy Of Gold
09. Soulfly XII
10. Spirit Animal

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